Servono i manuali di alpinismo? I crepacci de "La Mer de Glace" sul Bianco

Foto di copertina: i crepacci de “La Mer de Glace” verso il Bianco.

Il 27 giugno del 2000, dopo una stagione di salite alpinistiche di buon livello sull’Appennino, mi sentivo in forma come non mai e, approfittando del ponte di San Pietro e Paolo e di alcuni giorni di bel tempo, partii per salire sul Monte Bianco, approfittando che mia figlia era ancora nella pancia della mamma (e che quindi dopo la sua nascita non sarei facilmente riuscito ad allenarmi al meglio per compiere tale impresa … infatti devo ancora ripeterla).

Un programma ambizioso: partenza con il treno notturno per Torino – in un’epoca felice allorché si poteva prendere il treno all’ultimo momento senza prenotare, anche di notte –  e arrivo verso le 14 del primo giorno a La Palud.

Poi funivia fino al rifugio Torino (3.300 metri) e pernotto al Torino stesso.

 

Il giorno dopo traversai il ghiacciaio del Gigante (da solo, costeggiando i celebri giganteschi crepacci. La traccia era segnata. Ma solo dopo realizzai quanto era stato pericoloso percorrerlo in solitaria e non in cordata) e secondo pernotto al rifugio Les Cosmiques, in territorio francese.

Terzo giorno: arrivo alle 8 di mattina (con guida) in vetta al monte Bianco, dopo essere partiti da Les Cosmiques all’1 di notte.

Il programma era stato rispettato. Alle 8 di mattina del terzo giorno, dopo sole 58 ore dalla partenza da Roma, ero a 4810 metri – in vetta.

 

E, in vetta, colpito dall’edema polmonare, nonostante la forma fisica smagliante.

Furono momenti drammatici (una sofferenza mai più patita): non potevo quasi respirare, poiché i polmoni si stavano riempiendo di liquido e i più incessanti colpi di tosse che avessi mai avuto mi stavano squassando.

Per fortuna scendendo di quota i sintomi diminuirono.

Ma tutto il viaggio di ritorno fu un martirio!

E tornato a Roma rimasi come in trance per una settimana, con il cervello in pappa, la tosse convulsa e senza quasi riuscire a mangiare.

Scoprii  così a mie spese che l’acclimatamento non dipende tanto dalla forma fisica, ma piuttosto dal tempo passato a quote via via maggiori.

E infatti, i manuali di alpinismo che pur leggevo (e che spesso a quel tempo non seguivo), correttamente suggeriscono di salire in altitudine con calma.

Scoprii anche che la camera iperbarica, che le spedizioni alpinistiche si portano appresso su Himalaya e Karakorum, ha il suo perché.

Ma soprattutto avrei dovuto ascoltare il mio corpo allorché, la sera del primo giorno, salendo rapidamente la lunga scala di ferro che dalla stazione della funivia porta al rifugio Torino, mi accasciai sugli scalini per un giramento di testa: stavo a 3.300 metri, e la sera prima stavo a Roma!

E che fin dal mio arrivo al rifugio Torino qualunque attività: mangiare, bere, dormire, camminare, diventava sempre più faticosa con il passare delle ore.

E che, infine, proprio essere troppo in forma fisica mi aveva fregato.

Tutte le foto sono scannerizzate da negativi di vent’anni fa.

Verso la vetta del Bianco. Servono i manuali di alpinismo?
Verso la vetta del Bianco. Servono i manuali di alpinismo?

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Distrutto. Sulla vetta del Bianco. Servono i manuali di alpinismo?

Di luigi plos

57 anni, con una figlia di 21, ho sempre avuto una grande passione per l’avventura, che ho cercato per molto tempo in alta montagna e, negli ultimi anni, vicino Roma. Fin da ragazzo rimasi infatti sorpreso dalla smisurata quantità di luoghi segreti a due passi da Roma. Così, dopo oltre vent’anni dedicati all’alpinismo e all’escursionismo di buon livello ho cominciato, nel 2011, a perlustrare in modo sistematico il territorio dove vivo (cosa che peraltro avevo sempre fatto), conoscendolo in modo sempre più approfondito. Questa conoscenza si è concretata in circa cinquecento articoli postati su questo blog, in cinque guide escursionistiche e tanto altro. Il tutto sempre inerente i luoghi sconosciuti e straordinari intorno alla capitale e il tutto intervallato da riflessioni su politica, ambiente, clima, energia (il risparmio energetico è l'altra mia occupazione).