segreti in outsourcing - Dolina nei pressi del torrente Rigomero (Vetralla) foto di G. Gatti
Lungo il Fosso Rigomero - Vetralla - Foto di M. Bordini
Lungo il Fosso Rigomero – Vetralla – Foto di M. Bordini

Per festeggiare l’uscita della nuova edizione delle guide ai Luoghi Segreti a due passi da Roma, ecco un super post su un luogo segreto inedito.

Come sono solito raccontare nel corso delle presentazioni delle tre guide, nelle quali la narrazione dell’avventura a chilometro zero si unisce alla scoperta e alla valorizzazione del territorio unico al mondo che circonda la capitale, avevo sempre pensato che il sistema delle gallerie etrusche di Formello fosse un unicum…

finché un giorno non mi fecero scoprire il Ponte Coperto presso Ceri.

Dopodiché avevo sempre pensato che il Ponte Coperto fosse un unicum…

finché l’amico Mauro, imbeccato dall’amico Giancarlo, non mi portò a esplorare il corso del

Fosso Rigomero, presso Vetralla.

Questo sito è più lontano da Roma rispetto agli ormai circa cento luoghi segreti descritti in questo blog, ma va assolutamente inserito nel novero, e nello specifico va inserito nella rosa di quelli più stupefacenti.

Nel raggio di poche centinaia di metri vi troviamo gallerie etrusche, un acquedotto di antica origine, una forra ancor più bella di quella che precede il Ponte Coperto, due cascate che ricordano più in piccolo quella del Corese e quella sotto Ceri, un ambiente fluviale tipo forra del Crèmera e, per soprammercato, una dolina che rimanda a quella del Pozzo del Merro, pur se di natura diversa. Insomma una summa delle varie forme di paesaggio viste nel blog.

Eppure di questo sito pazzesco non ci sono quasi informazioni, a parte, che io sappia, quella comunicatami dall’amico Giancarlo Gatti di Tuscia Rupestre (dal quale è partito tutto), che mi racconta di una storia tramandata dagli anziani del posto, su un brigante che nascose un forziere d’oro lungo il suo corso.

E questa storia, direi, è un ulteriore incentivo per andare ad esplorarlo!

Del resto anche per la gran parte degli altri luoghi di cui scrivo non ci sono fonti di carattere storico o archeologico alle quali attingere.

Per esempio sul già citato Ponte Coperto (un luogo che, come le gallerie di Formello, se fosse in Francia, verrebbe attrezzato, pubblicizzato ad alzo zero e fatto pagare un congruo biglietto per la sua visita), se andate su internet, non trovate alcuna informazione a parte l’articolo che ho pubblicato, e poco altro.

Suggestioni fra le gallerie idrauliche presso il Fosso Rigomero
Suggestioni fra le gallerie idrauliche presso il Fosso Rigomero

Il fatto che non ci siano informazioni su tanti luoghi vicino Roma così straordinari è,  forse, dovuto ai tanti motivi che abbiamo sviscerato nel blog.

Su questo argomento mi sono sempre posto due domande:

la prima è se sia stata la quantità esagerata di siti straordinari che ci circonda, simboli di un passato unico al mondo, ad avere assuefatto noi italiani alla bellezza, e a non prestarle quindi l’attenzione che merita, oppure se siano state le nostre classi dirigenti che, dopo la seconda guerra mondiale, hanno perso il senso della bellezza a vantaggio del profitto, non hanno ad essa educato i cittadini come è stato fatto in passato e hanno piuttosto favorito l’estinzione della civiltà degli architetti e l’inizio della civiltà dei geometri (senza offesa per i geometri, ovviamente!)

Basti pensare ai tanti quartieri di Roma costruiti prima del 1940: Garbatella, San Saba, la città giardino di Montesacro, il ICP Tiburtino II e altri: fiabeschi complessi di corti-giardino con articolati percorsi pedonali, armoniche gradinate di saldatura tra i vari livelli e circondati da sinuose, tranquille, strade secondarie.

cascata e acquedotto presso il fosso Rigomero (Vetralla)
cascata e acquedotto presso il fosso Rigomero (Vetralla)

Peccato che, evidentemente, tutto questo venisse a un certo punto considerato uno spreco di spazio e di risorse, e allora: via con l’edilizia di massa post 1945.

