Comunicato Stampa "L'avventura fa 90"

Tre (le tre prime guide lanciate cinque anni fa)

Due (le due successive guide di due anni fa)

Uno (questa guida)

Via!!!

  Si può trovare l’Avventura, con la A maiuscola, a pochi chilometri da una grande città?  Beh! Questo progetto dimostra che si può. E lo possiamo fare in un periodo in cui è difficile  andare in Kenya, in Islanda, in Nepal a farci i sette giorni superscontatituttoincluso con relativo bottino di foto (tipicamente le solite inquadrature) da postare sui social. Per carità; le barriere coralline sono splendide. E straordinarie sono Petra, o Palenque, o gli insediamenti rupestri degli Anasazi e i grandi parchi degli Stati Uniti in genere. Ma questo modo di viaggiare appartiene, almeno per ora, a un’altra epoca ed ecco come possiamo trovare anche vicino casa itinerari avventurosi.  Anche perché … è veramente la distanza che determina la qualità di un viaggio? Per esempio a suo tempo poi rimasi abbacinato dalla bellezza della cascata del Toce in Val Formazza e di tante altre cascate alpine. Poi trovai, a pochi chilometri da Roma, tante cascate maestose.  Ancora, bisogna solo distrarsi e divertirsi, o anche conoscere? In tal caso, prima di conoscere i Maya, o i Nabatei, o gli Egizi, non vale forse la pena conoscere le civiltà che hanno abitato il nostro territorio?  Alcune delle quali antecedenti gli Etruschi, come la civiltà che ci ha lasciato le opere idrauliche nella Valle dell’Arrone addirittura all’interno del comune di Roma (capitolo 85).       E così. riprendendo una frase di non rammento chi: “nessun luogo è magico senza portarci lo sguardo giusto”, per affermare che possiamo trovare l’avventura anche vicino casa,  insieme ai nostri figli e amici. Basta guardare con occhi diversi. Avventura allo stato puro la provai per esempio con mia figlia per molti anni, insieme ad altri genitori con figli, campeggiando liberamente fra le province di Viterbo e Grosseto, sulle rive di fiumi balneabili, in spettacolari contesti naturali. Raccoglievamo la legna per il falò, incocciavamo in volpi, istrici e ricci che uscivano al tramonto dalle tane, facevamo talvolta il bagno notturno in fonti termali calde en plein air nelle vicinanze e, alla fine, il bubolare dei gufi e lo sciabordio delle cascatelle conciliavano il nostro sonno. Così nel tempo ho maturato un concetto personale dell’avventura: i soldi non regalano l’avventura. Questa va conquistata. Può essere trovata anche dietro casa, ed è personale. È bello sognare l’itinerario, pianificarlo e poi realizzarlo. Attingere alla nostra parte creativa e rendere superfluo pagare organizzazioni che ci facciano vivere (presunte) avventure.  Cosa è cambiato dalla prima edizione? Nelle prime tre, nel 2016, c’erano settantacinque  itinerari, quasi tutti sconosciuti perfino per la rete (poi arrivarono le successive due guide con altri sessanta luoghi segreti e inediti).  Ebbene, in questa guida questi 75 luoghi segreti sono stati ridotti a 60, assemblando quelli vicini (per esempio trovate nello stesso capitolo i poco distanti Castel Campanile e Caldara di Palidoro, che nella prima edizione erano in due capitoli separati), razionalizzando i percorsi (per esempio quelli nelle gallerie di Formello), eliminando alcuni itinerari divenuti “troppo privati”.  Poi ci sono 30 itinerari inediti (più uno: Ripa Roscia).  E allora 60 + 30  fa 90, che sono gli itinerari di questa guida. Sommati ai 60 delle due guide uscite due anni fa, “Sessanta Luoghi Segreti Inediti – Roma Nord e Roma Sud” fa 150. E stiamo. Direi! Mhhh! Detto fra noi, i luoghi segreti sono ben più di 150: per esempio diversi capitoli di questa guida (2, 47, 59, 60 e altri) ne contengono ben più d’uno. Del resto è anche vero che alcuni itinerari di questa guida sono al momento interdetti per i motivi che andremo a leggere.  Quindi, più o meno, sono 150. Ah! 30 dei 90 itinerari sono all’interno del comune di Roma (come ormai sappiamo uno dei più grandi d’Europa e, prima dell’ammutinamento di Fiumicino, il più grande del continente). Quest’informazione, per i cittadini romani, è più importante di quanto sembri, qualora i nostri politici decidano di non farci uscire dall’emergenza pandemica e di ricomincire a massacrarci con zone giallo/arancio/rosso/rossovermiglio/rossopompeiano/fucsia/beige/nero/neroseppia/neroavorio ... In tal caso ecco, appunto, numerosi itinerari possibili all’interno del comune (non 30 però, perché alcuni sono al momento interdetti). I 90 itinerari sono disposti lungo le direttrici da Roma verso fuori. Si comincia da Nord con la Trionfale e si termina, dopo aver ruotato in senso orario, sulla Braccianese. Man mano che si procede verso fuori, gli itinerari vengono raggruppati in base ai comuni ai quali appartengono.  Rispetto alla prima edizione, qui trovate:  •	Descrizioni più accurate, anche con le coordinate            qr? •	Foto più smaglianti e ammalianti, donatemi da tanti amici fotografi. Molte di queste sembrano scattate in luoghi esotici distanti migliaia di chilometri •	Un bonus nelle ultime pagine dedicato agli amici ciclisti •	Una serie di modifiche ai percorsi della prima edizione per ottemperare ai divieti messi in atto da alcuni parchi  Per esempio l’itinerario per raggiungere il Ponte Coperto (cap. 77) è illustrato da valle, visto da monte è diventato irraggiungibile. Poi, per ammirare la Cascata dell’Inferno, vi si arriva dall’alto (cap. 15), visto che l’accesso dal basso è interdetto dal Parco di Veio. Ancora, il semplice itinerario alle erosioni dell’Insugherata è diventato un maestoso anello (cap. 2) di dieci chilometri e carico di luoghi inaspettati da scoprire. Ogni itinerario, al solito, risponde a tutti o quasi i seguenti requisiti.  •	è quasi del tutto sconosciuto, spesso anche agli abitanti dei dintorni; •	non è generalmente indicato nelle guide escursionistiche più comuni; •	non ci arriva alcun sentiero segnato; •	l’ubicazione non è semplice da individuare; •	è vicino a Roma  •	è sufficientemente suggestivo. 	 In realtà il primo punto è, ora, spesso derogato. Diversi itinerari infatti non sono più sconosciuti rispetto a cinque anni fa (beh! Anche per “colpa mia”): anzi alcuni sono ora di moda. Ma, se da una parte abbiamo perso un po’ di mistero, dall’altra abbiamo acquisito consapevolezza in merito alle ricchezze che abbiamo; e questo lo vediamo fra un po’. Per i seguenti itinerari, poi, c’è un settimo requisito, ovvero una discreta difficoltà a livello escursionistico.   	la Cascata della Gola dell’Acqua Rossa (avendo l’OK del proprietario del terreno) 	Il Ponte Coperto di Ceri 	il Fosso del Peccato 	la cascata presso il Casalaccio in integrale.  Altre caratteristiche rimangono invece immutate rispetto alle guide precedenti.  Anche qui vale il fatto che si può partire da Roma la mattina, visitare il luogo -prescelto e rientrare a Roma all’ora di pranzo, oppure concatenarne più d’uno.  Anche qui gli itinerari sono pensati sia per l’escursionista classico che per il viaggiatore curioso, che ama fermarsi e dialogare con lo spirito dei luoghi, che non si accontenta di passare veloce, scattare una veloce fotografia da postare subito sui social e proseguire in fretta verso un nuovo obiettivo.  Anche qui non si tratta di semplici guide escursionistiche, quanto di un insieme di esperienze, riflessioni, informazioni, per il tramite delle quali apriamo gli occhi davanti alle meraviglie che cela la campagna romana, al fine di permettere un turismo compatibile con il delicato ambiente italiano e con i suoi componenti: la storia, la natura, l’archeologia. Anche qui ci siamo focalizzati su luoghi non solo poco noti, ma con una componente emozionale, che spesso prevale su quella prettamente naturalistica/escursionistica. “Nessun luogo è magico senza portarci il giusto sguardo”. Disse qualcuno. E si può trovare l’avventura anche vicino Roma, insieme ai propri figli e ai loro amici. E’ bello sognare l’itinerario, pianificarlo e poi realizzarlo. Attingere alla nostra parte creativa e rendere superfluo pagare, per vivere (presunte) avventure.  Anche qui per la molti itinerari non esistono altre fonti alle quali attingere. Anche qui praticamente tutti gli itinerari sono rilevanti a livello fotografico e, nelle descrizioni, troverai le ore del giorno e le stagioni migliori per ottenere le foto più spettacolari.  Anche qui avrete le info per raggiungere praticamente tutti gli itinerari in treno + bici. Tutti gli itinerari lungo la Flaminia sono sulla direttrice Roma – Civita Castellana – Viterbo. Purtroppo su questa linea non è possibile caricare le bici, salvo quelle pieghevoli. Diversi amici ciclisti, d’altra parte, prendendo questi treni in ore non di punta e in stazioni non presidiate, caricano la bici, pagando il relativo biglietto. Anche qui potete partire da Roma la mattina, visitare il luogo scelto e tornare a casa all’ora di pranzo; oppure concatenare più luogi segreti e stare, quindi, fuori più a lungo.  Anche qui avvertirere le sensazioni che si provano entrando in questo paesaggio unico al mondo, l’unico patrimonio Made in Italy che ancora non sono riusciti a delocalizzare.   Alloraaa! Appena fuori della città troviamo ancora le suggestioni di un paesaggio che ha stupefatto per oltre due secoli grandi artisti e scrittori: Gregorovius, Goethe e tanti altri, colpiti dalla singolare commistione fra la natura e l’opera dell’uomo, dalla polifonia di paesaggi, storia e archeologia. Un esempio è l’insediamento di Belmonte (cap. 37): se uniamo alla visita di questo luogo i panorami verso il Parco di Veio, le tre cascate sottostanti con le tre mole medievali in sequenza (cap. 39), il poco lontano ambiente di forra primigenio del fosso dell’Acquaforte (cap. 38) e le prime case di Castelnuovo di Porto in lontananza, abbiamo a che fare, come spesso accade, con una serie di “oggetti” eterogenei e disambientati, seppure geograficamente vicinissimi. Oggetti che vanno a comporre un contesto che va oltre la realtà, polifonico.  Per una volta, nell’itinerario dedicato all’eremo di S. Silvestro (cap. 34), seguendo il filo della storia giungeremo nel centro di Roma, nella chiesa/fortezza dei Ss. Quattro Coronati e per una volta, nell’itinerario dedicato a S. Vittorino (cap. 57), partiremo direttamente dal centro di Roma. Nell’itinerario dedicato a S. Angelo in Lacu (cap. 67), poi, vedremo la metamorfosi da noto a “segreto” di un luogo unico, visto che se ne stanno per perdere le tracce. Insomma in questi novanta itinerari proverai le sensazioni date da ambienti grandiosi come le cave di Grotta Oscura e del fosso del Drago (capitoli 31 e 32), incantati come il piccolo lago e le cascatelle presso Ponte Taulella (cap. 59).  Sono luoghi con un genius loci, che li protegge e li rende unici.  La maggior parte dei luoghi segreti si trova a Roma Nord e Roma Ovest.  A nord di Roma la natura si è insinuata fin dentro i quartieri residenziali di Camilluccia e Monte Mario, che a loro volta sfiorano il centro, in un rapporto armonioso con la città. E a nord della città, non casualmente, c’è la maggior parte dei luoghi segreti. Sempre a nord, e a ovest, addirittura all’interno dell’area comunale, sono poi incastonati borghi di origine antica e circondati dalla natura, come Cesano, Isola Farnese, Castrum Boccea. Anche sulla direttrice Est il territorio è rimasto poco urbanizzato grazie all’asperità del paesaggio e a grandi tenute agricola. Qui troviamo un corridoio di wilderness fra San Vittorino, Zagarolo, Gallicano e Poli, che nasconde i resti degli acquedotti romani e soprattutto la cascata della Gola dell’Acqua Rossa, il luogo segreto più selvaggio e “alpinistico”. Le forre di quest’area, attraversate dalle arcate degli acquedotti, sono ambienti di difficile accesso, corridoi ecologici. Ancora oggi ostacolano (per fortuna) l’antropizzazione di questo e altri territori intorno alla metropoli. Esse misero a dura prova le capacità progettuali di un popolo di ingegneri come i Romani, che edificarono, per scavalcarle, ponti ora stretti e altissimi, come il Ponte di S. Antonio, ora imponenti come il Ponte Lupo (cap. 58) e nascondono parte del mio tesssorooo: i luoghi segreti. A Roma Sud la Cassa del Mezzogiorno ha invece troppo snaturato il territorio per trovare siti nascosti. D’altra parte proprio a sud della capitale troviamo i laghi colorati della Solforata di Pomezia: una teoria di specchi d’acqua di vari colori (dovuti ai fenomeni termali e ai solfobatteri) dal bianco latte al rosso sangue, sprofondati in una caldera dai numerosi fenomeni di vulcanismo secondario.  Una cosa è certa: tutti e novanta i percorsi adempiono alle “direttive” che hanno contraddistinto quelli precedenti: sorpresa, stupore, emozione e gli spettacoli che troverete si ripetono ogni giorno: il massimo della perfezione della natura con il massimo della tecnica.   Direi che quella che hai in mano sia la guida escursionistica più grande e dettagliata del Lazio. Essa va oltre il punto dove le altre, che illustrano, tipicamente, i tracciati classici senza uscire da i sentieri, si fermano. Portandola con te farai, in autonomia, splendide (più o meno brevi, più o meno facili) escursioni in luoghi straordinari e sconosciuti vicino Roma, da solo, con i figli, con gli amici. Potrai girare per un bel po’ di tempo solo con questa. Una vera porta per l’avventura, anche per avventure virtuali qualora tu voglia, al momento, solo leggerla. Soprattutto se avrai acquisito quegli occhi speciali, che si accendono e che comprendono le connessioni del nostro territorio.  Solo la conoscenza del nostro territorio e della nostra storia potranno infatti portare nuovi valori in questa devastante crisi economica, ambientale e culturale e potranno, forse, tenere in piedi l’Italia, massacrata da questa emergenza infinita. E basterà che tu abbia percorso anche uno solo di questi itinerari, per essere soddisfatto di averle con te.  Una nota: non sono geologo, né archeologo, né paleontologo, né storico. Potrei quindi talvolta aver scritto informazioni non precise. Chiedo in tal caso ammenda, dal momento che lo scopo di queste guide non è tanto quello di dare nozioni, ma emozioni. Inoltre, nonostante abbia personalmente percorso tutti gli itinerari e abbia inserito le coordinate GPS (non troppi. Sennò che avventura è!?!) nei punti dove si può sbagliare strada, chiedo, a chi noterà qualche errore, di comunicarmelo, affinché possa a mia volta informare i lettori. Pronti dunque per partire per super escursioni/incursioni?!?   Ma come fanno a esserci così tanti luoghi segreti intorno a Roma? 	 I dintorni della capitale sono unici perlomeno fra le metropoli europee per il fatto di  celare un numero enorme di siti fascinosi e inaspettati.  I motivi principali sono due:   ❶ La morfologia del territorio  Il morbido terreno vulcanico è stato scavato dai corsi d’acqua (singolarmente copiosi intorno a Roma, pur essendo a bassa quota e senza piovosità particolare. Miracoli delle falde dell’area vulcanica intornoa alla città). Le numerose forre create dall’acqua lo hanno reso impervio e relativamente poco antropizzato, come abbiamo visto sopra, rendendo complesse le comunicazioni e scarsa la facilità nel coltivare alcune aree. Cosi l’isolamento ha lasciato numerosi luoghi quasi intatti nel tempo. Inoltre un clima temperato, ha permesso, nonostante la vicinanza dell’uomo, una ricchezza di flora e fauna che quasi non hanno uguale in Italia.  ❷ L’uomo  Questo territorio è stato frequentato per millenni dall’uomo, in certi posti ben più di quanto sia abitato oggi e lo è stato in maniera continuativa.  Ognuna delle civiltà lo ha modellato per vivere in modo più confortevole, integrando elementi antropici nella natura e creando la miscellanea che stiamo per conoscere, che non ha pari al mondo.    A chi è rivolta questa guida  –        Ai soci CAI (e da socio CAI so che sono interessati) che vogliano diversificare la loro attività, per i quali la componente avventura deve andare di pari passo con quella di escursionismo vero. Per loro in particolare sono indicati i tratti treno + mtb in partenza dalla stazione di Tivoli e gli itinerari più in “alta quota” (Fossa Ampilla, Forra del Maschio d’Ariano) magari da inserire all’interno di un’escursione più ampia. –        A chi ama il treno e la bici. In quasi tutti gli itinerari (a parte quelli troppo  distanti da stazioni), viene descritto come raggiungerli in treno e bici/MTB.  Sapete: arrivare a una delle stazioni di Roma in bici, collocarla nel vagone (raramente in vagoni attrezzati. Di solito bisogna incastrarle fra i sedili), chiacchierare con gli amici pianificando l’escursione, scendere alla fermata, compiere un giro ad anello e magari una traversata per andare a prendere un altro treno in un’altra stazione, risistemare la bici nel vagone e tornare a casa senza pensare a guidare, al traffico, al parcheggio, magari schiacciando un pisolino stravaccato sui sedili, è un piacere ineguagliabile. Un discorso a parte merita la Roma – Civita  Castellana  – Viterbo che ci avvicina agli itinerari lungo la Flaminia: due ore e quaranta di magia, purtroppo accessibile solo alle bici pieghevoli (per quanto molti vi salgono anche con le bici normali, pagando il biglietto anche per queste e sfidando, in caso, l’ira funesta dei controllori). Rispetto a cinque anni fa la notizia buona è che possiamo portare la bici in metropolitana anche nei giorni feriali. E questo facilita l’avvicinamento ai tanti itinerari dentro Roma. Nei capitoli 29, 57 e 76 ci sono poi le descrizioni di tre originali traversate in bici più treno e, alla fine, un bonus dedicato agli amici ciclisti romani.  –       Agli escursionisti, associati e no a Federtrek et similia, che vogliano diversificare i loro itinerari. –       Agli Scout. Una delle riviste più importanti legata a questo mondo si chiama “Avventura”. E io, da ex Scout, so quanto la fantasia, la vita all’aria aperta e l’avventura sono importanti nel processo educativo dei ragazzi. E cosa c’è di meglio che portare i ragazzi scoprire luoghi segreti? Ecco perché gli Scout di Roma, ma non solo, saranno felici di coniugare natura, avventura e cultura a poca distanza da una grande città. –      A chi ama la speleologia urbana: fra gallerie etrusche, mitrei, eremi rupestri, condotti di acquedotti romani … ce n’è a sufficienza. –      Ai fotografi. –      Alle guide turistiche e alle guide ambientali escursionistiche. –      Ai papà e le mamme che amano far vivere l’avventura ai figli e agli amici dei figli. –      Agli insegnanti in particolare delle scuole medie superiori, che trarranno ispirazione per formare al meglio i ragazzi su storia, scienze naturali, scienze applicate, storia dell’arte e tanto altro. –      A chi ama le ambientazioni fantasy, anche per lavoro. Non avete idea quanti location manager hanno utilizzato queste guide. Luoghi come le Cave del Fosso del Drago, le cave di Riano, le Cave di Salone, il Ponte Coperto possono venire utilizzati come location per film, come fu fatto in occasione dei film peplum durante l’epopea del cinema italiano negli anni ’60 e ’70, allorché Cinecittà era seconda solo a Hollywood. –      Ai cittadini romani e non solo, purché con un minimo di senso dell’avventura. In generale sono rivolte a tutti quelli che vogliono recuperare il rapporto con il territorio e vogliono comprendere quanto di grande hanno fatto i nostri antenati e quanto possiamo fare noi per preservarlo.   Che cos’è il  “timing”?   La parola italiana che più si avvicina all’inglese “timing” è tempismo. Vuol dire entrare in un settore nel momento giusto, ovvero quando questo è poco noto o poco fruttuoso, ma crescerà in futuro. In finanza significa comprare un titolo finanziario quando questo ha un valore basso, ma che aumenterà nel tempo.  Ebbene; nella mia vita ho azzeccato il momento corretto di entrata in settori che sarebbero però esplosi solo dopo la mia uscita. Nel 1991 feci un corso di salsa. Allora, forse, la ballavamo in duecento in tutta Roma. Ci vedevamo nell’unico locale dedicato, il mitico Charango a via di S. Onofrio a Trastevere e, quando lo raccontavo agli amici, il commento era “Ahahah! La salsa cor pomodoro!” Fu un periodo breve ma spumeggiante. Alcuni che seguivano il corso insieme a me divennero presto insegnanti, gratificati e ben retribuiti, visto che poco tempo dopo i balli caraibici, in Italia, esplosero (a Roma, fino a due anni fa, la ballavano minimo minimo duecentomila persone - dai duecento che eravamo). Oggi, se dici “Salsa”, tutti la associano ai Caraibi e nessuno, invece, al pomodoro. In realtà me ne uscii presto dall’ambiente salsero, anche perché andare a letto tardi mi tramortiva e facevo un lavoro in cui avevo bisogno di concentrazione. Altrimenti … chissà se sarei diventato anch’io uno stimato insegnante della prima ora.  Nel 2005 – 2007, nel settore dell’Information Technology (dove ho lavorato dal 1988  - allorché avevo 23 anni - al 2013), promuovevo, fra le varie, un sistema di Telelavoro. Ma purtroppo niente. Fra l’opposizione dei sindacati e la miopia dei dirigenti questo modo di lavorare non piaceva. Ora siamo all’estremo opposto e in modo esagerato, e le aziende specializzate in smart working sono sulla cresta dell’onda.  Nel 2008 – 2010, sempre in ambito IT, mi specializzai, fra le varie competenze che avevo, in sistemi di monitoraggio per risparmiare energia. E, anche qui, ero troppo visionario. Il mercato non era pronto a recepire il concetto di efficienza energetica. Uscii dal settore nel 2013, prima dell’interesse di oggi sulla transizione energetica. In realtà questa “transizione” altro non è che una marchetta gigantesca, pagata con i nostri soldi a favore di poche grandi aziende italiane e delle multinazionali tedesche  del settore. E, poi, il vero  interesse, oggi, è quello di accentrare il discorso energia in poche aziende (Enel, ACEA, multinazionali tedesche), una concentrazione che sta avvenendo in tutti i settori, lasciando solo le briciole alle piccole e medie aziende aziende italiane, un tempo orgoglio del nostro paese e  massacrate, oggi, oltre che da questo capitalismo feroce e non regolato dallo Stato, anche dalle restrizioni Covid.  Nel 2011 altra intuizione/visione. Ero stato attirato dal volantino di un movimento ispirato a un uomo di spettacolo, un comico antisistema (così credevo) che seguivo da anni. Entrai nel bar indicato dal volantino, davanti all’ospedale Cristo Re, vicino casa mia. Nel giardino sul retro alcuni attivisti stavano costituendo il gruppo di questo movimento del XIV municipio (dove abito io) e discutevano in modo appassionato con una luce speciale negli occhi. Ne rimasi affatato: erano pochi, geniali, visionari (e io, visionario, lo sono sempre stato). Spiccava fra costoro Virginia Raggi. Mi unii a loro nel momento in cui questo movimento era irriso da tutti i Mass Media e anche da tanti italiani, e aveva un consenso forse del 2%. Diventammo amici e facemmo crescere il gruppo con impegno: cinque anni entusiasmanti, fino alla sorprendente vittoria, a Roma, del 2016. Poi Virginia, inspiegabilmente (o forse troppo spiegabilmente), si prese una serie di assessori dell’opposizione, facendo fuori gli aderenti al Cinque Stelle non allineati, alcuni dei quali potevano essere assessori eccellenti e, soprattutto, potevano essere attenti alla comunità e non portatori di interessi di cordate particolari come le persone scelte da Virginia (tipo l’assessore alla cultura Luca Bergamo e l’assessore ai lavori pubblici Luca Montuori). Ma quest’andazzo lo avremmo dovuto intuire il 20 giugno 2016. Era la sera della vittoria e,  nel corso dei festeggiamenti sul piazzale antistante il comitato elettorale di Virginia a via Tirone (Ostiense), si svolse una festa all’interno del comitato, ma solo per i VIP. Da questo party gli attivisti, che si erano dannati l’anima per contribuire a questa vittora storica, furono lasciati fuori come pezzenti. Per non farsi mancare nulla arrivò al contempo, come una piena, un’ondata di nuovi “attivisti”, a inzeppare e snaturare il Cinque Stelle (ma dove stavano, tutti questi, negli anni precedenti???). Costoro spinsero ai margini quelli che come me si erano spesi per una rivoluzione culturale che cambiasse l’Italia e non per andare a seguire le logiche degli altri partiti. Insomma, anche questa volta avevo azzeccato il timing in entrata e sbagliato quello in uscita. Infatti, proprio nel 2016, i “vecchi” (come me) che non erano scappati e che  avevano accettato di venire normalizzati, andavano a prendersi cariche, incarichi e ricche prebende, comprese persone mai viste prima, salite sul carro del vincitore all’ultimo momento. Ma questo è un classico, in Italia. Ma questa volta l’essere uscito nel momento sbagliato da un settore in crescita fu la mia fortuna, perché potei focalizzarmi sul progetto di cui state per leggere la storia.  La Storia dei Luoghi Segreti. Siamo arrivati al termine di un progetto durato otto anni (la stesura delle guide. Il resto continua!). Ed è giunto il momento di riordinare le idee, i ricordi, le emozioni, che vorticano come un caleidoscopio pieno di frammenti colorati nella mia testa. In particolare è per me importante ricordare come nacque tutto.  La dimensione Avventura è stata per me importante fin da piccolo, allorché passavo le ferie dai nonni in campagna. A differenza degli amichetti andavo per boschi rischiando più di una volta di cadere nei fossi, di aizzare vespe e api, di “sfruculiare” serpenti ecc. Per essere precisi, ebbi l’imprinting ufficiale di “avventuroso” nel 1971, allorché incontrai un extracomunitario (perlomeno per l’epoca). Ecco come andò. I miei genitori mi portavano talvolta presso il giocoso Istituto Svedese di Studi Classici, un’oasi di “scandinavinità” e di svaghi per i bambini a via Omero ai Parioli, poco lontano da dove abitavamo; una strada ancora oggi come cinquant’anni fa senza traffico, immersa nel verde. Lì conoscevano alcune persone che vi lavoravano. Un giorno li vidi parlare con un signore anziano. “Chi è quel vecchio?” chiesi io. “È il re di Svezia” mi risposero “Stanotte dorme qui e domani va a cercare cose segrete sotto terra vicino Roma”. Così, a sei anni, venni a sapere che poco lontano da Roma c’erano luoghi così fascinosi, che perfino un re venuto da lontano (il re-archeologo Gustavo VI) ci andava per metterci le mani nella terra.  In seguito, nel fare lo scout, la mia dimensione Avventura fu soddisfatta dalla scoperta di luoghi vicino alla città che trent’anni fa erano ancora sconosciuti alla platea degli escursionisti, come le cascate di Montegelato, la città morta di Galeria, i Meri del Soratte. A diciott’anni mi appassionai all’alpinismo e all’escursionismo d’alta quota. In realtà in montagna non trovai la dimensione avventurosa, visto che non è possibile scoprire alcunché sulle montagne nostrane (magari su quelle extraeuropee ... ).  Il fatto è, prima di effettuare una salita, il percorso va studiato con attenzione, per minimizzare i rischi e questo porta a conoscere in anticipo quello che si andrà a vedere. L’avventura in montagna fu soprattutto nella mia mente. In essa scoprii risorse inaspettate e stressai i miei limiti, imparando a reagire in modo veloce a condizioni di pericolo, a spingere in condizioni di fatica estrema per raggiungere la vetta o per ritirarmi velocemente sotto i fulmini, ad ascoltare l’istinto e lasciar perdere un’escursione se le condizioni fisiche o climatiche non erano perfette.  Andando invece in perlustrazione intorno a Roma, non avevo idea di cosa avrei scoperto: la vera avventura. Utilizzare la testa non per muovermi in condizioni estreme, ma per individuare luoghi di cui non avevo descrizioni di sorta e della cui esistenza non ero talvolta neanche sicuro, acquisendo i riflessi di una memoria antica per raggiungere siti nascosti. E stupore nel vederli spesso differenti da come me li ero immaginati. Montagna per molto tempo, per me, fu anche l’interno della Sardegna. Qui, nell’estate del 1990, mi accorsi della facilità con cui trovavo luoghi sconosciuti. Ero in vacanza con amici non lontano da S. Teresa di Gallura. Un giorno partimmo alla ricerca del villaggio nuragico di Tiscali (ben prima che questo sito desse il nome alla compagnia telefonica), celato all’interno di una grotta gigantesca nella zona più selvaggia d’Italia e forse d’Europa: lo sterminato altopiano del  Supramonte.  Ad un certo punto incontrammo alcuni escursionisti che tornavano indietro sconsolati non avendo trovato la grotta. Anche i miei amici, davanti alla mestizia di questi escursionisti e sufficientemente annichiliti dal caldo, volevano tornare indietro.  Io insistetti per continuare (e ammetto che questa mia testardaggine mi ha fatto rischiare più volte incidenti in montagna). Dopo un altro tratto di cammino intuii che uno stretto passaggio fra le rocce poteva essere la via giusta. La mia tenacia fu ricompensata: dopo poco eravamo davanti all’ingresso della grotta con lo stupefacente villaggio protostorico. Mai mi ero sentito prima cosi “Indiana Jones”! Un posto straordinario come Tiscali non poteva rimanere a lungo senza sentieri per arrivarci. Cosi nel tempo le associazioni di guide locali hanno tracciato il sentiero e messo l’ingresso a pagamento. Il che è giusto, per poterlo manutenere e per poter rivitalizzare un po’ la sempre più misera economia locale, massacrata fra le varie avversità dall’euro e dalla globalizzazione, che stanno mettendo fuori mercato gli impareggiabili prodotti sardi. Tutto questo per dire che, alla fine, la vera avventura la scoprii vicino casa: un po’ come il distributore dei miei libri, che, anche, “scoprii” vicino casa mia. E questo lo leggerete fra poco.  L’avventura dietro casa.  Nel 1994 cominciai a esplorare i dintorni della casa di campagna della famiglia di  Angela, situata sull’orlo della caldera dell’antico vulcano di Sacrofano che si stende fra il Monte Razzano e il Monte Musino, al limitare del Parco di Veio tra Formello e Campagnano. Poi fra il 2001 e il 2002 traslocammo in questa casa per un anno, con la piccola Marianna nata a febbraio 2001, nell’interludio fra un appartamento più piccolo, venduto, e uno più grande da acquistare. Fu un anno meraviglioso, con uno degli inverni più gelidi degli ultimi decenni e culminato con la copiosa nevicata del 15 e 16 gennaio 2002 e il successivo isolamento dal mondo per due giorni; con il caminetto sempre fumante; con le fredde notti in cui ci alzavamo a turno, battendo i denti appena usciti dal piumino, per vedere se la frugola fosse ancora viva oppure se per caso si fosse scoperta e quindi morta assiderata, visti gli otto/ dieci gradi di temperatura media all’interno della casa nelle notti più fredde.   Cominciano le perlustrazioni sistematiche.  Dopo vent’anni dedicati alla montagna e all’escursionismo di discreto livello, stavo cominciando a perlustrare in modo sistematico il territorio intorno alla casa di campagna.  Esplorazione dopo esplorazione il paesaggio mi si rivelava come l’archivio della nostra storia, da decifrare e comprendere; e questo mi affascinava sempre più. In esso trovavo i segni dell’organizzazione territoriale delle diverse civiltà, a cominciare dagli Etruschi, che in questa zona prosciugarono le paludi per il tramite di gallerie immense e fondaronoVeio, una delle prime manifestazioni in Italia di concentrazione di genio e potere.  Ero sempre più sorpreso dagli ambiti diversi che incontravo: castelli diroccati, fenomeni termali, maestose opere idrauliche a cingere le cascate sul fondo delle forre e cadute nell’oblìo come rovine atzeche.  Una fresca mattina di settembre del 2001, affacciandomi dalla panoramica finestra della camera da letto, vidi della foschia salire dal fondo della caldera. Strano la foschia a settembre, pensai. Laggiù, invisibile da dove mi trovavo, doveva esserci qualcosa di particolare. Quel giorno, per la prima volta, arrivai dove terminava “Strada di Macchiano” e cominciai a scendere ripidamente nel folto bosco (oggi per il primo tratto c’è un sentiero del Parco di Veio),   In pochi minuti mi trovai in un ambiente fantastico, da acquario. Sul fondo della caldera, nascosto dalla vegetazione, scorreva il Crèmera, che era appena entrato in una cupa forra rocciosa dominata dal santuario della Madonna del Sorbo. Andai in più riprese verso valle e verso monte, fino a giungere, in una gelida e soleggiata mattina di dicembre, alla galleria vegetale e alla parete rocciosa con cascata incorporata che interrompe, a monte, il corso del Crèmera (capitolo 15). Una mattina, poi, arrivai al cospetto della Cascata dell’Inferno (sempre capitolo 15), della quale vent’anni fa non esistevano foto, né era noto come raggiungerla e che, come ormai anche i sassi sanno, fu per me una rivelazione: una meraviglia simile vicino casa! Quante volte, riemergendo dalle forre del Parco di Veio e tornando verso casa, mi sembravano matti tutti quelli che correvano da una parte all’altra, cosa che del resto avrei fatto anch’io dal giorno dopo. Nel frattempo mi spostavo, a cerchi concentrici sempre più ampi, oltre i confini del Parco di Veio, verso il Parco del Treja e il Parco di Bracciano-Martignano.  Il termometro, che quell’inverno basculava intorno allo zero, non mi fermava. Anzi! Imbragavo Marianna sulle spalle e la portavo nei boschi talvolta con Angela, tanto che, ancora piccola, mia figlia non ebbe difficoltà a dormire a zero gradi umidi in igloobuferadineveinclusa, né a pernottare, sempre in alta quota, in rifugi, bivacchi e tende.  Nasce “Luoghi Segreti a due passi da Roma”. Nel 2013 avevo abbastanza mollato il settore del risparmio energetico e, intenzionato a creare qualcosa di mio, mi misi a studiare marketing, comunicazione, copy writing … Individuai una “nicchia di mercato” in cui potevo avere molto da dire e da fare: quella dell’avventura a chilomtro zero e della divulgazione della  ricchezza e della fragilità del territorio intorno a Roma, unico al mondo. Nel dicembre dello stesso anno inaugurai il blog “www.luigiplos.it” e, subito dopo, il gruppo “Luoghi Segreti a Due Passi da Roma ” (che oggi è il maggior gruppo  Facebook in Italia nel settore ambiente ed escursionismo con 130.000 membri a settembre 2021). Dopodiché lavorai all’uscita delle prime due guide. Non avendo sponsor né istituzioni pubbliche al mio fianco (ma tu guarda!), la via obbligata era pubblicarle in autonomia assumendomi il rischio imprenditoriale: stavo per investire una somma di denaro, della quale non sapevo se sarei rientrato. A parte la stampa feci tutto in casa: impaginazione, editing, acquisto ISBN, oltre alle complesse procedure per pubblicarli on line. Cominciai quindi a promuoverle: presso il CAI, presso librerie di amici, video presentandole direttamente. Ero certo di avere in mano un buon prodotto. Nell’aprile del 2017 presi il treno e andai a Milano alla fiera del libro, ma senza un obiettivo preciso. Un po’ come i migranti degli anni ’50 e ’60 che partivano verso Milano in cerca di fortuna. Cominciai a vagare fra gli stand, cercando di individuare un possibile editore per successive edizioni o, almeno, per approvvigionarmi di informazioni utili. Dopo avere girato a vuoto per ore, proprio alla fine della giornata un dirigente della Hoepli, l’ennesimo che approcciavo, mi suggerì: “ma perché non telefona a Medialibri? È un distributore romano. C’è Antonietta che è molto in gamba e forse le può dare una mano. Si trovano a Roma, a via Baldo degli Ubaldi”. Dopo pochi giorni stavo parlando con Antonietta, che mi ascoltava entusiasta e prendeva in carico (con successo) la distribuzione. Per arrivare alla loro sede ci avevo messo dieci minuti in bicicletta. Eh si! Ero arrivato a Milano, per poi trovare la soluzione vicino casa. Tipo aneddoto zen.  