la Casamatta del Forte di Monte Mariola Casamatta del Forte di Monte Mario

E allo stesso tempo il luogo segreto più difficile da scoprire in ambito esplorazione urbana e non solo.

Sottotitolo: “quando stai per appendere la penna al chiodo, perché pensi di non avere più luoghi segreti di cui raccontare e invece … piuttosto, ne stanno per arrivare altri!

risalendo dalla casamatta del Forte di Monte Mario

Questo post è unico, perché racconta del luogo segreto più vicino al centro di Roma delle centinaia sviscerati in questi anni fra libri e blog, oltre ad avercelo vicino casa.

Il post è anche lungo, ma datemi la vostra attenzione e sarete contenti di averlo letto tutto e vedrete che roba, il Forte di Monte Mario!

Fino a circa un mese fa il record di luogo segreto più vicino a dove abito (quartiere Monte Mario) veniva condiviso dalla galleria etrusca di Casal del Marmo https://www.luigiplos.it/la-galleria-etrusca-di-casal-del-marmo/ – a circa 6.000 metri dal centro storico – e il ninfeo del Parco del Pineto: https://www.luigiplos.it/il-ninfeo-di-pineta-sacchetti/ – a circa 4.000 metri dal centro storico – entrambi all’interno del tessuto cittadino.

Nella casamatta del Forte di Monte Mario

Una caratteristica accomuna questi due siti: l’estrema difficoltà nell’individuarli e nel raggiungerli, ben più della gran parte dei luoghi segreti vicino Roma.

Ma come!” Penserete voi “Siamo dentro Roma e ci sono difficoltà nell’arrivarci?!?

E’ controintuitivo.

Ma è proprio il fatto che si trovano così all’interno della città che li rende difficili da trovare, come leggete nei link indicati sopra.

Altrimenti sarebbero facilmente identificabili e perderebbero la qualifica di luogo segreto.

Ho dimostrato ciò in un teorema, che mi ha portato a vincere il Nobel per l’Avventura nel 2022 😉 .

In virtù di questo teorema, la difficoltà nello “scoprire” un luogo segreto è inversamente proporzionale alla distanza dalla metropoli.

Quindi, più un luogo da “scoprire” è lontano, per esempio, da Roma, più è semplice da individuare e VICEVERSA più è vicino, come il sito di cui stiamo per leggere, e più difficile da raggiungere.

E il Forte di Monte Mario è molto vicino al centro di Roma …

Lorenzo all’interno della cinta fortificata del Forte di Monte Mario

Il Forte di Monte Mario aveva diversi record.

Era il più grande dei quindici forti che verso la fine del XIX secolo furono edificati per difendere Roma, in particolare da eventuali attacchi francesi volti a riportare il Papa al potere, superando  la logica non più funzionale della cinta di mura; e la loro logica sarebbe stata presto superata dal veloce sviluppo dell’artiglieria e dalla nascita dell’aviazione .

Era talmente immenso, che le sue propaggini arrivavano al Tevere, a Balduina, a Monte Ciocci e al Monte Vaticano dove si saldava con le mura vaticane.

Era il più vicino di tutti alla città del tempo. Oggi i quindici  forti sono tutti inglobati nel tessuto urbano.

Era quello più ad “alta quota” e anche per questo vi furono installate le prime antenne dell’EIAR, che a seguire, nella sottostante via Teulada, avrebbe preso il nome di RAI.

E, non meno importante, fu quello dove furono lanciati i primi segnali in Italia con il telegrafo senza fili di G. Marconi: verso Caprera.

E arriviamo alla storia della mia “scoperta” del Forte di Monte Mario!

All’interno della Casamatta del Forte di Monte Mario

Frequento il parco di Monte Mario da trent’anni, da quando vi abito nei pressi; e nei mesi primaverili ed estivi vado a correre al tramonto nei boschi sotto lo Zodiaco, con il panorama di Roma Nord e delle montagne.

In questi tre decenni avevo sentito dire, anche da una trasmissione radiofonica, che raccontava di esplorazioni urbane, che presso lo Zodiaco c’era un accesso alla parte abbandonata del Forte di Monte Mario.

Tuttavia, dopo qualche tentativo, avevo rinunciato a cercarlo.

In realtà non mi ero neanche adoperato troppo per trovarlo.          

Tanto … conoscevo altri forti della cinta difensiva romana di fine ‘800: Bravetta, Trionfale, Antenne, Prenestino, Ardeatino … e, poi, non mi finiva mai la ricerca dei luoghi segreti a due passi da Roma.

