la cascata dell'Inferno dall'alto. Foto di Davide Bellofatto

Sotto: la cascata della Val Rosandra.

La Val Rosandra, che percorsi circa trent’anni fa, è una valle alpina singolare:

sembra di stare in alta montagna.

Invece ha inizio a soli ottanta metri sul livello del mare, subito dopo l’ultima abitazione di una frazione di Trieste.

Ah! L’ultima abitazione di questa frazione è il rifugio “Premuda” del CAI, il rifugio alpino a più bassa quota d’Italia e, penso, del mondo; punto di partenza per le escursioni in questa valle spettacolare.

La cascata dell’Inferno dall’alto – Foto di Paolo Leonardi.

Spettacolare fra l’altro per via della sua celebre cascata, meta di nuotate, per triestini e non, nei mesi estivi (e spettacolare anche per chi come me ama le linee ferroviarie secondarie, per via dei resti della ferrovia arditissima che percorreva la valle).

Questa cascata dista solo una dozzina di chilometri in linea d’aria dal centro di Trieste.

Mai avrei immaginato, quando vidi questa cascata che, nel tempo, avrei trovato cascate altrettanto suggestive a una manciata di chilometri da Roma.

La galleria vegetale nella forra del Crèmera. Foto di Davide Bellofatto.

L’erosione di strati di diversa consistenza del territorio intorno alla capitale ha infatti favorito la creazione di numerose cascate all’interno di forre sorprendentemente selvagge.

Risale a ormai vent’anni fa (inizio 2001), come tutti sanno ormai urbi et orbi, il giorno in cui scoprii la forra del Crèmera, a circa dieci chilometri in linea d’aria dal GRA.

Un amore imprevisto, che mi portò a perlustrarla metro per metro, fino a giungere, un dì, al cospetto della cascata dell’Inferno, ormai anch’essa nota urbi et orbi e, un altro dì, al cospetto della cascata dove possiamo dire ha inizio il fiume, la quale raccoglie le acque dell’ampio impluvio superiore.

La cascata dove inizia il Crèmera – Foto di Paolo Leonardi.

Per anni ho letteralmente sguazzato all’interno della forra del Crèmera da una cascata all’altra.

Da tempo cercavo, però, di percorrerne l’orlo superiore, visto che gli episodi franosi erano aumentati, oltre alle raccomandazioni dei guardiaparco di non arrivare più alla cascata dell’Inferno – divenuta nel tempo meta di “processioni” anche per … colpa mia –  al fine di tutelarne il delicato ecosistema.

La galleria vegetale della forra del Crèmera – Foto di Paolo Leonardi.

Insomma, data la pericolosità, la fatica e la necessità di non avvicinarsi dal basso alla cascata dell’Inferno, cercavo un modo per percorrerne il bordo superiore.

Ma sembrava impossibile per via degli ammassi di rovi.

Tre mesi fa, la svolta. L’amico Diego Perucchini, il lucumon maggiore di Sacrofano, mi comunica che, per i suoi asinelli, ha da pochi giorni aperto a roncolate una traccia che collega le due cascate passando dall’alto.

La verifico: in alcuni tratti è a picco sull’abisso della forra per la nostra adrenalina, ma … se po’ fa’!

La galleria vegetale – Foto di Davide Bellofatto.

L’inizio è attraverso gli assolati altopiani sommitali del Sorbo.

Scendiamo quindi a precipizio in un folto bosco, risaliamo su un altro altopiano con ampia vista sugli antichi edifici vulcanici del Monte Razzano e del Monte Musino, scendiamo di nuovo a capofitto e questa volta nel clou dell’escursione.

Eccoci finalmente percorrere l’orlo superiore della forra.

Sull’orlo della forra del Crèmera. Foto di Davide Bellofatto.

A un certo punto scendiamo sul suo fondo, lungo una traccia ripidissima con alcuni cordini che agevolano l’erta discesa.

Il fatto è che dobbiamo ammirare da vicino la “galleria vegetale”, ovvero il punto dove il fiume si incunea fra maestose pareti rocciose di un verde brillante per la totale copertura vegetale favorita dalle cascatelle che stillano da ogni dove. E, poi, a quel punto, andiamo a contemplare la poco lontana cascata iniziale, attiva solo in periodi piovosi.

Nella galleria vegetale – Foto di Paolo Leonardi.

Riprendiamo a percorrere il bordo della forra, fino a giungere al cospetto della cascata dell’Inferno.

Anche dall’alto è maestosa.

In particolare nel corso di questo singolarmente piovoso inverno 2020/2021.

Giriamo intorno al grande catino roccioso che la contiene e ce la godiamo sia frontalmente che arrivandovi proprio sopra come faccio io, un po’ inconsciamente, come vedete nella foto sotto.

Il grosso ormai è fatto e andiamo felicemente a concludere l’anello, ripercorrendo di nuovo gli altopiani del Sorbo.

Foto di copertina: la cascata dell’Inferno dall’alto. Foto di Davide Bellofatto.

Io sul ciglio della cascata dell’Inferno. Foto di Sonia Spaccatrosi.

Di luigi plos

55 anni, con una figlia di 20, ho sempre avuto una grande passione per l’avventura, che ho cercato per molto tempo in alta montagna e, negli ultimi anni, vicino Roma. Fin da ragazzo rimasi infatti sorpreso dalla smisurata quantità di luoghi segreti a due passi da Roma. Così, dopo oltre vent’anni dedicati all’alpinismo e all’escursionismo di buon livello ho cominciato, nel 2011, a perlustrare in modo sistematico il territorio dove vivo (cosa che peraltro avevo sempre fatto), conoscendolo in modo sempre più approfondito. Questa conoscenza si è concretata in circa cinquecento articoli postati su questo blog, in cinque guide escursionistiche e tanto altro. Il tutto sempre inerente i luoghi sconosciuti e straordinari intorno alla capitale e il tutto intervallato da riflessioni su politica, ambiente, clima, energia (il risparmio energetico è l'altra mia occupazione).

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