
Vi ricordate il post sui nomi dei Luoghi Segreti, nel quale veniva evidenziata la quantità di toponimi evocativi intorno Roma?
Ovvero che il copywriting è già pronto e che abbiamo anche il prodotto?
Esplorando i dintorni di Roma, oltre all’intrinseca meraviglia di quello andavo (ri)scoprendo, ai toponimi evocativi e a tanto altro, notavo anche tante somiglianze con luoghi lontani, più famosi, situati per esempio nelle Alpi, negli Appennini, in Toscana.
Ebbi così contezza che, oltre a tanti luoghi unici ed evocativi, abbiamo nel Lazio e, nello specifico, vicino Roma, un gran numero di luoghi simili ad altri più famosi.
In questo post, il numero otto dedicato a come sviluppare il turismo nel Lazio, stiamo per vedere la somiglianza di sette (fra i tanti) stupefacenti siti del Lazio, e nello specifico dei dintorni di Roma, con altri più celebri e che li rendono
veri e propri luoghi esotici vicino Roma.

Essi sono:
1. I fossi del Crèmera e dell’Acqua Raminga vs le sorgenti pietrificanti lombarde
2. Torre Fiora (Monterotondo) vs la campagna senese
3. Il canyon del Corese (Passo Corese) vs i canyon della Val Roya o della Val di Susa o della Val di Non
4. Grotta Oscura (XV municipio) vs il Carso
5. La via cava Fantibassi (Nepi) vs le vie cave di Sorano, Sovana e Pitigliano
6. La cascata dell’Inferno (Formello) vs le cascate della Majella
7. La gola dell’Acqua Rossa (VI municipio) vs i canyon abruzzesi.

Cominciamo!
1.Il Fosso dell’Acqua Raminga (VI municipio) e quello del Crèmera (fra il XV municipio e Formello) vs le sorgenti pietrificanti lombarde.
Il fosso dell’Acqua Raminga in particolare, oltre a essere di per sé unico, sormontato dall’omonima, bellissima, torre, raggiunge l’apice della suggestione con il sole di mezzogiorno (foto di copertina), allorché, proprio sotto la torre, l’acqua, frastagliandosi fra pozze e cascatelle diventa iridescente.
Se, poi, calziamo le galosce e lo risaliamo, arriviamo sotto ponte di S. Antonio, vertiginosa campata di acquedotto romano.

2. Torre Fiora (Monterotondo) vs la campagna senese.
Certo, manca il colore unico delle crete senesi, mancano Montalcino, o Asciano, che si stagliano sulle colline.
Ma, visto dalla Marcigliana, Monterotondo si stacca dalla sequenza di morbide ondulazioni e veramente sembra un paese toscano con lo skyline dei paesi sabini accoccolati ai piedi dei monti Lucretili, a chiudere scenograficamente questo paesaggio, come i paesi ai piedi del Pratomagno in Toscana, la cinta di monti tanto spesso dipinta da Leonardo, come fondale, nei suoi capolavori.
3. Il canyon del Corese (Passo Corese) vs i canyon della trentina Val di Non.
Siamo in Sabina, segretamente fascinosa: casali suggestivi e villette purtruppo meno suggestive, ubertose colline ondulate con regolari filari di ulivi e, inaspettato, il placido corso del fiume Corese, che, improvviso, si getta nel canyon da esso creato.
Lo spettacolo è superlativo: l’acqua spumeggia fra le strette e profonde pareti rocciose, così come in altri canyon da me visitati, però molto più distanti da Roma, come quelli della Roya in Provenza, in Maiella, in Sardegna.

4. Grotta Oscura (XV municipio) vs Carso.
Si tratta di un sistema di cave romane a poca distanza dal cimitero di Prima Porta. Un intrico di gallerie che si incrociano e che portano a una sala gigantesca che lascia gli esploratori senza fiato.
Prende luce da un enorme ingresso, e da una voragine apertasi a seguito di una frana.
E’ al contempo una cava e un antro smisurato, che potrebbe trovarsi nel Carso: non si capisce dove finisca l’attività estrattiva e dove inizi l’opera della natura.
Un paragone che mi viene spesso in mente per molti luoghi segreti da me visitati vicino Roma, come il fosso del Peccato, o come le gallerie etrusche di Formello, è il fatto che potrebbero essere utilizzati come location per film fantasy.
Anche questo, come altri luoghi segreti vicino Roma, sono di una tale grandiosità, che il cervello fatica a contestualizzarli in un ambiente semi urbano, a soli sette chilometri dal GRA.
5. La via cava Fantibassi (Nepi) vs le vie cave di Sorano, Sovana e Pitigliano.
Entrando in questa via cava, il cui ingresso alla parte superiore è invisibile dalla vicina strada che da Nepi va verso Civita Castellana, si avverte il senso del tempo e la solitudine è assoluta. Si viene presi da una sensazione di smarrimento e allo stesso tempo di protezione. L’impressione è quella di entrare in un varco che si apre all’interno della Terra.
Come grandiosità è paragonabile alle ormai super turistiche, super visitate, senza più segreti, e con ingresso a pagamento, vie cave di Sorano, Sovana e Pitigliano.

6. Le cascate del Crèmera (Formello) vs le cascate della Majella.
Il Crèmera, il fiume degli etruschi, è suggestivo lungo tutto il suo corso: dalla sorgente, in una delle caldere del territorio fra Campagnano e Formello, fino al Tevere, dove sfocia.
Lo è in particolare nei pressi della sorgente, allorché si getta in una forra rocciosa e selvaggia con almeno tre cascate di rara suggestione, degne di stare nei canyon alle falde della Majella.
La più sorprendente è quela che chiude la gola rocciosa di un piccolo affluente del Crèmera, detta in loco la cascata dell’Inferno. E mai nome è stato più azzeccato.

7. La gola dell’Acqua Rossa (fra il VI municipio e S. Gregorio di Sassola) vs i canyon abruzzesi.
Alle spalle di quella che è probabilmente l’arcata di acquedotto romano più spessa del mondo, e all’interno del comune di Roma, si apre un canyon grandioso, il quale vedendo le foto, potrebbe essere scambiato per uno dei maestosi canyon che scendono dalla Majella.
Il fiume che lo percorre, è ricco d’acqua in primavera e va risalito con una lunga progressione nell’acqua fino al ginocchio, in ambiente fluviale primigenio e con una fauna ricchissima: pesci, anfibi, bisce d’acqua, rapaci ecc.
Dopo un’ennesima svolta della gola ci si trova all’improvviso davanti a una cascata alta quasi cinquanta metri, che chiude bruscamente il canyon. Un luogo fantastico e fuori dal tempo.
Foto di copertina: nel fosso dell’Acqua Raminga (Roma).