La mia mente aveva insomma rinunciato a cercare il forte più maestoso di tutti.

Un po’ come il pianeta Aurora, per chi ha letto le saghe dei Robot e della Fondazione, di Asimov.

Dacché Aurora era il pianeta più potente della galassia, era divenuto quello più solitario e abbandonato, e Golan Trevize vi atterra casualmente nel suo viaggio interstellare in cerca della Terra.

All’interno della cinta fortificata del Forte di Monte Mario

D’altra parte sappiamo: la nostra mente è ottimizzata al risparmio energetico.

Se pensa che un obiettivo non sia facilmente raggiungibile, lo esclude, anche se potrebbe ottenerlo sforzandosi.

Ma gli sforzi costano energia e per milioni di anni, con risorse alimentari scarse, l’uomo ha fatto l’indispensabile.

Ancora oggi il nostro cervello è primitivo e, per quanto possibile, evitiamo la fatica non necessaria, anche quella di pensare/ragionare, come abbiamo visto in questi ultimi anni in cui ci facciamo andare bene quello che il parlamento propone/impone di fare/pensare.

Ma ultimamente mi era tornato il desiderio di cercare il Forte: da quando avevo cominciato a portare i gruppi a fare la traversata integrale del Parco di Monte Mario.

Alcuni infatti mi chiedevano notizie delle fortificazioni e io non ne avevo!

All’interno della cinta fortificata del Forte di Monte Mario

Ecco allora giungere in soccorso le imperscrutabli leggi della “empatia/telepatia” ;-).

Quelle che alcuni chiamano “legge dell’attrazione” e altri chiamano banali coincidenze.

Un mese fa l’amico Lorenzo Grassi, giornalista e fra i massimi esperti a Roma di speleologia urbana, legge un post del mio blog sui bunker di Malafede; ed evidentemente legge anche nella mia mente 😉 .

Quindi, sapendo che abito nei pressi, mi telefona e mi propone di accompagnarmi a sopralluogare la Cinta Fortificata di Monte Mario.

Accetto subito, pensando “Ma perché in questi anni non sono stato io a chiedergli di portarmici?”

Boh! Altri misteri della (mia) mente, che da una parte mi ha fatto scoprire nel tempo luoghi straordinari e dall’altra ha steso un velo su ciò che è sempre stato vicino a me.

Una ventina di ore dopo la telefonata ci troviamo all’entrata di via Gomenizza in assetto di “guerra”: caschetto, pantaloni e maglione antistrappo, guanti da lavoro; imbrago e moschettoni nello zaino.

Saliamo il sentiero a svolte, che funge anche da terminale della Via Francigena, e deviamo verso un fossato, la cui parete verticale di circa sette metri viene lestamente attrezzata da Lorenzo: è da qui che risaliremo al termine dell’avventura.

Risalendo la cinta fortificata del Forte di Monte Mario

Poco prima di arrivare allo Zodiaco, imbocchiamo un sentierino fra i rovi, a lato del quale ero passato centinaia di volte, senza immaginare che era proprio quello il passaggio per l’avventura.

Una strettoia ripida e strizzosa a picco su un profondo fosso, mi fa capire che questa esplorazione non sarà uno scherzo e mi setta in modalità adrenalina.

Oltrepassiamo l’entrata ai sotterranei del forte (quella che avevo “non cercato” per anni), ma non vi penetriamo.

L’entrata è infatti ridotta in modo spaventoso, in quanto frequentata in questi ultimi anni da poveri senza fissa dimora che vi entrano da un’altra parte, visto che da questo lato l’accesso è difficile e pericoloso e, poi, dalla quantità di rovi, è evidente che nessuno passa da tempo da dove siamo appena passati noi.

Anni fa da qui si poteva entrare nei sotterranei del forte, ovvero quando Lorenzo stesso vi portò all’interno gli operatori RAI.

Fu lui infatti il coprotagonista di quella trasmissione radio sui Forti di Roma, di cui ho scritto sopra: https://www.raiplaysound.it/audio/2020/12/TRE-SOLDI-342d9b8e-bddd-4414-afbe-18e3059f6a68.html

Tranquillo. Non siamo qui per entrare direttamente nel forte!” mi rassicura Lorenzo.

All’esterno della Casamatta del Forte di Monte Mario

Ci lasciamo il forte alle spalle e cominciamo a scendere nel fossato chiuso da due alte cinte murarie.

Questo vallo componeva la cinta fortificata che arrivava al Tevere, Balduina, Monte Cocci, Vaticano.