Eppure, nonostante tutto ciò, ancora si scorge, vagando per la campagna romana, e per l’Italia in genere, l’opera di un’intelligenza collettiva, che ha dato, nei millenni, armonia alle forme.

Come abbiamo per esempio letto nel post dedicato al Castellaccio di Castel Campanile, anche alle porte di Roma possiamo vedere il sapere millenario nella solerte modellazione del terreno, nella sobria eleganza delle architetture rurali, nella bellezza della geometria con le linee che delimitano i campi fra le colline e addolciscono le asperità.

E’ il celebre paesaggio italiano forgiato da cento e passa generazioni che lo hanno vissuto e lavorato e che hanno unito utilità e bellezza, forme e colori, capacità produttiva e resa estetica del paesaggio, fino ad giungere ai tanti panorami, più e meno celebri, che fanno bene alla mente, al cuore, alla salute.

La seconda domanda è se sia il mirabile paesaggio che circonda la capitale ad aver fatto sì che i nostri antenati edificassero opere esteticamente superbe, oppure se sia stato il tocco di chi ci ha preceduto ad avere reso questo paesaggio così straordinario. Io penso siano giuste entrambe le ipotesi.

Perbacco! Ho divagato un po’ troppo.

Lungo il corso del fosso Rigomero - foto di M. Bordini
Lungo il corso del fosso Rigomero – foto di M. Bordini

Torniamo al nostro Fosso Rigomero.

La prerogativa di questa escursione è che, qualunque cosa incontriamo, è stupefacente.

Lasciamo la macchina ai bordi di un’anonima strada bianca che taglia il consueto, arioso, mansueto e panoramico paesaggio della campagna laziale, facciamo pochi passi e ci immergiamo nella meraviglia.

In poche centinia di metri troviamo in sequenza: gallerie etrusche, una cascata che sbuca da sotto le arcate di un antico acquedotto, un pozzo di crollo, simile alle doline di sprofondamento del Carso, un vero canyon simil alpino/appenninico pur in miniatura, al termine del quale un’altra cascata spumeggia fra le rocce con forza inusitata.

Infine, per sovrammercato, anche una profonda e stretta via cava come tante che abbiamo visto (per esempio quelle di Ceri).

la via cava presso il Fosso Rigomero - foto di M. Bordini
la via cava presso il Fosso Rigomero – foto di M. Bordini

Ma questa via cava ha una caratteristica unica anche rispetto alle ventine che ho visto in decenni di escursioni: è scavalcata da un esile, antichissimo, ponticello di pietra, largo non più di settanta centimetri e senza parapetto (foto accanto), e questo farebbe ipotizzare che incanalasse l’acqua, vertiginoso a sufficienza per chi lo percorre e che nulla ha da invidiare, come scarica adrenalinica, ai ponti tibetani delle ferrate delle Dolomiti, o della Val Roya, o della Val di Susa, o… del Tibet!

E a questo proposito vorrei sfidare i maggiori conoscitori della Tuscia che ci leggono abitualmente, Luca Bellincioni, Adrian Moss, Francesco Braghetta, Diego Perucchini, Gianni Curti (il quale anche mi ha indotto a recarmi in questo luogo con le sue foto magiche…), Roberto Maldera, Andrea Bovo, Giancarlo Gatti (al quale, come detto, devo la scoperta di questa meraviglia)  ecc., a citare posti simili.

Ah! La via cava è parzialmente ricoperta di immondizia.

E questo indizio avvalora la tesi per la quale è la nostra classe dirigente a non aver creato una cultura del rispetto e della valorizzazione del nostro paesaggio, e a non avere favorito, per pigrizia mentale e per interessi personali, il conferimento dei rifiuti nelle isole ecologiche, legiferando per punire severamente chi non lo fa.

Per concludere, ho intenzione di organizzare presto un’escursione in questo sogno.

Un’escursione inedita e il cui itinerario non è incluso nelle tre guide!

Il canyon del Fosso Rigomero - Vetralla - foto di M. Bordini
Il canyon del Fosso Rigomero – Vetralla – foto di M. Bordini

L’idea è farla un sabato pomeriggio, affinché possiamo, una volta finita la passeggiata, andare a fare un bagno caldo serale alle non distanti terme en plein air di Viterbo.