Le cose ben presto cominciarono ad andare bene. Grazie anche a Medialibri e alle video presentazioni che si susseguivano sempre più frequenti, esaurii tutte le copie in poco tempo.  Detto questo, nulla, ma proprio nulla, è stato semplice. Ricordo un incontro sul turismo, organizzato dalla Regione Lazio il 2 luglio 2018 presso il Castello di Santa Severa. Il banchetto all’entrata era inondato di guide turistiche/escursionistiche sul Lazio. Mancavano le mie, non finanziate da alcuno sponsor/istituzione. Però da cinque anni si trovano nelle librerie e on line e si vendono a migliaia. E, penso,  questo solo importa.  Un mese prima, il 10 giugno 2018, alcuni amici-guide turistiche fra cui Matteo Bordini (oggi divenuto una star insieme all’amico Alessandro Fusillo, per aver fondato la community su Telegram più grande d’Italia: “Difendersi Ora” con, a compendio, milioni di visualizzazioni sui social) avevano organizzato una caccia al tesoro con circa duecento partecipanti, finalizzata a scoprire i segreti del centro storico di Roma. Per aiutarli, avevo organizzato un incontro con la presidente della commissione turismo del comune di Roma (Carola Penna) che conoscevo e con il cui movimento politico avevo ampiamente collaborato dagli albori per cinque anni (ah già! Ma questo lo sapete), al fine di far ottenere ai miei amici il patrocinio del comune. Questo avrebbe aiutato la loro iniziativa e dato indirettamente lustro al turismo romano. Il patrocinio si sa, non costa nulla e, poi, il comune di Roma lo concede in queste occasioni. La presidente ci rispose serafica: ”Ma … perché non organizzate questa caccia al tesoro in periferia? In tal caso vi patrociniamo volentieri”.  Cioè! Capito!?! Un gruppo di Guide Turistiche si sbatte, investendo tempo e denaro, per organizzare una caccia al tesoro nel luogo dove operano, ovvero il centro storico di Roma, e gli viene chiesto di andare in periferia! Sbalorditi da tanta insipienza, i miei amici lasciarono perdere e fecero da soli. Per inciso, partecipai a questa caccia al tesoro: una giornata indimenticabile a cercare siti maledettamente nascosti e fascinosi nel centro storico di Roma!  Ad ogni modo non solo delusioni come questo patrocinio incredibilmente negato. Anche numerose soddisfazioni, come essere regolarmente invitato a presentare questo progetto, a intervenire in conferenze e convegni in numerosi comuni del Lazio. E, poi, collaborare con magazines e giornali (il Magazine della Regione Lazio, National Geographic e tante altre), proloco, associazioni … E, ancora, essere intervistato in tv, radio, media in genere.  Tre anni fa, poi, successe qualcosa di inatteso: centinaia di cittadini, associazioni, proloco …cominciarono a contattarmi “Luigi! Ho scoperto anche questo!” “Luigi devi venire qui a vedere che c’è!” ecc. E così, grazie ai contributi di centinaia, ormai migliaia di amici, che, sparsi nel territorio intorno a Roma, individuano ancora oggi  per me (per scrivere guide e articoli) e per tutti noi, un’infinità di luoghi segreti inediti, uscirono a fine 2019 le due nuove guide ai ”Sessanta nuovi luoghi segreti a due passi da Roma”. Queste due guide furono quindi il risultato di un fund raising particolare. Invece di ricevere denaro dai finanziatori, avevo ricevuto da coloro che sono ormai per tutti le “sentinelle del territorio” una cosa ben più importante: direttamente i contenuti per i nuovi libri. E che contenuti! Indicazioni per luoghi impensati e, a compendio, foto memorabili.  Il progetto “Luoghi Segreti a due passi da Roma“ da solista era divenuto corale. Nel contempo iniziava il  “Resto Umile World Tour” (by C. Zalone)  per promuovere le guide, accompagnato dalla crescente attenzione dei media: quattro mesi arrembanti. Poi … gli arresti domiciliari di marzo e aprile 2020. Mi trovai umiliato: i miei diritti calpestati; trattato al pari dei capi mafia (anch’essi portati agli arresti domiciliari invece che in carcere), senza però avere, io, commesso alcun reato. Per tre mesi, fino al 31 maggio, mi vennero cancellate consulenze, presentazioni dei libri, escursioni. Niente lavoro; niente soldi e  nuovamente umiliato dall’elemosina del governo. A giugno 2020, una parvenza di normalità.  Ma la normale normalità sembra non appartenermi. Mi trovai, infatti, centrifugato nell’epicentro di una frenesia collettiva.  Per migliaia di romani, impoveriti, terrorizzati dal (tele)giornale unico del virus, senza più poter uscire il sabato per andare al cinema, a ballare, senza più poter abbracciare gli amici, era rimasta una sola valvola di sfogo per non svalvolare:  andare nella natura vicino Roma. E così l’interesse mediatico per i “Luoghi Segreti a due passi da Roma” crebbe in modo convulso. L’omonimo gruppo Facebook, dai 20.000 iscritti raccolti in quasi sei anni e mezzo, raggiungeva i 100.000 in pochi mesi.  Il successo, in salita graduale durante l’Apericene (ovvero la felice epoca che precede questa), diventava  esponenziale nella cupa era che è il Covidocene.    Il Covidocene. Oggi, settembre 2021, dovrei essere felice per i traguardi raggiunti. E lo sono. Ma solo in parte.  Il successo che mi ha arriso ha come controparte la disperazione di tante colleghe e colleghi guide turistiche, tour operator … senza lavoro ormai da un anno e mezzo, oltre al massacro che sta subendo il popolo italiano. Innanzitutto mi chiedo: “ma la colpa dell’arrivo e della permanenza di questo virus nel nostro paese è di noi cittadini?” No perché, a sentire politici, virologi e mass media, sembra che gli unici colpevoli siano gli italiani. Vogliamo ricordare piuttosto come è nato tutto? A febbraio 2020, quando già il presidente del consiglio dell’epoca aveva firmato lo stato di emergenza, la nostra classe dirigente ci diceva di non avere paura, di andare a divertirci, ad abbracciare i cinesi. Alcuni politici, ancora a fine febbraio, ci davano l’esempio e si facevano immortalare nel corso degli spritz con i loro sostenitori. Poi, in pochi giorni, la discesa nell’incubo, cominciato nella zona più produttiva del paese (quella più connessa alla Cina). Seguono decisioni inspiegabili: l’obbligo di stare a casa finché non si sta molto male e di essere trasportati in ospedale solo quando è tardi, il divieto di fare autopsie sui primi morti di Covid (e dobbiamo ringraziare alcuni medici che disubbidirono a questo divieto assurdo e, grazie alle autopsie, fecero importanti scoperte), il non aggiornare il piano pandemico, il non aumentare il numero di posti letto in terapia intensiva massacrati da vent’anni di austerità imposta dall’Unione europea e dalle direttive del presidente della Banca Centrale Europea che, tu guarda, oggi è diventato presidente del consiglio.  Per inciso, dopo oltre un anno e mezzo nulla hanno poi fatto per potenziare trasporti, scuola e sanità.   Intanto altre decisioni inspiegabili: il multare chi correva da solo in un bosco mentre nello stesso momento le metropolitane in particolare del Nord erano piene e, sempre nel Nord, milioni di lavoratori andavano tutti i giorni in fabbrica. E, quest’anno, mettere i maxi schermi nelle piazze durante gli europei di giugno e luglio 2021, favorendo quindi i festeggiamenti post vittorie, permettere rave con migliaia di partecipanti, non rinforzare i mezzi pubblici ma, allo stesso tempo, chiudere anche le discoteche all’aperto e porre limitazioni feroci a tante altre attività. Ma non c’è solo ol Covid a incenerire le aziende. Cinque anni fa raccontavo, rammaricato, i danni della globalizzazione in Italia, in particolare la distruzione di distretti produttivi  millenari, come quello della ceramica a Civita Castellana, (epicentro degli incastellamenti che vedremo nei capitoli 18,19, 23 e 26).  La filiera della ceramica fu fondata dagli Etruschi quasi tremila anni fa e, dopo cento e passa generazioni di progettualità, di investimenti, di artigiani di valore, è in via di smantellamento per via di tasse, obblighi, norme provenienti da Bruxelles volte ad aumentare la “concorrenza” (ma che concorrenza possono avere prodotti unici al mondo, frutto di migliaia di anni di genio?). Ecco allora che oggi il Made in Italy viene surclassato da produzioni di bassa qualità e basso costo, che arrivano da nazioni dove la manodopera è duramente sfruttata, le norme sulla sicurezza più lasche, le tasse più basse. Il nostro paese, una volta perse queste competenze millenarie e disgregate le relative filiere e maestranze, anche se un giorno si libererà dalle rigide norme di Bruxelles e potrà magari disporre di nuovo di una sua moneta, non disporrà delle competenze e le tecnologie per produrre il Made in Italy per cui siamo stati famosi nel mondo per centinaia d’anni. Intanto, in quello che era il quarto paese manifatturiero della Terra, sparisce anche la chimica, l'acciaio, l'alluminio, la nautica, l'agricoltura annaspa e, al diciottesimo mese di Covidocene siamo arrivati a sei milioni di poveri assoluti (tre volte tanto quelli di qualche anno fa), in una globalizzazione sermpre più spinta di cui uno degli esponenti di spicco, un ex finanziere, è oggi, settembre 2021, presidente del consiglio. Uno degli effetti collaterali della globalizzazione è stato avere tanti imprenditori costretti a schizzare come mosche impazzite da una parte all’altra della Terra – delocalizzare per non chiudere - dai paesi dell’Europa orientale fino alla remota regione asiatica con epicentro Wuhan. Toh! Ci eravamo scordati da dove è arrivato il virus.  E pensare che, a marzo 2020, ipotizzavo che, al netto dei disagi, il Covid sarebbe stato una manna per le piccole aziende, diminuendo l’impatto della globalizzazione con meno merci trasportate da un paese all’altro ecc.  Come mi sbagliavo! I continui lockdown  hanno annientato solo le piccole aziende italiane e lasciato le praterie alle farmaceutiche, a Netflix, a Deliveroo, ad Amazon …  Assisto, incredulo, allo scempio che questo governo perpetra nei confronti degli italiani senza uno stipendio fisso: toglie loro la voglia di vivere, di sognare, di progettare, di crescere con tranquillità i propri figli e toglie la voglia, la possibilità, di avere figli a chi ancora non li ha.  Assisto, incredulo, a uno Stato che impedisce di lavorare (il diritto al lavoro è previsto dal primo articolo della Costituzione) per via dell’emergenza sanitaria, ma che non rifonde se non in minima parte le perdite che causa in tal modo, rovinando centinaia di migliaia di famiglie. Ma può uno Stato degno di questo nome non aiutare i suoi membri più sfortunati  che, a milioni, sono sempre più devastati psicologicamente e materialmente? Può  una classe dirigente non dare alla comunità che amministra un progetto, una visione, una banale tranquillità, ma solo farla vivere in uno stato di terrore alimentato dai mass media 7 giorni su 7 e 24 ore su 24?  Che vita è questa? Fra non molto, se continueremo su questo piano inclinato a livello economico, sociale e psicologico, l’Italia, come la conosciamo, cesserà probabilmente di esistere.  Ecco perché non sono felice di come mi stanno andando le cose.    Cosa succede all’attività in natura durante il Covidocene? Preziosa e fragile Instabile e precaria Chiara e magnetica Leggera come l’aria Viva la libertà   (Jovanotti). Ancora a inizio 2020 il sabato sera potevamo andare al cinema, alle feste di paese, a ballare, ad abbracciarci. Oggi la vita serale, che renderebbe tanti di noi più felici, ci è in parte interdetta.  Una delle poche cose piacevoli rimaste, anche a valle del fatto che abbiamo sempre meno soldi e che non possiamo viaggiare, è quella, ad esempio per noi romani, di esplorare i dintorni della capitale: una valvola di sfogo per non svalvolare (che, come scritto sopra, è poi stato alla base del mio successo). Il sabato sera andiamo a letto presto, perché il giorno dopo potremo almeno gioire stando nella natura. Daremo sollievo alla nostra mente, alleggerendola dallo stress di questo periodo. Immersi nel verde, respirando aria salubre, entreremo in contatto con la nostra parte più istintiva da tempo assopita, incontreremo ersone non digitali e tutto questo migliorerà il nostro sistema immunitario. Il fatto è che camminare in natura è una delle poche attività possibili e gli italiani hanno saturato molti siti naturalistici, tanto che ora, diversi parchi, come quello di Veio, appena fuori Roma, hanno posto grosse limitazioni alla circolazione. Ma veramente siamo così dannosi andando in natura? Il fatto è che hanno sentenziato che gli escursionisti domenicali degradano il territorio, anche se, in decine di anni, non ho mai visto camminatori caricarsi lavatrici e pneumatici sulle spalle per andare a scaricarli nei fossi, né spargere pallini di piombo, né sversare scarichi fognari e industriali nei fiumi. Anzi, in tanti riempiono buste che si portanto appresso con i rifiuti che trovano nel corso delle escursioni). Da osservatore in posizione privilegiata e veramente libera, non dovendo nulla a nessuno, del mondo dell’escursionismo e del turismo sostenibile, dò la mia chiave di lettura in merito alle chiusure e ai divieti che ci stanno colpendo. Innanzitutto mi sembra che, dopo il primo lockdown, abbiano preso gusto a proibire, a cominciare dal runner solitario, additato come untore manzoniano nel momento in cui, come detto sopra, milioni di lavoratori nel nord stavano vicini nelle fabbriche e i mezzi pubblici erano frequentati. Forse l’ideale per chi ci governa sarebbe che ce ne stessimo a casa (uscire in caso solo per lavorare), in attesa in attesa dei pacchetti da Amazon e Deliveroo e a guardare i film scaricati da Netflix, mentre negozi, ristoranti, cinema … chiudono uno dopo l’altro (ed è chiaro che ai nostri parlamentari interessano ben più i profitti di queste aziende transnazionali che il destino di attività spesso con storie familiari di successo e di passione, costrette a chiudere non per colpa loro).   Ieri il runner. Oggi viene preso di mira chi cammina in natura nonostante la nostra costituzione ci garantisca ampie libertà. Se penso che un tempo non lontano, in un’Italia ben più ricca e felice di oggi, potevamo scegliere di fare le nostre vacanze campeggiando liberamente su gran parte del territorio nazionale (cosa oggi vietata, a parte in alta montagna), potevamo lavarci nei torrenti, sentire l’erba umida, i versi degli animali …  E allora mi chiedo: ma in un paese  •	dove  è stato approvato il delirante TAV in Val di Susa (un orrore antieconomico e dal devastante impatto ambientale, dal quale non sarà possibile tornare indietro una volta provata la sua inutilità) con l’appoggio di TUTTI i partiti –  anche di quello che faceva finta di essere contro – che ci vincola, fra l’altro, a un modello di mobilità sorpassato dagli eventidove fioriscono cave e discariche più o meno abusive; •	dove si costruiscono invasivi campi eolici e fotovoltaici al posto di pascoli e coltivi  •	dove gli scempi urbanistici non si fermano; •	dove vengono costruite strade, impianti sciistici, dighe, stravolgendo la naturalità dei luoghi, senza aver fatto un’adeguata analisi costi-benefici che tenga in conto i costi ambientali; •	dove privatizzano sorgenti potabili e termali; •	dove si può ancora cacciare con cartucce di piombo che, a milioni, restano sul terreno e avvelenano gli animali che le ingeriscono per sbaglio; •	dove ci sono allevamenti intensivi dannosi per gli animali e per chi se ne ciba;  •	dove fioriscono cave e discariche più o meno abusive; •	dove  tonnellate di mascherine finiscono nell’indifferenziato e/o gettate in natura •	dove in giganteschi centri commerciali, che distruggono le economie locali, viene incentivato l’ acquisto di merce a basso costo che ha girato il mondo, partendo magari dalla lontana provincia cinese dell’Hubei (quella con capitale Wuhan), prodotta in modo intensivo e sfruttando la manodopera;  “che faccio, continuo?” Insomma, in un paese con tutti questi crimini verso l’ambiente e la collettività, voi vi concentrate sull’eventuale danno che possono fare, in zone spesso difficili da raggiungere, gli escursionisti?  La natura, nelle sue molteplici forme, è un presidio sanitario primario, che affianca gli altri presìdi (ospedali, numero di medici e infermieri, ricerca nel campi della medicina). Peraltro questi presidi sanitari negli ultimi vent’anni sono stati massacrati da una delirante politica di austerity che doveva diminuire il debito pubblico, mentre questo è  aumentato ugualmente (basti pensare ai miliardi di euro di noi contribuenti dati in questi anni ai Benetton, alla Fiat, ai mass media vicini al governo, al pozzo senza fondo chiamato Monte dei Paschi di Siena, la cui crisi iniziò proprio con le scellerate scelte di Draghi nel 2008 allorché era presidente della Banca d’Italia). Da una parte possono avere ragione a limitare i flussi e fra un po’ vedremo tre possibili soluzioni a questo. Dall’altra vedo che, avendo alcuni preso gusto a chiudere le persone in casa, non lesinano divieti di accesso in aree naturali “a rischio”. Tanto si sono abituati al fatto che gli italiani ubbidiscono senza fiatare a ordinanze lesive della libertà e del buon senso e quindi infieriscono ogni giorno di più, contando sulla nostra acquiescenza.  Detto questo  “e se le specie da proteggere non fossero solo quelle in pericolo, ma se ce ne  fosse un’altra alla quale non pensiamo mai?” Esiste una specie che per lungo tempo è rimasta numericamente ridotta. Ora sta aumentando di numero, nonostante azioni vessatorie per ridurla o estinguerla. Ed è importante per l’ecosistema. I suoi componenti si spostano nella natura. Notano discariche abusive, presenti anche nei luoghi dove magari non si vuole che questa specie si muova. Danno fastidio ai bracconieri e, appunto, agli sversatori, che non si aspettano di trovare scocciatori mentre operano illegalmente in aree non frequentate dall’uomo. Portano sovente con sé sacchetti di plastica, per raccogliere rifiuti di piccola dimensione.  