Oggi è completamente coperto di rovi (e meno male che siamo in tenuta antistrappo) e con una copertura vegetale tale da trovarci in una sorta di semioscurità.

A un certo punto la discesa è interrotta da un altro forte.

Ed è qui che Lorenzo mi fa entrare.

In realtà è una casamatta, ovvero una struttura difensiva più piccola, posta a metà strada tra il forte principale e il fiume, destinata a presidiare un tratto sguarnito della collina, bloccando eventuali attacchi a metà strada (una seconda casamatta si trova, anch’essa nascosta nella giungla, quasi all’ingresso di via Gomenizza).

Una serie di locali, corridoi, servizi, che sembrano essere stato abitati fino a poco tempo fa.

E poi le feritoie, per sparare e controllare il territorio.

E le foto rendono a sufficienza la suggestione del luogo.

Se penso che sono andato fino in Trentino (vabbè! Non solo per quello 😉 ) per visitare i forti della prima guerra mondiale, non più scenografici di quello che stiamo visitando e che ho sempre avuto dietro casa!

All’interno della Casamatta del Forte di Monte Mario

Il tutto nella penombra per via della vegetazione pervasiva.

Ne usciamo, scendiamo per un altro breve tratto lungo il vallo e cominciamo a sentire il traffico della sottostante via Gomenizza.

Incrociamo la parete attrezzata da Lorenzo, tiriamo fuori imbraghi e moschettoni e rimontiamo il muro verticale (fico!!!).

Usciamo dalla folta macchia e ci ritroviamo sul sentiero che dallo Zodiaco scende a svolte verso via Gomenizza.

Lorenzo mi indica l’entrata murata della casamatta, dalla quale siamo appena usciti e che infinite volte aveva attirato la mia attenzione!

Il Forte di Monte Mario fu edificato in pochi anni, quando oggi per pulire un bosco da qualche albero caduto ci vogliono mesi.

Dico questo perché il 1 novembre di quest’anno (2023) questo settore di Monte Mario, dove oltretutto passa il tratto finale di Francigena, è stato chiuso sine die per alcuni alberi caduti.

Vediamo quanto ci mette il comune di Roma a togliere questi alberi e a riaprirlo.

A ora sui cartelli che sono apparsi insieme ai cancelli non è indicata né la data di inizio lavori, né la data di fine lavori: zero rispetto per i cittadini, e per i pellegrini e i turisti che percorrono la Francigena!

Ma non si tratta solo di riaprire il parco.

Anche rimettere in funzione quanto meno le due casematte, magari accogliendo i suggerimenti/progetti forniti da Lorenzo, che più volte è andato, invano, presso la sede di RomaNatura (che per inciso si trova a cento metri dalla casamatta che abbiamo visitato), per promuovere la pulizia e l’apertura di questo sito straordinario.

Sito che potrebbe venire dato in gestione, per la manutenzione e per l’apertura, a persone specializzate e in cerca di lavoro, che si remunererebbero in particolare facendo pagare il biglietto.

E grazie alla facilità di parcheggio (Zodiaco e via Gomenizza), vicinanza a P.le Clodio – punto di snodo per numerosi autobus – bellezza del luogo, posizione, unicità del sito, diventerebbe uno dei più visitati di Roma.

Intanto lo straordinario bunker costruito per i Savoia a Vill’Ada (che era stato aperto, ripulito e mantenuto con passione da “Roma Sotterranea” e quindi chiuso dal comune di Roma nel marzo del 2021 in attesa di una mai avvenuta gara per la riassegnazione) sta facendo la triste fine del Forte di Monte Mario: grrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr!!!

Di luigi plos

58 anni, con una figlia di quasi 23, ho sempre avuto una grande passione per l’avventura, che ho cercato per molto tempo in alta montagna e, negli ultimi anni, vicino Roma. Fin da ragazzo rimasi infatti sorpreso dalla smisurata quantità di luoghi segreti a due passi da Roma. Così, dopo oltre vent’anni dedicati all’alpinismo e all’escursionismo di buon livello ho cominciato, nel 2011, a perlustrare in modo sistematico il territorio dove vivo (cosa che peraltro avevo sempre fatto), conoscendolo in modo sempre più approfondito. Questa conoscenza si è concretata in circa seicento articoli postati su questo blog, in sei guide escursionistiche, oltre 160.000 followers su Facebook e tanto altro. Il tutto sempre inerente i luoghi sconosciuti e straordinari intorno alla capitale e il tutto intervallato da riflessioni su economia, politica, ambiente.

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