Che ne dite?

La foto di copertina è di Giancarlo Gatti di Tuscia Rupestre.

Il Fosso Rigomero
il segreto dei dintorni di Roma (inel fosso Rigomero – di G.Gatti))

Di luigi plos

55 anni, con una figlia di 20, ho sempre avuto una grande passione per l’avventura, che ho cercato per molto tempo in alta montagna e, negli ultimi anni, vicino Roma. Fin da ragazzo rimasi infatti sorpreso dalla smisurata quantità di luoghi segreti a due passi da Roma. Così, dopo oltre vent’anni dedicati all’alpinismo e all’escursionismo di buon livello ho cominciato, nel 2011, a perlustrare in modo sistematico il territorio dove vivo (cosa che peraltro avevo sempre fatto), conoscendolo in modo sempre più approfondito. Questa conoscenza si è concretata in circa cinquecento articoli postati su questo blog, in cinque guide escursionistiche e tanto altro. Il tutto sempre inerente i luoghi sconosciuti e straordinari intorno alla capitale e il tutto intervallato da riflessioni su politica, ambiente, clima, energia (il risparmio energetico è l'altra mia occupazione).

2 pensiero su “Il Fosso Rigomero”
  1. Ciao ho una casa a Vetralla e quest’estate sarò qui con la mia famiglia. Puoi darci qualche indicazione in più sul fisso rigomero?

  2. Tratto dalle nuove guide ai luoghi segreti. A presto Alessio!

    1. Il Fosso Rigomero.
    Avevo sempre pensato che il sistema delle gallerie etrusche di Formello fosse un unicum, finché gli amici Mauro, Diego e Pierpaolo mi portarono a esplorare il Ponte Coperto presso Ceri.
    Strabiliato dal Ponte Coperto, avevo sempre pensato che questo fosse un unicum, finché, imbeccati dall’amico Giancarlo Gatti, andammo a esplorare i dintorni del Fosso Rigomero.
    Questo sito è relativamente distante da Roma, ma l’ho dovuto inserire, in quanto è uno dei più stupefacenti fra tutti quelli che ho esplorato. Nonostante la sua singolarità non ci sono informazioni, che io sappia, a parte quella data da Giancarlo, che narra una storia tramandata dagli anziani del posto, su un brigante che nascose un forziere d’oro lungo il suo corso. Che dire? Un ulteriore incentivo per esplorarlo! La prerogativa di questa escursione è che tutto è sontuoso.
    Vediamo ora cosa succede, quando quattro disadattati decidono di calarsi in questa forra. Diego, Mauro, Matteo e Luigi lasciano la macchina ai bordi di un’anonima strada bianca che taglia il consueto, arioso e panoramico paesaggio della Tuscia, fanno pochi passi e si immergono nel mondo dello stupore, quello di quando si è ancora bambini e ogni cosa è pura adrenalina e ricerca dell’ignoto. In poche centinaia di metri trovano, in sequenza, una galleria etrusca, un acquedotto di antica origine, un canyon con cascata terminale, una singolare via cava e, a rendere il tutto eccezionale, due immensi pozzi da crollo.
    Ma andiamo per ordine. I magnifici quattro, camminando sul fondo della forra, entrano in una breve galleria e, appena fuori, si trovano sul fondo di un immenso pozzo da crollo, degno delle celebri doline del Carso. Rientrano in galleria e spuntano in un altro, ancor più grande pozzo da crollo. A questo punto si calano per un pendio, ripido e roccioso, con l’adrenalina che pulsa, anche perché tutto intorno è franoso. Un’altra galleria, anch’essa breve e dalla volta altissima, ed eccoli sulla riva del torrente, che in quel punto esce da un piccolo e selvaggio canyon.
    È aprile 2018. Dopo mesi di pioggia l’acqua arriva alla coscia. Ovviamente i quattro vi si immergono e risalgono il canyon per alcune centinaia di metri, fino a giungere alla cascata terminale. Tornano quindi indietro, tirano fuori la corda, risalgono una scarpata molto ripida, attraversano un campo dall’erba alta e giungono al cospetto di un acquedotto, fra le cui arcate zampilla, potente, una cascata. E non è finita, perché, fatte alcune centinaia di metri, i quattro trovano anche, per soprammercato, una stretta e profonda via cava.
    Questa via cava ha una caratteristica unica anche rispetto alle ventine ammirate in decenni di escursioni: è scavalcata da un esile, antico ponte di pietra, largo non più di settanta centimetri e senza parapetto (questo farebbe ipotizzare che incanalasse l’acqua), vertiginoso a sufficienza per chi lo percorre e che ben poco ha da invidiare, come scarica adrenalinica, ai ponti tibetani delle ferrate delle Dolomiti, o di quelle della Val Roya, o di quelle della Val di Susa, o … ai ponti del Tibet!
    Il Fosso Rigomero è, insomma, una summa delle forme in cui si declina il nostro paesaggio. Ah! La via cava è, purtroppo, parzialmente ricoperta di immondizia. La nota stonata di un’escursione da sogno.