Andando a camminare vicino casa, riducono l’inquinamento più che aumentarlo. Molti componenti di questa specie, in precedenza, facevano lunghi viaggi inquinanti, in auto, in aereo, per finire poi intruppati in luoghi probabilmente più delicati dei nostri fiumi, tipo le piccole isole dell’Oceano Indiano o Pacifico o i campi base di Himalaya e Karakorum. Addirittura in molti partivano la mattina presto in aereo, facevano un giro veloce tipo a Budapest e tornavano la sera!  I soldi risparmiati in viaggi, benzina, autostrade, capita che li spendano all’interno della comunità nella quale vengono a trovarsi, acquistando prodotti e pranzando in ristoranti del posto, facendo quindi circolare moneta nelle economie locali, anziché metterla in tasca ai produttori di petrolio, ai Benetton, a Deliveroo. Capito chi è questa specie? Siamo noi, escursionisti dentro e fuori sentiero!  Siamo i ficcanaso che andiamo a piedi e notiamo misfatti contro la natura che, chi è preposto, magari non vede.  Frequentiamo e amiamo ciò che ci circonda e salvaguardiamo in tal modo le nostre radici, il nostro capitale culturale e ambientale.  Se camminando in ambienti delicati noi escursionisti possiamo danneggiare l’ecosistema locale, di certo lo facciamo molto meno di discariche e sversamenti che oltraggiano perennemente molti di questi luoghi, nonostante le nostre tante, periodiche, segnalazioni. Molti di noi hanno inoltre un’attenzione maniacale e  raccogliamo i rifiuti che trovano.   E comunque, se qualcuno di noi arriva a entrare in contatto con  ambienti fangosi, acquatici, “scarrupati”, senza sentieri, difficilmente accessibili, dove non va la massa, di certo è interessato a preservarli, anche perché conoscendoli, impara ad amarli e va a incitare le istituzioni a tutelarli  Forse … più che inquinatori siamo “guardie ambientali” e c’è bisogno di noi, senza temere che qualche scarpone e bastoncino telescopico danneggino luoghi che subiscono aggressioni ben più gravi e che possono essere tutelati proprio dalla nostra frequentazione.  Per esempio nel 2015 alcuni cittadini romani (me compreso) e formellesi hanno ripulito la galleria etrusca della Selviata (cap. 13) dai rifiuti ivi gettati nel tempo dai pozzi di servizio. Hanno poi ripulito dai rovi, rendendolo nuovamente fruibile, l’acquedotto etrusco della Torraccia (lo racconto nel capitolo 9). Abbiamo poi ripulito un tratto dell’antica Via Cornelia sulla Boccea e tanto altro. In un paese, insomma, con tanti crimini contro l’ambiente e contro la collettività, voi vi concentrate sul piccolo danno che possono fare, in zone spesso difficili da raggiungere, gli escursionisti? Dai! Non toglieteci una delle poche gioie che ci sono rimaste: quella di andare nella natura!  Soluzioni? Per evitare questo scontro che non porta a nulla di buono, insieme ad alcuni colleghi guide, in primis l’amica Susanna Milani, Guida Turistica (peraltro DMO … ) e, poi, alcuni colleghi Guide Escursionistiche Ambientali aderenti alla LAGAP, Libera Associazione Guide Ambientali Professioniste (l’associazione alla quale appartengo) abbiamo individuato una prima soluzione: un dodecalogo di norme da osservare, che non limita la nostra libertà e che, al contempo, tranquillizza chi è preposto a controllare.  1)Non lasciamo mai segni del nostro passaggio - nessun rifiuto abbandonato neanche organico (resti di frutta o altro) - i tabagisti porteranno un posacenere portatile e tutti riportano a casa i propri rifiuti in un sacchetto organico.  2) Portiamo un altro sacchetto organico con noi per raccogliere i rifiuti che troviamo.   3) Non tocchiamo cuccioli di animali selvatici apparentemente abbandonati e non diamo mai cibo agli animali selvatici in genere.  4) Il nostro cane va legato in presenza di animali e, dove richiesto, va tenuto sempre legato.  5) Non raccogliamo la flora selvatica ed evitiamo di calpestare piante o cespugli delicati.  6) Evitiamo di urlare, parlare ad alta voce o fare rumori per non allarmare la fauna locale. Meglio ascoltare il canto degli uccelli, gli odori delle piante, la vita che vibra intorno a noi.  7)Prestiamo attenzione a reperti, resti o ruderi di antichità anche apparentemente insignificanti, strutture o cavità artificiali abbandonate, evitiamo di toccarli o calpestarli e tantomeno raccoglierli (coccetti o simili). E’ buona cosa invece fotografarli e fornire informazioni al Comune o alle istituzioni di competenzainsieme alle coordinate del luogo.  8) Rispettiamo le proprietà private, entrandovi previa autorizzazione dei proprietari.  9) Non calpestiamo i campi coltivati. Al limite ci passiamo di lato.  10) Stiamo lontanti dagli animali al pascolo e chiudiamo sempre eventuali cancelletti che apriamo per transitare.  11) Segnaliamo alle autorità di competenza qualsiasi azione illegale o comportamenti pericolosi per l’ambiente e per l’incolumità di animali e persone, di cui dovessimo essere testimoni. 12)Chi, opera professionalmente in natura, si ponga il costante obiettivo di dedicare almeno una parte del suo tempo alla divulgazione, alla sensibilizzazione e al trasferimento dei valori e dei fattori che regolano i nostri ecosistemi, oltre che raccontarlo ai clienti nel corso delle escursioni. Il punto 12 ci suggerisce una seconda soluzione. Noi guide ci prendiamo l’impegno di fare educazione ambientale. E, se nel nostro piccolo riusciamo a fare  molto, ma immaginate quanto potrebbe fare lo Stato? Pensate! Basterebbe che i telegiornali dedicassero cinque minuti anziché i soliti quindici a raccontarci quanti sono i positivi Covid nei luoghi più sperduti della Terra e alle temibili pandemie previste con certezza nei prossimi anni e, dei dieci minuti avanzati, cinque verrebbero utilizzati per illustrare le buone abitudini su come fortificare le difese immunitarie e gli altri cinque per educare al rispetto dell’ambiente e a sensibilizzare verso modelli di sviluppo più umani e sostenibili. Poi c’è una terza soluzione, possibile grazie al contributo di una categoria di persone alla quale abbiamo accennato e che ora andiamo a conoscere. Le Sentinelle del Territorio. Solo intorno a Roma centinaia, migliaia di persone, anche ispirate dalle guide che ho scritto, hanno cominciato in questi anni a perlustrare in modo sistematico il loro territorio. Esse esplorano i dintorni dei luoghi dove abitano: li leggono e li decifrano; sono attente ai segni di degrado; imparano e a loro volta insegnano a figli e amici a preservare questo paesaggio unico al mondo; trasmettono l’amore e lo stupore per queste meraviglie. Una volta scoperto un sito nascosto corrono a cercare informazioni sulla rete dove però spesso non trovano nulla. Si informano allora su testi del passato e vanno anche a bussare alla porta degli anziani del posto (i quali li accolgono attoniti e felici), per avere informazioni … (ah! In caso contattano anche me. Eheheh!). E la loro fantasia, la loro intuizione, prende il volo.  Capita che un rudere, davanti al quale erano passati chissà quante volte, attiri la loro attenzione, che comincino ad osservarlo con occhi nuovi e scoprono che quel rudere era un mulino edificato mille anni fa e intorno ad esso, dove ora c’è un folto bosco, una comunità lavorava e prosperava.  Ed eccoli giungere alla fase successiva: comunicare in modo compulsivo ed entusiasta, on line e off line, le loro scoperte. Ed ecco che altri vanno a imitarli ... Essi rappresentano un modo nuovo o, meglio, un modo antico di vedere le cose: veri e propri operatori culturali, degni epigoni di cento e passa generazioni geniali che hanno reso l’Italia ricca e feconda come nessun altro paese al mondo.  Un vero Movimento, singolare e di certo inedito, almeno in Italia. Nulla a che fare con il fu movimento cinque stelle, ma un Movimento che ha a che fare piuttosto con qualcosa di più profondo. Le “Sentinelle del Territorio”, portatori sani di mistero, sempre pronti a tenere accesa la fiammella della libertà, della cultura, della curiosità, della voglia di vivere, dell’amore per il nostro paese e a salvaguardare le nostre radici e il nostro capitale culturale e ambientale,  E potete immaginare quanto sono orgoglioso di aver contribuito ad ispirare tutto questo.   Cosa portare con te nella ricerca dei luoghi segreti:  Ecco alcuni suggerimenti su cosa portare, in particolare, nelle escursioni relativamente più complesse (quelle acquatiche e ipogee) descritte in queste guide, come il fosso del Peccato, le gallerie etrusche, la cascata dell’Inferno, i bagni della Regina, la Gola dell’Acqua Rossa. Fermo restando che ambienti ipogei e corsi d’acqua incassati e in ombra vanno evitati dopo periodi di piogge, dato che diventano, in alcuni tratti, fangosi e allagati e viceversa se un tracciato è percorribile in autunno e inverno, può non esserlo in primavera inoltrata o in estate per via dei rovi.  ❶ Bastoncini telescopici: aiutano a mantenere l’equilibrio in particolare nei pendii ripidi e durante i guadi.  ❷ Scarpe da trekking basse. Direi di evitare gli scarponi sopra la caviglia, perché l’acqua penetra facilmente e appesantisce. Meglio bagnarsi. Camminando, poi, l’acqua esce dalle scarpe basse. Poi ci si cambia del tutto appena si torna all’auto.  ❸ In alternativa le galosce al ginocchio, che però possono essere scivolose e vanno bene sempre che il livello dell’acqua sia inferiore alla loro altezza.   ❹ Pantaloni lunghi da escursionismo, leggeri d’estate, per i rovi. Ottimi quelli modulabili con la zip, che si trasformano in bermuda.  ❺  D’inverno: diversi strati di vestiti: maglietta magari in capilene, pile, guscio in goretex. Magliette di ricambio, dal momento che anche in inverno, risalendo i pendii, in mancanza di vento, si può patire il caldo. D’estate: spray repellente per insetti e, se si passa in terreni vicini a mandrie di animali, spray specifico per zecche. Cappello e crema consigliati, per quanto molti itinerari sono all’interno della vegetazione. E, anche, ghiaccio secco e ammoniaca per storte e punture da insetti.  ❻ Una cesoia (di quelle per potare le rose) per tagliare eventuali rami di rovi ingombranti lungo i percorsi.  ❼ Guanti di pelle da lavoro per scansare i rovi, soprattutto d’estate.  ❽ Torcia per le gallerie.  ❾ Un ricambio completo da lasciare in macchina.  10  Quando decidete di fare uno degli itinerari descritti, per prima cosa dovreste individuare su Google Earth le coppie di coordinate descritte nei relativo capitolo. Così da avere una visione di quanto e dove andrete a camminare. Allo stesso tempo, per il tramite della funzione “condividi link” porterete su smartphone i relativi link che andrete a toccare in sequenza man man che arriverete al luogo segreto da individuare. Vanno salvati inoltre per poterli avere con voi qualora non ci sia campo. Alcuni luoghi segreti sono comunque complessi da raggiungere, (sono praticamente tutti fuori sentiero) e un po’ di intuito rende l’avventura più gratificante.    Tre riflessioni prima di partire per l’avventura.  Nel tempo mi sono accorto che il modo in cui guardavo il paesaggio, stava diventando simile a quello con cui lo aveva guardato Pasolini. Egli comprese l’importanza di mantenere l’identità e la cultura di un popolo e del suo territorio e, con probabili capacità divinatorie, vide un futuro di disgregazione.  Ebbene, tre persone che stimo, raccontando del mio lavoro di valorizzazione del territorio intorno alla capitale, si sono più o meno volontariamente rifatte a Pasolini.  Il primo amico è Lorenzo Borrè, compagno di scalate e ghiacciai, intellettuale di valore e organizzatore di convegni di alto profilo, pur facendo nella vita un lavoro aprosaico, ovvero l’avvocato di successo:   “Le guide di Luigi, già nell’introduzione, confermano l’esistenza di un legame fra l’escursionismo e l’alpinismo, passioni coltivate dall’autore in quello spirito di scoperta che accomuna queste due attività, e che condivido con lui. Non solo; la riscoperta di luoghi che sono un po’ l’anima nascosta del territorio che circonda Roma e che rimandano ad una geografia interiore spesso dimenticata, ma presente, richiama la filosofia del camminare di Henry David Thoreau, di quello “stare nella Natura” che è contemporaneamente stare nella Storia, attraversando, anche diacronicamente, il territorio. Escursioni da fare da soli o in compagnia. Queste guide non possono mancare nella collezione di chi coniuga escursionismo, spirito di ricerca e amore per il proprio territorio”.  Inoltre Lorenzo, in uno dei suoi articoli filosofici pubblicati da Arianna Editrice, scrive quanto sotto che collima con il mio pensiero: “La cultura di un territorio e dei suoi borghi è viva e vitale finché è forte l’epos che la fonda e la nutre, trasformando questo territorio in ethos, “il posto da vivere”. Il cedimento di questo retaggio di fronte alla spinta annichilente della globalizzazione si registra con lo spopolamento dei borghi, conseguenza non solo di uno stravolgimento delle economie locali, ma anche di uno spaesamento,  causato da insediamenti commerciali e industriali  che stravolgono il paesaggio e con esso  la geografia interiore di quanti in quel territorio vivono da generazioni. E di qui, appunto, la sensazione di spaesamento che porta ad abbandonare i borghi aviti, che sopravvivono – quando va bene - nella forma dell’albergo diffuso, per andare ad abitare in anonimi agglomerati urbani, più adatto ai ritmi del “produci, consuma, crepa”.   La morte delle culture particolari, cosi come quelle delle specie su cui si fonda la ricchezza della biodiversità, rischia di diventare un fenomeno irreversibile, con il conseguente dissolvimento di modi di vivere, di saperi, di piccole arti e di identità locali che costituiscono la nervatura culturale del Paese. E tra le culture quasi scomparse amo ricordare quella dei butteri pontini: l’epos delle paludi pontine e della loro bonifica, vide appunto tra i suoi protagonisti il buttero, archetipo antropologico che rappresenta l’uomo integrato nella natura, nella sua durezza, ma anche nei suoi ritmi, l’uomo che vive a cavallo e che ha i suoi riti, le sue feste, i suoi giochi per mitigare la severità delle condizioni estreme delle paludi … “  Il secondo amico è Luca Bellincioni, insegnante e attento valorizzatore dei paesaggi e della cultura del Lazio con il suo blog  “Il Lazio dei misteri“ e con i libri, scritti insieme alla compagna Daniela Cortiglia: “I Castelli abbandonati “ e “     “       Eccolo:  “Dopo oltre cinquanta anni di abbandono e disinteresse, durante i quali si è parlato di Campagna romana quasi solo in termini pasoliniani o di denuncia di degrado, ora questo territorio,  dato da molti per spacciato (cosí ne parlava il milanese TCI in un libro di oltre vent’anni fa sui paesaggi d’Italia con una compiaciuta visione antiromana) si riscopre non solo ancora bellissimo, pur nell’ovvia frammentarietá comunque minore rispetto ad altre metropoli, ma addirittura avventuroso. Il lavoro di Luigi di riscoperta e documentazione potrebbe avere notevoli risvolti sociali, culturali se non politici.   Oggi ogni ulteriore metro di Campagna Romana dato  ai costruttori é un crimine  contro l’ambiente e la cultura. Meno male che c’è  Luigi, che si prodiga nel mostrarcu quanto abbiamo sotto gli occhi (e che troppi non vedono per ignoranza) e quanto rischiamo continuamente di perdere”. Il terzo è una terza, Linda Cottino, scrittrice e penna di spicco di Montagne 360, il magazine del Club Alpino Italiano, uno dei più letti in Italia:  oltre 320.000 soci/lettori. Ecco cosa scrisse in merito alle mie guide sul numero di novembre 2020 di “Montagne 360”. “Camminare, in Italia, sempre più si afferma come un atto rivoluzionario. All’inizio magari inconsapevole, ma che si insinua nell’animo e mette radici. Diventa un bisogno come l’aria. Ma un atto tanto semplice e normale come può essere divenuto rivoluzionario? Di fatto oggi, all’alba del terzo millennio, è più che mai un atto di volontà; perché ci costringe a lasciare la nostra confort zone, perché riportandoci al cuore del territorio ci sbatte in pieno volto la disintegrazione delle bellezze paesaggistiche avvenuta con l’industrializzazione della seconda metà del Novecento; e perché poi questa rinata consapevolezza può indurci a modificare almeno un po’ i nostri stili di vita. A ben guardare è una tendenza che si è affermata già da qualche tempo, ma in questo “anno del virus” la spinta a esplorare i paraggi delle nostre case si è come rinsaldata, è divenuta un bisogno primario, di movimento, di impressioni incontaminate, di libertà. Luigi Plos l’aveva già sperimentato tre anni fa, quando iniziò a percorrere sentieri e viottoli nella campagna a nord di Roma, subito a ridosso del famigerato raccordo anulare, riscoprendo opere mangiate dalla natura e paesaggi fascinosi divenuti invisibili, cascate, cave, acquedotti, vestigia dell’impero romano, insediamenti medievali dimenticati dal tempo”.  Stiamo per partire, amici avventurosi. Ora abbiamo la prova provata che i dintorni di Roma, per la loro selvaticità e le loro suggestioni, sono unici al mondo grazie alla commistione durata millenni tra la morfologia del territorio (che ha permesso l’isolamento di ampie aree) e l’uomo.  Facendo questi itinerari comprenderemo che possiamo allargare i nostri confini, anche senza per forza uscire da quelli territoriali, comprenderemo che solo la conoscenza del nostro territorio e della nostra storia possono, forse, tenere in piedi il nostro paese, visto che il nostro passato è il carburante del nostro futuro e comprenderemo che scoprire il nostro territorio è un atto di libertà e
Introduzione alla guida “L’avventura da 90”. Il Ponte Coperto
 

Si può trovare l’Avventura, con la A maiuscola, a pochi chilometri da una grande città?

Beh! Questo progetto dimostra che si può. E lo possiamo fare in un periodo in cui è difficile  andare in Kenya, in Islanda, in Nepal a farci i sette giorni superscontatituttoincluso con relativo bottino di foto (tipicamente le solite inquadrature) da postare sui social.

Per carità; le barriere coralline sono splendide. E straordinarie sono Petra, o Palenque, o gli insediamenti rupestri degli Anasazi e i grandi parchi degli Stati Uniti in genere.

Ma questo modo di viaggiare appartiene, almeno per ora, a un’altra epoca ed ecco come possiamo trovare anche vicino casa itinerari avventurosi.

Anche perché … è veramente la distanza che determina la qualità di un viaggio?

Per esempio a suo tempo poi rimasi abbacinato dalla bellezza della cascata del Toce in Val Formazza e di tante altre cascate alpine. Poi trovai, a pochi chilometri da Roma, tante cascate maestose.

Ancora, bisogna solo distrarsi e divertirsi, o anche conoscere?

In tal caso, prima di conoscere i Maya, o i Nabatei, o gli Egizi, non vale forse la pena conoscere le civiltà che hanno abitato il nostro territorio?

Alcune delle quali antecedenti gli Etruschi, come la civiltà che ci ha lasciato le opere idrauliche nella Valle dell’Arrone addirittura all’interno del comune di Roma (capitolo 85).

La grotta di Battilocco - Introduzione alla guida "L'avventura fa 90"
Indice degli itinerari. La grotta di Battilocco
 

E così. riprendendo una frase di non rammento chi: “nessun luogo è magico senza portarci lo sguardo giusto”, per affermare che possiamo trovarel’avventura anche vicino casa,  insieme ai nostri figli e amici. Basta guardare con occhi diversi.

Avventura allo stato puro la provai per esempio con mia figlia per molti anni, insieme ad altri genitori con figli, campeggiando liberamente fra le province di Viterbo e Grosseto, sulle rive di fiumi balneabili, in spettacolari contesti naturali. Raccoglievamo la legna per il falò, incocciavamo in volpi, istrici e ricci che uscivano al tramonto dalle tane, facevamo talvolta il bagno notturno in fonti termali calde en plein air nelle vicinanze e, alla fine, il bubolare dei gufi e lo sciabordio delle cascatelle conciliavano il nostro sonno.

Così nel tempo ho maturato un concetto personale dell’avventura: i soldi non regalano l’avventura. Questa va conquistata. Può essere trovata anche dietro casa, ed è personale. È bello sognare l’itinerario, pianificarlo e poi realizzarlo. Attingere alla nostra parte creativa e rendere superfluo pagare organizzazioni che ci facciano vivere (presunte) avventure.

Cosa è cambiato dalla prima edizione?

Nelle prime tre, nel 2016, c’erano settantacinque  itinerari, quasi tutti sconosciuti perfino per la rete (poi arrivarono le successive due guide con altri sessanta luoghi segreti e inediti).

Ebbene, in questa guida questi 75 luoghi segreti sono stati ridotti a 60, assemblando quelli vicini (per esempio trovate nello stesso capitolo i poco distanti Castel Campanile e Caldara di Palidoro, che nella prima edizione erano in due capitoli separati), razionalizzando i percorsi (per esempio quelli nelle gallerie di Formello), eliminando alcuni itinerari divenuti “troppo privati”.

Poi ci sono 30 itinerari inediti (più uno: Ripa Roscia).

E allora 60 + 30  fa 90, che sono gliitinerari di questa guida. Sommati ai 60 delle due guide uscite due anni fa, “Sessanta Luoghi Segreti Inediti – Roma Nord e Roma Sud” fa 150. E stiamo. Direi!

Mhhh! Detto fra noi, i luoghi segreti sono ben più di 150: per esempio diversi capitoli di questa guida (2, 47, 59, 60 e altri) ne contengono ben più d’uno. Del resto è anche vero che alcuni itinerari di questa guida sono al momento interdetti per i motivi che andremo a leggere.

Quindi, più o meno, sono 150.

Ah! 30 dei 90 itinerari sono all’interno del comune di Roma (come ormai sappiamo uno dei più grandi d’Europa e, prima dell’ammutinamento di Fiumicino, il più grande del continente). Quest’informazione, per i cittadini romani, è più importante di quanto sembri, qualora i nostri politici decidano di non farci uscire dall’emergenza pandemica e di ricomincire a massacrarci con zone giallo/arancio/rosso/rossovermiglio/rossopompeiano/fucsia/beige/nero/neroseppia/neroavorio … In tal caso ecco, appunto, numerosi itinerari possibili all’interno del comune (non 30 però, perché alcuni sono al momento interdetti).

I 90 itinerari sono disposti lungo le direttrici da Roma verso fuori. Si comincia da Nord con la Trionfale e si termina, dopo aver ruotato in senso orario, sulla Braccianese. Man mano che si procede verso fuori, gli itinerari vengono raggruppati in base ai comuni ai quali appartengono.

Rispetto alla prima edizione, qui trovate:

  • Descrizioni più accurate, anche con le coordinate            qr?
  • Foto più smaglianti e ammalianti, donatemi da tanti amici fotografi. Molte di queste sembrano scattate in luoghi esotici distanti migliaia di chilometri
  • Un bonus nelle ultime pagine dedicato agli amici ciclisti
  • Una serie di modifiche ai percorsi della prima edizione per ottemperare ai divieti messi in atto da alcuni parchi

Per esempio l’itinerario per raggiungere il Ponte Coperto (cap. 77) è illustrato da valle, visto da monte è diventato irraggiungibile.

Poi, per ammirare la Cascata dell’Inferno, vi si arriva dall’alto (cap. 15), visto che l’accesso dal basso è interdetto dal Parco di Veio.

Ancora, il semplice itinerario alle erosioni dell’Insugherata è diventato un maestoso anello (cap. 2) di dieci chilometri e carico di luoghi inaspettati da scoprire.

Ogni itinerario, al solito, risponde a tutti o quasi i seguenti requisiti.

  • è quasi del tutto sconosciuto, spesso anche agli abitanti dei dintorni;
  • non è generalmente indicato nelle guide escursionistiche più comuni;
  • non ci arriva alcun sentiero segnato;
  • l’ubicazione non è semplice da individuare;
  • è vicino a Roma
  • è sufficientemente suggestivo.

In realtà il primo punto è, ora, spesso derogato. Diversi itinerari infatti non sono più sconosciuti rispetto a cinque anni fa (beh! Anche per “colpa mia”): anzi alcuni sono ora di moda. Ma, se da una parte abbiamo perso un po’ di mistero, dall’altra abbiamo acquisito consapevolezza in merito alle ricchezze che abbiamo; e questo lo vediamo fra un po’.

Per i seguenti itinerari, poi, c’è un settimo requisito, ovvero una discreta difficoltà a livello escursionistico.

  • la Cascata della Gola dell’Acqua Rossa (avendo l’OK del proprietario del terreno)
  • Il Ponte Coperto di Ceri
  • il Fosso del Peccato
  • la cascata presso il Casalaccio in integrale.

Altre caratteristiche rimangono invece immutate rispetto alle guide precedenti.

Anche qui vale il fatto che si può partire da Roma la mattina, visitare il luogo -prescelto e rientrare a Roma all’ora di pranzo, oppure concatenarne più d’uno.

Anche qui gli itinerari sono pensati sia per l’escursionista classico che per il viaggiatore curioso, che ama fermarsi e dialogare con lo spirito dei luoghi, che non si accontenta di passare veloce, scattare una veloce fotografia da postare subito sui social e proseguire in fretta verso un nuovo obiettivo.

Anche qui non si tratta di semplici guide escursionistiche, quanto di un insieme di esperienze, riflessioni, informazioni, per il tramite delle quali apriamo gli occhi davanti alle meraviglie che cela la campagna romana, al fine di permettere un turismo compatibile con il delicato ambiente italiano e con i suoi componenti: la storia, la natura, l’archeologia.

Anche qui ci siamo focalizzati su luoghi non solo poco noti, ma con una componente emozionale, che spesso prevale su quella prettamente naturalistica/escursionistica. “Nessun luogo è magico senza portarci il giusto sguardo”. Disse qualcuno. E si può trovare l’avventura anche vicino Roma, insieme ai propri figli e ai loro amici. E’ bello sognare l’itinerario, pianificarlo e poi realizzarlo. Attingere alla nostra parte creativa e rendere superfluo pagare, per vivere (presunte) avventure.

Anche qui per la molti itinerari non esistono altre fonti alle quali attingere.

Anche qui praticamente tutti gli itinerari sono rilevanti a livello fotografico e, nelle descrizioni, troverai le ore del giorno e le stagioni migliori per ottenere le foto più spettacolari.

Anche qui avrete le info per raggiungere praticamente tutti gli itinerari in treno + bici. Tutti gli itinerari lungo la Flaminia sono sulla direttrice Roma – Civita Castellana – Viterbo. Purtroppo su questa linea non è possibile caricare le bici, salvo quelle pieghevoli. Diversi amici ciclisti, d’altra parte, prendendo questi treni in ore non di punta e in stazioni non presidiate, caricano la bici, pagando il relativo biglietto.

Anche qui potete partire da Roma la mattina, visitare il luogo scelto e tornare a casa all’ora di pranzo; oppure concatenare più luogi segreti e stare, quindi, fuori più a lungo.

Anche qui avvertirere le sensazioni che si provano entrando in questo paesaggio unico al mondo, l’unico patrimonio Made in Italy che ancora non sono riusciti a delocalizzare.

Alloraaa! Appena fuori della città troviamo ancora le suggestioni di un paesaggio che ha stupefatto per oltre due secoli grandi artisti e scrittori: Gregorovius, Goethe e tanti altri, colpiti dalla singolare commistione fra la natura e l’opera dell’uomo, dalla polifonia di paesaggi, storia e archeologia.

Un esempio è l’insediamento di Belmonte (cap. 37): se uniamo alla visita di questo luogo i panorami verso il Parco di Veio, le tre cascate sottostanti con le tre mole medievali in sequenza (cap. 39), il poco lontano ambiente di forra primigenio del fosso dell’Acquaforte (cap. 38) e le prime case di Castelnuovo di Porto in lontananza, abbiamo a che fare, come spesso accade, con una serie di “oggetti” eterogenei e disambientati, seppure geograficamente vicinissimi. Oggetti che vanno a comporre un contesto che va oltre la realtà, polifonico.

Per una volta, nell’itinerario dedicato all’eremo di S. Silvestro (cap. 34), seguendo il filo della storia giungeremo nel centro di Roma, nella chiesa/fortezza dei Ss. Quattro Coronati e per una volta, nell’itinerario dedicato a S. Vittorino (cap. 57), partiremo direttamente dal centro di Roma.

Nell’itinerario dedicato a S. Angelo in Lacu (cap. 67), poi, vedremo la metamorfosi da noto a “segreto” di un luogo unico, visto che se ne stanno per perdere le tracce.

Insomma in questi novanta itinerari proverai le sensazioni date da ambienti grandiosi come le cave di Grotta Oscura e del fosso del Drago (capitoli 31 e 32), incantati come il piccolo lago e le cascatelle presso Ponte Taulella (cap. 59).

Sono luoghi con un genius loci, che li protegge e li rende unici.

La maggior parte dei luoghi segreti si trova a Roma Nord e Roma Ovest.

A nord di Roma la natura si è insinuata fin dentro i quartieri residenziali di Camilluccia e Monte Mario, che a loro volta sfiorano il centro, in un rapporto armonioso con la città. E a nord della città, non casualmente, c’è la maggior parte dei luoghi segreti. Sempre a nord, e a ovest, addirittura all’interno dell’area comunale, sono poi incastonati borghi di origine antica e circondati dalla natura, come Cesano, Isola Farnese, Castrum Boccea.

Anche sulla direttrice Est il territorio è rimasto poco urbanizzato grazie all’asperità del paesaggio e a grandi tenute agricola. Qui troviamo un corridoio di wilderness fra San Vittorino, Zagarolo, Gallicano e Poli, che nasconde i resti degli acquedotti romani e soprattutto la cascata della Gola dell’Acqua Rossa, il luogo segreto più selvaggio e “alpinistico”. Le forre di quest’area, attraversate dalle arcate degli acquedotti, sono ambienti di difficile accesso, corridoi ecologici. Ancora oggi ostacolano (per fortuna) l’antropizzazione di questo e altri territori intorno alla metropoli. Esse misero a dura prova le capacità progettuali di un popolo di ingegneri come i Romani, che edificarono, per scavalcarle, ponti ora stretti e altissimi, come il Ponte di S. Antonio, ora imponenti come il Ponte Lupo (cap. 58) e nascondono parte del mio tesssorooo: i luoghi segreti.

A Roma Sud la Cassa del Mezzogiorno ha invece troppo snaturato il territorio per trovare siti nascosti. D’altra parte proprio a sud della capitale troviamo i laghi colorati della Solforata di Pomezia: una teoria di specchi d’acqua di vari colori (dovuti ai fenomeni termali e ai solfobatteri) dal bianco latte al rosso sangue, sprofondati in una caldera dai numerosi fenomeni di vulcanismo secondario.

Una cosa è certa: tutti e novanta i percorsi adempiono alle “direttive” che hanno contraddistinto quelli precedenti: sorpresa, stupore, emozione e gli spettacoli che troverete si ripetono ogni giorno: il massimo della perfezione della natura con il massimo della tecnica.

Direi che quella che hai in mano sia la guida escursionistica più grande e dettagliata del Lazio.

Essa va oltre il punto dove le altre, che illustrano, tipicamente, i tracciati classici senza uscire da i sentieri, si fermano.

Portandola con te farai, in autonomia, splendide (più o meno brevi, più o meno facili) escursioni in luoghi straordinari e sconosciuti vicino Roma, da solo, con i figli, con gli amici.

Potrai girare per un bel po’ di tempo solo con questa.

Una vera porta per l’avventura, anche per avventure virtuali qualora tu voglia, al momento, solo leggerla.

Soprattutto se avrai acquisito quegli occhi speciali, che si accendono e che comprendono le connessioni del nostro territorio.

Solo la conoscenza del nostro territorio e della nostra storia potranno infatti portare nuovi valori in questa devastante crisi economica, ambientale e culturale e potranno, forse, tenere in piedi l’Italia, massacrata da questa emergenza infinita.

E basterà che tu abbia percorso anche uno solo di questi itinerari, per essere soddisfatto di averle con te.

Una nota: non sono geologo, né archeologo, né paleontologo, né storico. Potrei quindi talvolta aver scritto informazioni non precise. Chiedo in tal caso ammenda, dal momento che lo scopo di queste guide non è tanto quello di dare nozioni, ma emozioni. Inoltre, nonostante abbia personalmente percorso tutti gli itinerari e abbia inserito le coordinate GPS (non troppi. Sennò che avventura è!?!) nei punti dove si può sbagliare strada, chiedo, a chi noterà qualche errore, di comunicarmelo, affinché possa a mia volta informare i lettori.

Pronti dunque per partire per super escursioni/incursioni?!?

Ma come fanno a esserci così tanti luoghi segreti intorno a Roma?

I dintorni della capitale sono unici perlomeno fra le metropoli europee per il fatto di  celare un numero enorme di siti fascinosi e inaspettati.

I motivi principali sono due:

❶ La morfologia del territorio

Il morbido terreno vulcanico è stato scavato dai corsi d’acqua (singolarmente copiosi intorno a Roma, pur essendo a bassa quota e senza piovosità particolare. Miracoli delle falde dell’area vulcanica intornoa alla città). Le numerose forre create dall’acqua lo hanno reso impervio e relativamente poco antropizzato, come abbiamo visto sopra, rendendo complesse le comunicazioni e scarsa la facilità nel coltivare alcune aree. Cosi l’isolamento ha lasciato numerosi luoghi quasi intatti nel tempo. Inoltre un clima temperato, ha permesso, nonostante la vicinanza dell’uomo, una ricchezza di flora e fauna che quasi non hanno uguale in Italia.

❷ L’uomo

Questo territorio è stato frequentato per millenni dall’uomo, in certi posti ben più di quanto sia abitato oggi e lo è stato in maniera continuativa.

Ognuna delle civiltà lo ha modellato per vivere in modo più confortevole, integrando elementi antropici nella natura e creando la miscellanea che stiamo per conoscere, che non ha pari al mondo.

A chi è rivolta questa guida

–        Ai soci CAI (e da socio CAI so che sono interessati) che vogliano diversificare la loro attività, per i quali la componente avventura deve andare di pari passo con quella di escursionismo vero. Per loro in particolare sono indicati i tratti treno + mtb in partenza dalla stazione di Tivoli e gli itinerari più in “alta quota” (Fossa Ampilla, Forra del Maschio d’Ariano) magari da inserire all’interno di un’escursione più ampia.

–        A chi ama il treno e la bici. In quasi tutti gli itinerari (a parte quelli troppo  distanti da stazioni), viene descritto come raggiungerli in treno e bici/MTB.

Sapete: arrivare a una delle stazioni di Roma in bici, collocarla nel vagone (raramente in vagoni attrezzati. Di solito bisogna incastrarle fra i sedili), chiacchierare con gli amici pianificando l’escursione, scendere alla fermata, compiere un giro ad anello e magari una traversata per andare a prendere un altro treno in un’altra stazione, risistemare la bici nel vagone e tornare a casa senza pensare a guidare, al traffico, al parcheggio, magari schiacciando un pisolino stravaccato sui sedili, è un piacere ineguagliabile.

Un discorso a parte merita la Roma – Civita  Castellana  – Viterbo che ci avvicina agli itinerari lungo la Flaminia: due ore e quaranta di magia, purtroppo accessibile solo alle bici pieghevoli (per quanto molti vi salgono anche con le bici normali, pagando il biglietto anche per queste e sfidando, in caso, l’ira funesta dei controllori). Rispetto a cinque anni fa la notizia buona è che possiamo portare la bici in metropolitana anche nei giorni feriali. E questo facilita l’avvicinamento ai tanti itinerari dentro Roma.

Nei capitoli 29, 57 e 76 ci sono poi le descrizioni di tre originali traversate in bici più treno e, alla fine, un bonus dedicato agli amici ciclisti romani.

–       Agli escursionisti, associati e no a Federtrek et similia, che vogliano diversificare i loro itinerari.

–       Agli Scout. Una delle riviste più importanti legata a questo mondo si chiama “Avventura”. E io, da ex Scout, so quanto la fantasia, la vita all’aria aperta e l’avventura sono importanti nel processo educativo dei ragazzi. E cosa c’è di meglio che portare i ragazzi scoprire luoghi segreti? Ecco perché gli Scout di Roma, ma non solo, saranno felici di coniugare natura, avventura e cultura a poca distanza da una grande città.

–      A chi ama la speleologia urbana: fra gallerie etrusche, mitrei, eremi rupestri, condotti di acquedotti romani … ce n’è a sufficienza.