    A chi va bene: a chi ama sentire pompare l’adrenalina
    Dislivello: circa 30 metri
    Durata: 2 ore
    Difficoltà: alta, in particolare se si percorre il canyon in primavera con l’acqua alta. Tutta l’area è franosa. Da non fare dopo giorni di pioggia
    Attrezzature richieste un bastoncino telescopico. Galosce per il fango e per l’acqua alta. Scarpe da scoglio o da torrentismo per il canyon quando c’è l’acqua. Torcia elettrica per la galleria etrusca, qualora non sia allagata. Cesoia/Roncola. Cambio ché ci si bagna
    Periodo raccomandato: primavera per percorrere il canyon con l’acqua. Altrimenti il periodo migliore è l’inverno, allorché ci sono meno rovi
    Treno + bici: si. Dalla stazione di Vetralla. Si lascerà la bici prima di scendere nella forra
    Picnic: fattibile, magari insieme a un bagno caldo, presso le vicine Terme delle Masse di S. Sisto (tessera annuale), o presso le poco più distanti Terme Carletti (libere), o presso le più distanti Terme del Bagnaccio (vi si entra con pochi euro)
    Bambini: no
    Joelette: no
    Descrizione: percorrendo la Cassia in direzione di Viterbo, dopo aver superato Vetralla, si contano 2.7 Km dall’incrocio con la strada che porta a Tuscania. Circa 100 m dopo il cartello del Km 72 si prende la rampa a sinistra, facendo attenzione all’attraversamento della strada e si imbocca la strada che troviamo sul punto più alto della rampa, Strada degli Orti. Si prosegue per 2,4 Km su questa strada, che diventa bianca e sempre più panoramica e in leggera discesa in mezzo ai campi. Si parcheggia a una curva (42.351871, 12.034131). Si fanno pochi metri a destra in direzione della macchia e ci si trova davanti la forra. Si individua il punto meno ripido, con immondizia, sigh, e si scende – utile una corda per i meno esperti. Appare subito un grande cunicolo, probabilmente etrusco, allagato in primavera. Si continua lungo il fosso e si sottopassa la prima galleria. Si entra nel primo, maestoso, pozzo da crollo. Si continua, si percorre la seconda galleria e si entra nel secondo, ancor più gigantesco, pozzo da crollo. Lo si rasenta tenendosi a sinistra – probabili rovi. Alla sua estremità si scende lungo la ripida scarpata – utile anche qui una corda – franosa come tutto il percorso, che introduce alla terza galleria. Dopo la terza galleria appare il letto del fosso dei Molini. Per entrarvi, si percorrono una ventina di metri tenendosi alti sulla sinistra. Dopo un breve saliscendi, si arriva su un masso, dal quale si può iniziare la risalita del canyon, per circa duecento metri, fino alla cascata terminale. In primavera l’acqua supera il ginocchio ed è necessaria la roncola. Tornati alla macchina, si oltrepassa la strada bianca e la recinzione e, dopo pochi metri, si può vedere dall’alto il secondo dei due pozzi da crollo (42.351523, 12.033990). Si continua quindi per 500 metri circa lungo “Strada degli Orti” nella direzione opposta dalla quale si è venuti. A un certo punto appare, sulla sinistra, una profonda via cava, attraversata dall’esile e vertiginoso ponte, da percorrere con attenzione.

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