–      Ai fotografi.

–      Alle guide turistiche e alle guide ambientali escursionistiche.

–      Ai papà e le mamme che amano far vivere l’avventura ai figli e agli amici dei figli.

–      Agli insegnanti in particolare delle scuole medie superiori, che trarranno ispirazione per formare al meglio i ragazzi su storia, scienze naturali, scienze applicate, storia dell’arte e tanto altro.

–      A chi ama le ambientazioni fantasy, anche per lavoro. Non avete idea quanti location manager hanno utilizzato queste guide. Luoghi come le Cave del Fosso del Drago, le cave di Riano, le Cave di Salone, il Ponte Coperto possono venire utilizzati come location per film, come fu fatto in occasione dei film peplum durante l’epopea del cinema italiano negli anni ’60 e ’70, allorché Cinecittà era seconda solo a Hollywood.

–      Ai cittadini romani e non solo, purché con un minimo di senso dell’avventura.

In generale sono rivolte a tutti quelli che vogliono recuperare il rapporto con il territorio e vogliono comprendere quanto di grande hanno fatto i nostri antenati e quanto possiamo fare noi per preservarlo.

Che cos’è il  “timing”? 

La parola italiana che più si avvicina all’inglese “timing” è tempismo. Vuol dire entrare in un settore nel momento giusto, ovvero quando questo è poco noto o poco fruttuoso, ma crescerà in futuro. In finanza significa comprare un titolo finanziario quando questo ha un valore basso, ma che aumenterà nel tempo.

Ebbene; nella mia vita ho azzeccato il momento corretto di entrata in settori che sarebbero però esplosi solo dopo la mia uscita.

Nel 1991 feci un corso di salsa. Allora, forse, la ballavamo in duecento in tutta Roma. Ci vedevamo nell’unico locale dedicato, il mitico Charango a via di S. Onofrio a Trastevere e, quando lo raccontavo agli amici, il commento era “Ahahah! La salsa cor pomodoro!” Fu un periodo breve ma spumeggiante. Alcuni che seguivano il corso insieme a me divennero presto insegnanti, gratificati e ben retribuiti, visto che poco tempo dopo i balli caraibici, in Italia, esplosero (a Roma, fino a due anni fa, la ballavano minimo minimo duecentomila persone – dai duecento che eravamo). Oggi, se dici “Salsa”, tutti la associano ai Caraibi e nessuno, invece, al pomodoro. In realtà me ne uscii presto dall’ambiente salsero, anche perché andare a letto tardi mi tramortiva e facevo un lavoro in cui avevo bisogno di concentrazione. Altrimenti … chissà se sarei diventato anch’io uno stimato insegnante della prima ora.

Nel 2005 – 2007, nel settore dell’Information Technology (dove ho lavorato dal 1988  – allorché avevo 23 anni – al 2013), promuovevo, fra le varie, un sistema di Telelavoro. Ma purtroppo niente. Fra l’opposizione dei sindacati e la miopia dei dirigenti questo modo di lavorare non piaceva. Ora siamo all’estremo opposto e in modo esagerato, e le aziende specializzate in smart working sono sulla cresta dell’onda.

Nel 2008 – 2010, sempre in ambito IT, mi specializzai, fra le varie competenze che avevo, in sistemi di monitoraggio per risparmiare energia. E, anche qui, ero troppo visionario. Il mercato non era pronto a recepire il concetto di efficienza energetica. Uscii dal settore nel 2013, prima dell’interesse di oggi sulla transizione energetica. In realtà questa “transizione” altro non è che una marchetta gigantesca, pagata con i nostri soldi a favore di poche grandi aziende italiane e delle multinazionali tedesche  del settore. E, poi, il vero  interesse, oggi, è quello di accentrare il discorso energia in poche aziende (Enel, ACEA, multinazionali tedesche), una concentrazione che sta avvenendo in tutti i settori, lasciando solo le briciole alle piccole e medie aziende aziende italiane, un tempo orgoglio del nostro paese e  massacrate, oggi, oltre che da questo capitalismo feroce e non regolato dallo Stato, anche dalle restrizioni Covid.

Nel 2011 altra intuizione/visione. Ero stato attirato dal volantino di un movimento ispirato a un uomo di spettacolo, un comico antisistema (così credevo) che seguivo da anni. Entrai nel bar indicato dal volantino, davanti all’ospedale Cristo Re, vicino casa mia. Nel giardino sul retro alcuni attivisti stavano costituendo il gruppo di questo movimento del XIV municipio (dove abito io) e discutevano in modo appassionato con una luce speciale negli occhi. Ne rimasi affatato: erano pochi, geniali, visionari (e io, visionario, lo sono sempre stato). Spiccava fra costoro Virginia Raggi. Mi unii a loro nel momento in cui questo movimento era irriso da tutti i Mass Media e anche da tanti italiani, e aveva un consenso forse del 2%. Diventammo amici e facemmo crescere il gruppo con impegno: cinque anni entusiasmanti, fino alla sorprendente vittoria, a Roma, del 2016. Poi Virginia, inspiegabilmente (o forse troppo spiegabilmente), si prese una serie di assessori dell’opposizione, facendo fuori gli aderenti al Cinque Stelle non allineati, alcuni dei quali potevano essere assessori eccellenti e, soprattutto, potevano essere attenti alla comunità e non portatori di interessi di cordate particolari come le persone scelte da Virginia (tipo l’assessore alla cultura Luca Bergamo e l’assessore ai lavori pubblici Luca Montuori). Ma quest’andazzo lo avremmo dovuto intuire il 20 giugno 2016. Era la sera della vittoria e,  nel corso dei festeggiamenti sul piazzale antistante il comitato elettorale di Virginia a via Tirone (Ostiense), si svolse una festa all’interno del comitato, ma solo per i VIP. Da questo party gli attivisti, che si erano dannati l’anima per contribuire a questa vittora storica, furono lasciati fuori come pezzenti. Per non farsi mancare nulla arrivò al contempo, come una piena, un’ondata di nuovi “attivisti”, a inzeppare e snaturare il Cinque Stelle (ma dove stavano, tutti questi, negli anni precedenti???). Costoro spinsero ai margini quelli che come me si erano spesi per una rivoluzione culturale che cambiasse l’Italia e non per andare a seguire le logiche degli altri partiti. Insomma, anche questa volta avevo azzeccato il timing in entrata e sbagliato quello in uscita. Infatti, proprio nel 2016, i “vecchi” (come me) che non erano scappati e che  avevano accettato di venire normalizzati, andavano a prendersi cariche, incarichi e ricche prebende, comprese persone mai viste prima, salite sul carro del vincitore all’ultimo momento. Ma questo è un classico, in Italia.

Ma questa volta l’essere uscito nel momento sbagliato da un settore in crescita fu la mia fortuna, perché potei focalizzarmi sul progetto di cui state per leggere la storia.

La Storia dei Luoghi Segreti.

Siamo arrivati al termine di un progetto durato otto anni (la stesura delle guide. Il resto continua!). Ed è giunto il momento di riordinare le idee, i ricordi, le emozioni, che vorticano come un caleidoscopio pieno di frammenti colorati nella mia testa. In particolare è per me importante ricordare come nacque tutto.

La dimensione Avventura è stata per me importante fin da piccolo, allorché passavo le ferie dai nonni in campagna. A differenza degli amichetti andavo per boschi rischiando più di una volta di cadere nei fossi, di aizzare vespe e api, di “sfruculiare” serpenti ecc.

Per essere precisi, ebbi l’imprinting ufficiale di “avventuroso” nel 1971, allorché incontrai un extracomunitario (perlomeno per l’epoca). Ecco come andò.

I miei genitori mi portavano talvolta presso il giocoso Istituto Svedese di Studi Classici, un’oasi di “scandinavinità” e di svaghi per i bambini a via Omero ai Parioli, poco lontano da dove abitavamo; una strada ancora oggi come cinquant’anni fa senza traffico, immersa nel verde. Lì conoscevano alcune persone che vi lavoravano. Un giorno li vidi parlare con un signore anziano. “Chi è quel vecchio?” chiesi io. Èil re di Svezia” mi risposero “Stanotte dorme qui e domani va a cercare cose segrete sotto terra vicino Roma”. Così, a sei anni, venni a sapere che poco lontano da Roma c’erano luoghi così fascinosi, che perfino un re venuto da lontano (il re-archeologo Gustavo VI) ci andava per metterci le mani nella terra.

In seguito, nel fare lo scout, la mia dimensione Avventura fu soddisfatta dalla scoperta di luoghi vicino alla città che trent’anni fa erano ancora sconosciuti alla platea degli escursionisti, come le cascate di Montegelato, la città morta di Galeria, i Meri del Soratte.

A diciott’anni mi appassionai all’alpinismo e all’escursionismo d’alta quota. In realtà in montagna non trovai la dimensione avventurosa, visto che non è possibile scoprire alcunché sulle montagne nostrane (magari su quelle extraeuropee … ).

Il fatto è, prima di effettuare una salita, il percorso va studiato con attenzione, per minimizzare i rischi e questo porta a conoscere in anticipo quello che si andrà a vedere.

L’avventura in montagna fu soprattutto nella mia mente. In essa scoprii risorse inaspettate e stressai i miei limiti, imparando a reagire in modo veloce a condizioni di pericolo, a spingere in condizioni di fatica estrema per raggiungere la vetta o per ritirarmi velocemente sotto i fulmini, ad ascoltare l’istinto e lasciar perdere un’escursione se le condizioni fisiche o climatiche non erano perfette.

Andando invece in perlustrazione intorno a Roma, non avevo idea di cosa avrei scoperto: la vera avventura. Utilizzare la testa non per muovermi in condizioni estreme, ma per individuare luoghi di cui non avevo descrizioni di sorta e della cui esistenza non ero talvolta neanche sicuro, acquisendo i riflessi di una memoria antica per raggiungere siti nascosti. E stupore nel vederli spesso differenti da come me li ero immaginati.

Montagna per molto tempo, per me, fu anche l’interno della Sardegna. Qui, nell’estate del 1990, mi accorsi della facilità con cui trovavo luoghi sconosciuti. Ero in vacanza con amici non lontano da S. Teresa di Gallura. Un giorno partimmo alla ricerca del villaggio nuragico di Tiscali (ben prima che questo sito desse il nome alla compagnia telefonica), celato all’interno di una grotta gigantesca nella zona più selvaggia d’Italia e forse d’Europa: lo sterminato altopiano del  Supramonte.

Ad un certo punto incontrammo alcuni escursionisti che tornavano indietro sconsolati non avendo trovato la grotta. Anche i miei amici, davanti alla mestizia di questi escursionisti e sufficientemente annichiliti dal caldo, volevano tornare indietro.

Io insistetti per continuare (e ammetto che questa mia testardaggine mi ha fatto rischiare più volte incidenti in montagna). Dopo un altro tratto di cammino intuii che uno stretto passaggio fra le rocce poteva essere la via giusta. La mia tenacia fu ricompensata: dopo poco eravamo davanti all’ingresso della grotta con lo stupefacente villaggio protostorico. Mai mi ero sentito prima cosi “Indiana Jones”!

Un posto straordinario come Tiscali non poteva rimanere a lungo senza sentieri per arrivarci. Cosi nel tempo le associazioni di guide locali hanno tracciato il sentiero e messo l’ingresso a pagamento. Il che è giusto, per poterlo manutenere e per poter rivitalizzare un po’ la sempre più misera economia locale, massacrata fra le varie avversità dall’euro e dalla globalizzazione, che stanno mettendo fuori mercato gli impareggiabili prodotti sardi.

Tutto questo per dire che, alla fine, la vera avventura la scoprii vicino casa: un po’ come il distributore dei miei libri, che, anche, “scoprii” vicino casa mia. E questo lo leggerete fra poco.

L’avventura dietro casa.

Nel 1994 cominciai a esplorare i dintorni della casa di campagna della famiglia di  Angela, situata sull’orlo della caldera dell’antico vulcano di Sacrofano che si stende fra il Monte Razzano e il Monte Musino, al limitare del Parco di Veio tra Formello e Campagnano.

Poi fra il 2001 e il 2002 traslocammo in questa casa per un anno, con la piccola Marianna nata a febbraio 2001, nell’interludio fra un appartamento più piccolo, venduto, e uno più grande da acquistare. Fu un anno meraviglioso, con uno degli inverni più gelidi degli ultimi decenni e culminato con la copiosa nevicata del 15 e 16 gennaio 2002 e il successivo isolamento dal mondo per due giorni; con il caminetto sempre fumante; con le fredde notti in cui ci alzavamo a turno, battendo i denti appena usciti dal piumino, per vedere se la frugola fosse ancora viva oppure se per caso si fosse scoperta e quindi morta assiderata, visti gli otto/ dieci gradi di temperatura media all’interno della casa nelle notti più fredde.

Cominciano le perlustrazioni sistematiche.

Dopo vent’anni dedicati alla montagna e all’escursionismo di discreto livello, stavo cominciando a perlustrare in modo sistematico il territorio intorno alla casa di campagna.

Esplorazione dopo esplorazione il paesaggio mi si rivelava come l’archivio della nostra storia, da decifrare e comprendere; e questo mi affascinava sempre più.

In esso trovavo i segni dell’organizzazione territoriale delle diverse civiltà, a cominciare dagli Etruschi, che in questa zona prosciugarono le paludi per il tramite di gallerie immense e fondaronoVeio, una delle prime manifestazioni in Italia di concentrazione di genio e potere.

Ero sempre più sorpreso dagli ambiti diversi che incontravo: castelli diroccati, fenomeni termali, maestose opere idrauliche a cingere le cascate sul fondo delle forre e cadute nell’oblìo come rovine atzeche.

Una fresca mattina di settembre del 2001, affacciandomi dalla panoramica finestra della camera da letto, vidi della foschia salire dal fondo della caldera. Strano la foschia a settembre, pensai. Laggiù, invisibile da dove mi trovavo, doveva esserci qualcosa di particolare. Quel giorno, per la prima volta, arrivai dove terminava “Strada di Macchiano” e cominciai a scendere ripidamente nel folto bosco (oggi per il primo tratto c’è un sentiero del Parco di Veio),  

In pochi minuti mi trovai in un ambiente fantastico, da acquario. Sul fondo della caldera, nascosto dalla vegetazione, scorreva il Crèmera, che era appena entrato in una cupa forra rocciosa dominata dal santuario della Madonna del Sorbo. Andai in più riprese verso valle e verso monte, fino a giungere, in una gelida e soleggiata mattina di dicembre, alla galleria vegetale e alla parete rocciosa con cascata incorporata che interrompe, a monte, il corso del Crèmera (capitolo 15). Una mattina, poi, arrivai al cospetto della Cascata dell’Inferno (sempre capitolo 15), della quale vent’anni fa non esistevano foto, né era noto come raggiungerla e che, come ormai anche i sassi sanno, fu per me una rivelazione: una meraviglia simile vicino casa!

Quante volte, riemergendo dalle forre del Parco di Veio e tornando verso casa, mi sembravano matti tutti quelli che correvano da una parte all’altra, cosa che del resto avrei fatto anch’io dal giorno dopo.

Nel frattempo mi spostavo, a cerchi concentrici sempre più ampi, oltre i confini del Parco di Veio, verso il Parco del Treja e il Parco di Bracciano-Martignano.

Il termometro, che quell’inverno basculava intorno allo zero, non mi fermava. Anzi! Imbragavo Marianna sulle spalle e la portavo nei boschi talvolta con Angela, tanto che, ancora piccola, mia figlia non ebbe difficoltà a dormire a zero gradi umidi in igloobuferadineveinclusa, né a pernottare, sempre in alta quota, in rifugi, bivacchi e tende.

  Nasce “Luoghi Segreti a due passi da Roma”. Nel 2013 avevo abbastanza mollato il settore del risparmio energetico e, intenzionato a creare qualcosa di mio, mi misi a studiare marketing, comunicazione, copy writing … Individuai una “nicchia di mercato” in cui potevo avere molto da dire e da fare: quella dell’avventura a chilomtro zero e della divulgazione della  ricchezza e della fragilità del territorio intorno a Roma, unico al mondo. Nel dicembre dello stesso anno inaugurai il blog “www.luigiplos.it” e, subito dopo, il gruppo “Luoghi Segreti a Due Passi da Roma ” (che oggi è il maggior gruppo  Facebook in Italia nel settore ambiente ed escursionismo con 130.000 membri a settembre 2021). Dopodiché lavorai all’uscita delle prime due guide.

Non avendo sponsor né istituzioni pubbliche al mio fianco (ma tu guarda!), la via obbligata era pubblicarle in autonomia assumendomi il rischio imprenditoriale: stavo per investire una somma di denaro, della quale non sapevo se sarei rientrato. A parte la stampa feci tutto in casa: impaginazione, editing, acquisto ISBN, oltre alle complesse procedure per pubblicarli on line. Cominciai quindi a promuoverle: presso il CAI, presso librerie di amici, video presentandole direttamente.

Ero certo di avere in mano un buon prodotto. Nell’aprile del 2017 presi il treno e andai a Milano alla fiera del libro, ma senza un obiettivo preciso. Un po’ come i migranti degli anni ’50 e ’60 che partivano verso Milano in cerca di fortuna. Cominciai a vagare fra gli stand, cercando di individuare un possibile editore per successive edizioni o, almeno, per approvvigionarmi di informazioni utili.

Dopo avere girato a vuoto per ore, proprio alla fine della giornata un dirigente della Hoepli, l’ennesimo che approcciavo, mi suggerì: “ma perché non telefona a Medialibri? È un distributore romano. C’è Antonietta che è molto in gamba e forse le può dare una mano. Si trovano a Roma, a via Baldo degli Ubaldi”. Dopo pochi giorni stavo parlando con Antonietta, che mi ascoltava entusiasta e prendeva in carico (con successo) la distribuzione. Per arrivare alla loro sede ci avevo messo dieci minuti in bicicletta. Eh si! Ero arrivato a Milano, per poi trovare la soluzione vicino casa. Tipo aneddoto zen. Le cose ben presto cominciarono ad andare bene. Grazie anche a Medialibri e alle video presentazioni che si susseguivano sempre più frequenti, esaurii tutte le copie in poco tempo. Detto questo, nulla, ma proprio nulla, è stato semplice. Ricordo un incontro sul turismo, organizzato dalla Regione Lazio il 2 luglio 2018 presso il Castello di Santa Severa. Il banchetto all’entrata era inondato di guide turistiche/escursionistiche sul Lazio. Mancavano le mie, non finanziate da alcuno sponsor/istituzione. Però da cinque anni si trovano nelle librerie e on line e si vendono a migliaia. E, penso,  questo solo importa. Un mese prima, il 10 giugno 2018, alcuni amici-guide turistiche fra cui Matteo Bordini (oggi divenuto una star insieme all’amico Alessandro Fusillo, per aver fondato la community su Telegram più grande d’Italia: “Difendersi Ora” con, a compendio, milioni di visualizzazioni sui social) avevano organizzato una caccia al tesoro con circa duecento partecipanti, finalizzata a scoprire i segreti del centro storico di Roma. Per aiutarli, avevo organizzato un incontro con la presidente della commissione turismo del comune di Roma (Carola Penna) che conoscevo e con il cui movimento politico avevo ampiamente collaborato dagli albori per cinque anni (ah già! Ma questo lo sapete), al fine di far ottenere ai miei amici il patrocinio del comune. Questo avrebbe aiutato la loro iniziativa e dato indirettamente lustro al turismo romano. Il patrocinio si sa, non costa nulla e, poi, il comune di Roma lo concede in queste occasioni. La presidente ci rispose serafica: ”Ma … perché non organizzate questa caccia al tesoro in periferia? In tal caso vi patrociniamo volentieri”. Cioè! Capito!?! Un gruppo di Guide Turistiche si sbatte, investendo tempo e denaro, per organizzare una caccia al tesoro nel luogo dove operano, ovvero il centro storico di Roma, e gli viene chiesto di andare in periferia! Sbalorditi da tanta insipienza, i miei amici lasciarono perdere e fecero da soli. Per inciso, partecipai a questa caccia al tesoro: una giornata indimenticabile a cercare siti maledettamente nascosti e fascinosi nel centro storico di Roma!

Ad ogni modo non solo delusioni come questo patrocinio incredibilmente negato.

Anche numerose soddisfazioni, come essere regolarmente invitato a presentare questo progetto, a intervenire in conferenze e convegni in numerosi comuni del Lazio.

E, poi, collaborare con magazines e giornali (il Magazine della Regione Lazio, National Geographic e tante altre), proloco, associazioni …

E, ancora, essere intervistato in tv, radio, media in genere.

Tre anni fa, poi, successe qualcosa di inatteso: centinaia di cittadini, associazioni, proloco …cominciarono a contattarmi “Luigi! Ho scoperto anche questo!” “Luigi devi venire qui a vedere che c’è!” ecc.

E così, grazie ai contributi di centinaia, ormai migliaia di amici, che, sparsi nel territorio intorno a Roma, individuano ancora oggi  per me (per scrivere guide e articoli) e per tutti noi, un’infinità di luoghi segreti inediti, uscirono a fine 2019 le due nuove guide ai ”Sessanta nuovi luoghi segreti a due passi da Roma”.

Queste due guide furono quindi il risultato di un fund raising particolare. Invece di ricevere denaro dai finanziatori, avevo ricevuto da coloro che sono ormai per tutti le “sentinelle del territorio” una cosa ben più importante: direttamente i contenuti per i nuovi libri. E che contenuti! Indicazioni per luoghi impensati e, a compendio, foto memorabili.

 Il progetto “Luoghi Segreti a due passi da Roma“ da solista era divenuto corale.

Nel contempo iniziava il  “Resto Umile World Tour” (by C. Zalone)

per promuovere le guide, accompagnato dalla crescente attenzione dei media: quattro mesi arrembanti.

Poi … gli arresti domiciliari di marzo e aprile 2020. Mi trovai umiliato: i miei diritti calpestati; trattato al pari dei capi mafia (anch’essi portati agli arresti domiciliari invece che in carcere), senza però avere, io, commesso alcun reato.

Per tre mesi, fino al 31 maggio, mi vennero cancellate consulenze, presentazioni dei libri, escursioni. Niente lavoro; niente soldi e  nuovamente umiliato dall’elemosina del governo.

A giugno 2020, una parvenza di normalità.

Ma la normale normalità sembra non appartenermi.

Mi trovai, infatti, centrifugato nell’epicentro di una frenesia collettiva.

Per migliaia di romani, impoveriti, terrorizzati dal (tele)giornale unico del virus, senza più poter uscire il sabato per andare al cinema, a ballare, senza più poter abbracciare gli amici, era rimasta una sola valvola di sfogo per non svalvolare:

andare nella natura vicino Roma.

E così l’interesse mediatico per i “Luoghi Segreti a due passi da Roma” crebbe in modo convulso.

L’omonimo gruppo Facebook, dai 20.000 iscritti raccolti in quasi sei anni e mezzo, raggiungeva i 100.000 in pochi mesi.

Il successo, in salita graduale durante l’Apericene (ovvero la felice epoca che precede questa), diventava  esponenziale nella cupa era che è il Covidocene.

Il Covidocene.

Oggi, settembre 2021, dovrei essere felice per i traguardi raggiunti. E lo sono. Ma solo in parte.

Il successo che mi ha arriso ha come controparte la disperazione di tante colleghe e colleghi guide turistiche, tour operator … senza lavoro ormai da un anno e mezzo, oltre al massacro che sta subendo il popolo italiano.

Innanzitutto mi chiedo: “ma la colpa dell’arrivo e della permanenza di questo virus nel nostro paese è di noi cittadini?” No perché, a sentire politici, virologi e mass media, sembra che gli unici colpevoli siano gli italiani.

Vogliamo ricordare piuttosto come è nato tutto?

A febbraio 2020, quando già il presidente del consiglio dell’epoca aveva firmato lo stato di emergenza, la nostra classe dirigente ci diceva di non avere paura, di andare a divertirci, ad abbracciare i cinesi. Alcuni politici, ancora a fine febbraio, ci davano l’esempio e si facevano immortalare nel corso degli spritz con i loro sostenitori.

Poi, in pochi giorni, la discesa nell’incubo, cominciato nella zona più produttiva del paese (quella più connessa alla Cina).

Seguono decisioni inspiegabili: l’obbligo di stare a casa finché non si sta molto male e di essere trasportati in ospedale solo quando è tardi, il divieto di fare autopsie sui primi morti di Covid (e dobbiamo ringraziare alcuni medici che disubbidirono a questo divieto assurdo e, grazie alle autopsie, fecero importanti scoperte), il non aggiornare il piano pandemico, il non aumentare il numero di posti letto in terapia intensiva massacrati da vent’anni di austerità imposta dall’Unione europea e dalle direttive del presidente della Banca Centrale Europea che, tu guarda, oggi è diventato presidente del consiglio.

Per inciso, dopo oltre un anno e mezzo nulla hanno poi fatto per potenziare trasporti, scuola e sanità.

Intanto altre decisioni inspiegabili: il multare chi correva da solo in un bosco mentre nello stesso momento le metropolitane in particolare del Nord erano piene e, sempre nel Nord, milioni di lavoratori andavano tutti i giorni in fabbrica. E, quest’anno, mettere i maxi schermi nelle piazze durante gli europei di giugno e luglio 2021, favorendo quindi i festeggiamenti post vittorie, permettere rave con migliaia di partecipanti, non rinforzare i mezzi pubblici ma, allo stesso tempo, chiudere anche le discoteche all’aperto e porre limitazioni feroci a tante altre attività.

Ma non c’è solo ol Covid a incenerire le aziende. Cinque anni fa raccontavo, rammaricato, i danni della globalizzazione in Italia, in particolare la distruzione di distretti produttivi  millenari, come quello della ceramica a Civita Castellana, (epicentro degli incastellamenti che vedremo nei capitoli 18,19, 23 e 26).

La filiera della ceramica fu fondata dagli Etruschi quasi tremila anni fa e, dopo cento e passa generazioni di progettualità, di investimenti, di artigiani di valore, è in via di smantellamento per via di tasse, obblighi, norme provenienti da Bruxelles volte ad aumentare la “concorrenza” (ma che concorrenza possono avere prodotti unici al mondo, frutto di migliaia di anni di genio?). Ecco allora che oggi il Made in Italy viene surclassatoda produzioni di bassa qualità e basso costo, che arrivano da nazioni dove la manodopera è duramente sfruttata, le norme sulla sicurezza più lasche, le tasse più basse.

Il nostro paese, una volta perse queste competenze millenarie e disgregate le relative filiere e maestranze, anche se un giorno si libererà dalle rigide norme di Bruxelles e potrà magari disporre di nuovo di una sua moneta, non disporrà delle competenze e le tecnologie per produrre il Made in Italy per cui siamo stati famosi nel mondo per centinaia d’anni.

Intanto, in quello che era il quarto paese manifatturiero della Terra, sparisce anche la chimica, l’acciaio, l’alluminio, la nautica, l’agricoltura annaspa e, al diciottesimo mese di Covidocene siamo arrivati a sei milioni di poveri assoluti (tre volte tanto quelli di qualche anno fa), in una globalizzazione sermpre più spinta di cui uno degli esponenti di spicco, un ex finanziere, è oggi, settembre 2021, presidente del consiglio.

Uno degli effetti collaterali della globalizzazione è stato avere tanti imprenditori costretti a schizzare come mosche impazzite da una parte all’altra della Terra – delocalizzare per non chiudere – dai paesi dell’Europa orientale fino alla remota regione asiatica con epicentro Wuhan. Toh! Ci eravamo scordati da dove è arrivato il virus.

E pensare che, a marzo 2020, ipotizzavo che, al netto dei disagi, il Covid sarebbe stato una manna per le piccole aziende, diminuendo l’impatto della globalizzazione con meno merci trasportate da un paese all’altro ecc.

Come mi sbagliavo! I continui lockdown  hanno annientato solo le piccole aziende italiane e lasciato le praterie alle farmaceutiche, a Netflix, a Deliveroo, ad Amazon …

Assisto, incredulo, allo scempio che questo governo perpetra nei confronti degli italiani senza uno stipendio fisso: toglie loro la voglia di vivere, di sognare, di progettare, di crescere con tranquillità i propri figli e toglie la voglia, la possibilità, di avere figli a chi ancora non li ha.

Assisto, incredulo, a uno Stato che impedisce di lavorare (il diritto al lavoro è previsto dal primo articolo della Costituzione) per via dell’emergenza sanitaria, ma che non rifonde se non in minima parte le perdite che causa in tal modo, rovinando centinaia di migliaia di famiglie.

Ma può uno Stato degno di questo nome non aiutare i suoi membri più sfortunati  che, a milioni, sono sempre più devastati psicologicamente e materialmente?

Può  una classe dirigente non dare alla comunità che amministra un progetto, una visione, una banale tranquillità, ma solo farla vivere in uno stato di terrore alimentato dai mass media 7 giorni su 7 e 24 ore su 24?

Che vita è questa?

Fra non molto, se continueremo su questo piano inclinato a livello economico, sociale e psicologico, l’Italia, come la conosciamo, cesserà probabilmente di esistere.

Ecco perché non sono felice di come mi stanno andando le cose.

Cosa succede all’attività in natura durante il Covidocene?

Preziosa e fragile

Instabile e precaria

Chiara e magnetica

Leggera come l’aria

Viva la libertà

 (Jovanotti).

Ancora a inizio 2020 il sabato sera potevamo andare al cinema, alle feste di paese, a ballare, ad abbracciarci. Oggi la vita serale, che renderebbe tanti di noi più felici, ci è in parte interdetta.

Una delle poche cose piacevoli rimaste, anche a valle del fatto che abbiamo sempre meno soldi e che non possiamo viaggiare, è quella, ad esempio per noi romani, di esplorare i dintorni della capitale: una valvola di sfogo per non svalvolare (che, come scritto sopra, è poi stato alla base del mio successo).

Il sabato sera andiamo a letto presto, perché il giorno dopo potremo almeno gioire stando nella natura. Daremo sollievo alla nostra mente, alleggerendola dallo stress di questo periodo.

Immersi nel verde, respirando aria salubre, entreremo in contatto con la nostra parte più istintiva da tempo assopita, incontreremo ersone non digitali e tutto questo migliorerà il nostro sistema immunitario.

Il fatto è che camminare in natura è una delle poche attività possibili e gli italiani hanno saturato molti siti naturalistici, tanto che ora, diversi parchi, come quello di Veio, appena fuori Roma, hanno posto grosse limitazioni alla circolazione.

Ma veramente siamo così dannosi andando in natura?

Il fatto è che hanno sentenziato che gli escursionisti domenicali degradano il territorio, anche se, in decine di anni, non ho mai visto camminatori caricarsi lavatrici e pneumatici sulle spalle per andare a scaricarli nei fossi, né spargere pallini di piombo, né sversare scarichi fognari e industriali nei fiumi. Anzi, in tanti riempiono buste che si portanto appresso con i rifiuti che trovano nel corso delle escursioni).

Da osservatore in posizione privilegiata e veramente libera, non dovendo nulla a nessuno, del mondo dell’escursionismo e del turismo sostenibile, dò la mia chiave di lettura in merito alle chiusure e ai divieti che ci stanno colpendo.

Innanzitutto mi sembra che, dopo il primo lockdown, abbiano preso gusto a proibire, a cominciare dal runner solitario, additato come untore manzoniano nel momento in cui, come detto sopra, milioni di lavoratori nel nord stavano vicini nelle fabbriche e i mezzi pubblici erano frequentati.

Forse l’ideale per chi ci governa sarebbe che ce ne stessimo a casa (uscire in caso solo per lavorare), in attesa in attesa dei pacchetti da Amazon e Deliveroo e a guardare i film scaricati da Netflix, mentre negozi, ristoranti, cinema … chiudono uno dopo l’altro (ed è chiaro che ai nostri parlamentari interessano ben più i profitti di queste aziende transnazionali che il destino di attività spesso con storie familiari di successo e di passione, costrette a chiudere non per colpa loro). 

Ieri il runner. Oggi viene preso di mira chi cammina in natura nonostante la nostra costituzione ci garantisca ampie libertà.

Se penso che un tempo non lontano, in un’Italia ben più ricca e felice di oggi, potevamo scegliere di fare le nostre vacanze campeggiando liberamente su gran parte del territorio nazionale (cosa oggi vietata, a parte in alta montagna), potevamo lavarci nei torrenti, sentire l’erba umida, i versi degli animali …

E allora mi chiedo: ma in un paese

  • dove  è stato approvato il delirante TAV in Val di Susa (un orrore antieconomico e dal devastante impatto ambientale, dal quale non sarà possibile tornare indietro una volta provata la sua inutilità) con l’appoggio di TUTTI i partiti –  anche di quello che faceva finta di essere contro – che ci vincola, fra l’altro, a un modello di mobilità sorpassato dagli eventidove fioriscono cave e discariche più o meno abusive;
  • dove si costruiscono invasivi campi eolici e fotovoltaici al posto di pascoli e coltivi
  • dove gli scempi urbanistici non si fermano;
  • dove vengono costruite strade, impianti sciistici, dighe, stravolgendo la naturalità dei luoghi, senza aver fatto un’adeguata analisi costi-benefici che tenga in conto i costi ambientali;
  • dove privatizzano sorgenti potabili e termali;
  • dove si può ancora cacciare con cartucce di piombo che, a milioni, restano sul terreno e avvelenano gli animali che le ingeriscono per sbaglio;
  • dove ci sono allevamenti intensivi dannosi per gli animali e per chi se ne ciba;
  • dove fioriscono cave e discariche più o meno abusive;
  • dove  tonnellate di mascherine finiscono nell’indifferenziato e/o gettate in natura
  • dove in giganteschi centri commerciali, che distruggono le economie locali, viene incentivato l’ acquisto di merce a basso costo che ha girato il mondo, partendo magari dalla lontana provincia cinese dell’Hubei (quella con capitale Wuhan), prodotta in modo intensivo e sfruttando la manodopera;

 “che faccio, continuo?”

Insomma, in un paese con tutti questi crimini verso l’ambiente e la collettività, voi vi concentrate sull’eventuale danno che possono fare, in zone spesso difficili da raggiungere, gli escursionisti?

La natura, nelle sue molteplici forme, è un presidio sanitario primario, che affianca gli altri presìdi (ospedali, numero di medici e infermieri, ricerca nel campi della medicina).

Peraltro questi presidi sanitari negli ultimi vent’anni sono stati massacrati da una delirante politica di austerity che doveva diminuire il debito pubblico, mentre questo è  aumentato ugualmente (basti pensare ai miliardi di euro di noi contribuenti dati in questi anni ai Benetton, alla Fiat, ai mass media vicini al governo, al pozzo senza fondo chiamato Monte dei Paschi di Siena, la cui crisi iniziò proprio con le scellerate scelte di Draghi nel 2008 allorché era presidente della Banca d’Italia).

Da una parte possono avere ragione a limitare i flussi e fra un po’ vedremo tre possibili soluzioni a questo.

Dall’altra vedo che, avendo alcuni preso gusto a chiudere le persone in casa, non lesinano divieti di accesso in aree naturali “a rischio”. Tanto si sono abituati al fatto che gli italiani ubbidiscono senza fiatare a ordinanze lesive della libertà e del buon senso e quindi infieriscono ogni giorno di più, contando sulla nostra acquiescenza.

Detto questo  “e se le specie da proteggere non fossero solo quelle in pericolo, ma se ce ne  fosse un’altra alla quale non pensiamo mai?”

Esiste una specie che per lungo tempo è rimasta numericamente ridotta. Ora sta aumentando di numero, nonostante azioni vessatorie per ridurla o estinguerla. Ed è importante per l’ecosistema.

I suoi componenti si spostano nella natura. Notano discariche abusive, presenti anche nei luoghi dove magari non si vuole che questa specie si muova. Danno fastidio ai bracconieri e, appunto, agli sversatori, che non si aspettano di trovare scocciatori mentre operano illegalmente in aree non frequentate dall’uomo. Portano sovente con sé sacchetti di plastica, per raccogliere rifiuti di piccola dimensione.

Andando a camminare vicino casa, riducono l’inquinamento più che aumentarlo. Molti componenti di questa specie, in precedenza, facevano lunghi viaggi inquinanti, in auto, in aereo, per finire poi intruppati in luoghi probabilmente più delicati dei nostri fiumi, tipo le piccole isole dell’Oceano Indiano o Pacifico o i campi base di Himalaya e Karakorum. Addirittura in molti partivano la mattina presto in aereo, facevano un giro veloce tipo a Budapest e tornavano la sera!

I soldi risparmiati in viaggi, benzina, autostrade, capita che li spendano all’interno della comunità nella quale vengono a trovarsi, acquistando prodotti e pranzando in ristoranti del posto, facendo quindi circolare moneta nelle economie locali, anziché metterla in tasca ai produttori di petrolio, ai Benetton, a Deliveroo.

Capito chi è questa specie? Siamo noi, escursionisti dentro e fuori sentiero!

Siamo i ficcanaso che andiamo a piedi e notiamo misfatti contro la natura che, chi è preposto, magari non vede.  Frequentiamo e amiamo ciò che ci circonda e salvaguardiamo in tal modo le nostre radici, il nostro capitale culturale e ambientale.

Se camminando in ambienti delicati noi escursionisti possiamo danneggiare l’ecosistema locale, di certo lo facciamo molto meno di discariche e sversamenti che oltraggiano perennemente molti di questi luoghi, nonostante le nostre tante, periodiche, segnalazioni.

Molti di noi hanno inoltre un’attenzione maniacale e  raccogliamo i rifiuti che trovano.  

E comunque, se qualcuno di noi arriva a entrare in contatto con  ambienti fangosi, acquatici, “scarrupati”, senza sentieri, difficilmente accessibili, dove non va la massa, di certo è interessato a preservarli, anche perché conoscendoli, impara ad amarli e va a incitare le istituzioni a tutelarli

Forse … più che inquinatori siamo “guardie ambientali” e c’è bisogno di noi, senza temere che qualche scarpone e bastoncino telescopico danneggino luoghi che subiscono aggressioni ben più gravi e che possono essere tutelati proprio dalla nostra frequentazione.

Per esempio nel 2015 alcuni cittadini romani (me compreso) e formellesi hanno ripulito la galleria etrusca della Selviata (cap. 13) dai rifiuti ivi gettati nel tempo dai pozzi di servizio. Hanno poi ripulito dai rovi, rendendolo nuovamente fruibile, l’acquedotto etrusco della Torraccia (lo racconto nel capitolo 9). Abbiamo poi ripulito un tratto dell’antica Via Cornelia sulla Boccea e tanto altro.

In un paese, insomma, con tanti crimini contro l’ambiente e contro la collettività, voi vi concentrate sul piccolo danno che possono fare, in zone spesso difficili da raggiungere, gli escursionisti? Dai! Non toglieteci una delle poche gioie che ci sono rimaste: quella di andare nella natura!

Soluzioni?

Per evitare questo scontro che non porta a nulla di buono, insieme ad alcuni colleghi guide, in primis l’amica Susanna Milani, Guida Turistica (peraltro DMO … ) e, poi, alcuni colleghi Guide Escursionistiche Ambientali aderenti alla LAGAP, Libera Associazione Guide Ambientali Professioniste (l’associazione alla quale appartengo) abbiamo individuato una prima soluzione: un dodecalogo di norme da osservare, che non limita la nostra libertà e che, al contempo, tranquillizza chi è preposto a controllare.

1)Non lasciamo mai segni del nostro passaggio – nessun rifiuto abbandonato neanche organico (resti di frutta o altro) – i tabagisti porteranno un posacenere portatile e tutti riportano a casa i propri rifiuti in un sacchetto organico.

2) Portiamo un altro sacchetto organico con noi per raccogliere i rifiuti che troviamo.

3) Non tocchiamo cuccioli di animali selvatici apparentemente abbandonati e non diamo mai cibo agli animali selvatici in genere.

4) Il nostro cane va legato in presenza di animali e, dove richiesto, va tenuto sempre legato.

5) Non raccogliamo la flora selvatica ed evitiamo di calpestare piante o cespugli delicati.

6) Evitiamo di urlare, parlare ad alta voce o fare rumori per non allarmare la fauna locale. Meglio ascoltare il canto degli uccelli, gli odori delle piante, la vita che vibra intorno a noi.

7)Prestiamo attenzione a reperti, resti o ruderi di antichità anche apparentemente insignificanti, strutture o cavità artificiali abbandonate, evitiamo di toccarli o calpestarli e tantomeno raccoglierli (coccetti o simili). E’ buona cosa invece fotografarli e fornire informazioni al Comune o alle istituzioni di competenzainsieme alle coordinate del luogo.

8) Rispettiamo le proprietà private, entrandovi previa autorizzazione dei proprietari.

9) Non calpestiamo i campi coltivati. Al limite ci passiamo di lato.

10) Stiamo lontanti dagli animali al pascolo e chiudiamo sempre eventuali cancelletti che apriamo per transitare.

11) Segnaliamo alle autorità di competenza qualsiasi azione illegale o comportamenti pericolosi per l’ambiente e per l’incolumità di animali e persone, di cui dovessimo essere testimoni.

12)Chi, opera professionalmente in natura, si ponga il costante obiettivo di dedicare almeno una parte del suo tempo alla divulgazione, alla sensibilizzazione e al trasferimento dei valori e dei fattori che regolano i nostri ecosistemi, oltre che raccontarlo ai clienti nel corso delle escursioni.

Il punto 12 ci suggerisce una seconda soluzione.

Noi guide ci prendiamo l’impegno di fare educazione ambientale. E, se nel nostro piccolo riusciamo a fare  molto, ma immaginate quanto potrebbe fare lo Stato?

Pensate! Basterebbe che i telegiornali dedicassero cinque minuti anziché i soliti quindici a raccontarci quanti sono i positivi Covid nei luoghi più sperduti della Terra e alle temibili pandemie previste con certezza nei prossimi anni e, dei dieci minuti avanzati, cinque verrebbero utilizzati per illustrare le buone abitudini su come fortificare le difese immunitarie e gli altri cinque per educare al rispetto dell’ambiente e a sensibilizzare verso modelli di sviluppo più umani e sostenibili.

Poi c’è una terza soluzione, possibile grazie al contributo di una categoria di persone alla quale abbiamo accennato e che ora andiamo a conoscere.

Le Sentinelle del Territorio.

Solo intorno a Roma centinaia, migliaia di persone, anche ispirate dalle guide che ho scritto, hanno cominciato in questi anni a perlustrare in modo sistematico il loro territorio. Esse esplorano i dintorni dei luoghi dove abitano: li leggono e li decifrano; sono attente ai segni di degrado; imparano e a loro volta insegnano a figli e amici a preservare questo paesaggio unico al mondo; trasmettono l’amore e lo stupore per queste meraviglie.

Una volta scoperto un sito nascosto corrono a cercare informazioni sulla rete dove però spesso non trovano nulla. Si informano allora su testi del passato e vanno anche a bussare alla porta degli anziani del posto (i quali li accolgono attoniti e felici), per avere informazioni … (ah! In caso contattano anche me. Eheheh!).

E la loro fantasia, la loro intuizione, prende il volo.

Capita che un rudere, davanti al quale erano passati chissà quante volte, attiri la loro attenzione, che comincino ad osservarlo con occhi nuovi e scoprono che quel rudere era un mulino edificato mille anni fa e intorno ad esso, dove ora c’è un folto bosco, una comunità lavorava e prosperava.

Ed eccoli giungere alla fase successiva: comunicare in modo compulsivo ed entusiasta, on line e off line, le loro scoperte. Ed ecco che altri vanno a imitarli …

Essi rappresentano un modo nuovo o, meglio, un modo antico di vedere le cose:
veri e propri operatori culturali, degni epigoni di cento e passa generazioni geniali che hanno reso l’Italia ricca e feconda come nessun altro paese al mondo.

Un vero Movimento, singolare e di certo inedito, almeno in Italia. Nulla a che fare con il fu movimento cinque stelle, ma un Movimento che ha a che fare piuttosto con qualcosa di più profondo.

Le “Sentinelle del Territorio”, portatori sani di mistero, sempre pronti a tenere accesa la fiammella della libertà, della cultura, della curiosità, della voglia di vivere, dell’amore per il nostro paese e a salvaguardare le nostre radici e il nostro capitale culturale e ambientale,

E potete immaginare quanto sono orgoglioso di aver contribuito ad ispirare tutto questo.

Cosa portare con te nella ricerca dei luoghi segreti:

Ecco alcuni suggerimenti su cosa portare, in particolare, nelle escursioni relativamente più complesse (quelle acquatiche e ipogee) descritte in queste guide, come il fosso del Peccato, le gallerie etrusche, la cascata dell’Inferno, i bagni della Regina, la Gola dell’Acqua Rossa. Fermo restando che ambienti ipogei e corsi d’acqua incassati e in ombra vanno evitati dopo periodi di piogge, dato che diventano, in alcuni tratti, fangosi e allagati e viceversa se un tracciato è percorribile in autunno e inverno, può non esserlo in primavera inoltrata o in estate per via dei rovi.

❶ Bastoncini telescopici: aiutano a mantenere l’equilibrio in particolare nei pendii ripidi e durante i guadi.

❷ Scarpe da trekking basse. Direi di evitare gli scarponi sopra la caviglia, perché l’acqua penetra facilmente e appesantisce. Meglio bagnarsi. Camminando, poi, l’acqua esce dalle scarpe basse. Poi ci si cambia del tutto appena si torna all’auto.

❸ In alternativa le galosce al ginocchio, che però possono essere scivolose e vanno bene sempre che il livello dell’acqua sia inferiore alla loro altezza.

❹ Pantaloni lunghi da escursionismo, leggeri d’estate, per i rovi. Ottimi quelli modulabili con la zip, che si trasformano in bermuda.

❺  D’inverno: diversi strati di vestiti: maglietta magari in capilene, pile, guscio in goretex. Magliette di ricambio, dal momento che anche in inverno, risalendo i pendii, in mancanza di vento, si può patire il caldo. D’estate: spray repellente per insetti e, se si passa in terreni vicini a mandrie di animali, spray specifico per zecche. Cappello e crema consigliati, per quanto molti itinerari sono all’interno della vegetazione. E, anche, ghiaccio secco e ammoniaca per storte e punture da insetti.

❻ Una cesoia (di quelle per potare le rose) per tagliare eventuali rami di rovi ingombranti lungo i percorsi.

❼ Guanti di pelle da lavoro per scansare i rovi, soprattutto d’estate.

❽ Torcia per le gallerie.

❾ Un ricambio completo da lasciare in macchina.

10  Quando decidete di fare uno degli itinerari descritti, per prima cosa dovreste individuare su Google Earth le coppie di coordinate descritte nei relativo capitolo. Così da avere una visione di quanto e dove andrete a camminare. Allo stesso tempo, per il tramite della funzione “condividi link” porterete su smartphone i relativi link che andrete a toccare in sequenza man man che arriverete al luogo segreto da individuare. Vanno salvati inoltre per poterli avere con voi qualora non ci sia campo. Alcuni luoghi segreti sono comunque complessi da raggiungere, (sono praticamente tutti fuori sentiero) e un po’ di intuito rende l’avventura più gratificante.

Tre riflessioni prima di partire per l’avventura.

Nel tempo mi sono accorto che il modo in cui guardavo il paesaggio, stava diventando simile a quello con cui lo aveva guardato Pasolini. Egli comprese l’importanza di mantenere l’identità e la cultura di un popolo e del suo territorio e, con probabili capacità divinatorie, vide un futuro di disgregazione.

Ebbene, tre persone che stimo, raccontando del mio lavoro di valorizzazione del territorio intorno alla capitale, si sono più o meno volontariamente rifatte a Pasolini.

Il primo amico è Lorenzo Borrè, compagno di scalate e ghiacciai, intellettuale di valore e organizzatore di convegni di alto profilo, pur facendo nella vita un lavoro aprosaico, ovvero l’avvocato di successo:

Le guide di Luigi, già nell’introduzione, confermano l’esistenza di un legame fra l’escursionismo e l’alpinismo, passioni coltivate dall’autore in quello spirito di scoperta che accomuna queste due attività, e che condivido con lui. Non solo; la riscoperta di luoghi che sono un po’ l’anima nascosta del territorio che circonda Roma e che rimandano ad una geografia interiore spesso dimenticata, ma presente, richiama la filosofia del camminare di Henry David Thoreau, di quello “stare nella Natura” che è contemporaneamente stare nella Storia, attraversando, anche diacronicamente, il territorio. Escursioni da fare da soli o in compagnia. Queste guide non possono mancare nella collezione di chi coniuga escursionismo, spirito di ricerca e amore per il proprio territorio”.

Inoltre Lorenzo, in uno dei suoi articoli filosofici pubblicati da Arianna Editrice, scrive quanto sotto che collima con il mio pensiero: “La cultura di un territorio e dei suoi borghi è viva e vitale finché è forte l’epos che la fonda e la nutre, trasformando questo territorio in ethos, “il posto da vivere”.

Il cedimento di questo retaggio di fronte alla spinta annichilente della globalizzazione si registra con lo spopolamento dei borghi, conseguenza non solo di uno stravolgimento delle economie locali, ma anche di uno spaesamento,  causato da insediamenti commerciali e industriali  che stravolgono il paesaggio e con esso  la geografia interiore di quanti in quel territorio vivono da generazioni. E di qui, appunto, la sensazione di spaesamento che porta ad abbandonare i borghi aviti, che sopravvivono – quando va bene – nella forma dell’albergo diffuso, per andare ad abitare in anonimi agglomerati urbani, più adatto ai ritmi del “produci, consuma, crepa”.

La morte delle culture particolari, cosi come quelle delle specie su cui si fonda la ricchezza della biodiversità, rischia di diventare un fenomeno irreversibile, con il conseguente dissolvimento di modi di vivere, di saperi, di piccole arti e di identità locali che costituiscono la nervatura culturale del Paese. E tra le culture quasi scomparse amo ricordare quella dei butteri pontini: l’epos delle paludi pontine e della loro bonifica, vide appunto tra i suoi protagonisti il buttero, archetipo antropologico che rappresenta l’uomo integrato nella natura, nella sua durezza, ma anche nei suoi ritmi, l’uomo che vive a cavallo e che ha i suoi riti, le sue feste, i suoi giochi per mitigare la severità delle condizioni estreme delle paludi … “

Il secondo amico è Luca Bellincioni, insegnante e attento valorizzatore dei paesaggi e della cultura del Lazio con il suo blog  “Il Lazio dei misteri“ e con i libri, scritti insieme alla compagna Daniela Cortiglia: “I Castelli abbandonati “ e “     “ 

Eccolo:

Dopo oltre cinquanta anni di abbandono e disinteresse, durante i quali si è parlato di Campagna romana quasi solo in termini pasoliniani o di denuncia di degrado, ora questo territorio,  dato da molti per spacciato (cosí ne parlava il milanese TCI in un libro di oltre vent’anni fa sui paesaggi d’Italia con una compiaciuta visione antiromana) si riscopre non solo ancora bellissimo, pur nell’ovvia frammentarietá comunque minore rispetto ad altre metropoli, ma addirittura avventuroso.

Il lavoro di Luigi di riscoperta e documentazione potrebbe avere notevoli risvolti sociali, culturali se non politici.  

Oggi ogni ulteriore metro di Campagna Romana dato  ai costruttori é un crimine  contro l’ambiente e la cultura. Meno male che c’è  Luigi, che si prodiga nel mostrarcu quanto abbiamo sotto gli occhi (e che troppi non vedono per ignoranza) e quanto rischiamo continuamente di perdere”.

Il terzo è una terza, Linda Cottino, scrittrice e penna di spicco di Montagne 360, il magazine del Club Alpino Italiano, uno dei più letti in Italia:  oltre 320.000 soci/lettori. Ecco cosa scrisse in merito alle mie guide sul numero di novembre 2020 di “Montagne 360”.

Camminare, in Italia, sempre più si afferma come un atto rivoluzionario. All’inizio magari inconsapevole, ma che si insinua nell’animo e mette radici. Diventa un bisogno come l’aria. Ma un atto tanto semplice e normale come può essere divenuto rivoluzionario? Di fatto oggi, all’alba del terzo millennio, è più che mai un atto di volontà; perché ci costringe a lasciare la nostra confort zone, perché riportandoci al cuore del territorio ci sbatte in pieno volto la disintegrazione delle bellezze paesaggistiche avvenuta con l’industrializzazione della seconda metà del Novecento;
e perché poi questa rinata consapevolezza può indurci a modificare almeno un po’ i nostri stili di vita. A ben guardare è una tendenza che si è affermata già da qualche tempo, ma in questo “anno del virus” la spinta a esplorare i paraggi delle nostre case si è come rinsaldata, è divenuta un bisogno primario, di movimento, di impressioni incontaminate, di libertà.
Luigi Plos l’aveva già sperimentato tre anni fa, quando iniziò a percorrere sentieri e viottoli nella campagna a nord di Roma, subito a ridosso del famigerato raccordo anulare, riscoprendo opere mangiate dalla natura e paesaggi fascinosi divenuti
invisibili, cascate, cave, acquedotti, vestigia dell’impero romano, insediamenti medievali dimenticati dal tempo”.

Stiamo per partire, amici avventurosi.

Ora abbiamo la prova provata che i dintorni di Roma, per la loro selvaticità e le loro suggestioni, sono unici al mondo grazie alla commistione durata millenni tra la morfologia del territorio (che ha permesso l’isolamento di ampie aree) e l’uomo.

Facendo questi itinerari comprenderemo che possiamo allargare i nostri confini, anche senza per forza uscire da quelli territoriali, comprenderemo che solo la conoscenza del nostro territorio e della nostra storia possono, forse, tenere in piedi il nostro paese, visto che il nostro passato è il carburante del nostro futuro e comprenderemo che scoprire il nostro territorio è un atto di libertà e di sviluppo sostenibile.

Di luigi plos

56 anni, con una figlia di 21, ho sempre avuto una grande passione per l’avventura, che ho cercato per molto tempo in alta montagna e, negli ultimi anni, vicino Roma. Fin da ragazzo rimasi infatti sorpreso dalla smisurata quantità di luoghi segreti a due passi da Roma. Così, dopo oltre vent’anni dedicati all’alpinismo e all’escursionismo di buon livello ho cominciato, nel 2011, a perlustrare in modo sistematico il territorio dove vivo (cosa che peraltro avevo sempre fatto), conoscendolo in modo sempre più approfondito. Questa conoscenza si è concretata in circa cinquecento articoli postati su questo blog, in cinque guide escursionistiche e tanto altro. Il tutto sempre inerente i luoghi sconosciuti e straordinari intorno alla capitale e il tutto intervallato da riflessioni su politica, ambiente, clima, energia (il risparmio energetico è l'altra mia occupazione).

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