Le sorgenti del Crèmera - la galleria vegetale - foto di M. Bordini
Il Cremera non distante dallo sbocco nel Tevere
Il Cremera non distante dallo sbocco nel Tevere

I dintorni di Roma sono probabilmente unici al mondo, per il fatto di essere stati costantemente abitati per oltre 2.500 anni consecutivi da popolazioni (Etruschi, Falisci, Sabini, Latini, Romani, Bizantini, Goti, Longobardi…), che sempre vi hanno lasciato tracce del loro passaggio, arricchendone il territorio con castelli, mulini, gallerie, acquedotti e tante altre opere sconosciute e dimenticate in una natura sempre rigogliosa.

Tracce di come l’uomo nei millenni abbia cercato di addomesticare l’ambiente dove ha vissuto anche con mezzi scarsi, non devastandolo, ma addirittura rendendolo più bello.

E creando un paesaggio, che è non solo utilità ma anche bellezza.

sorgente termale presso i Bagni della Regina sul Cremera
sorgente termale presso i Bagni della Regina sul Cremera

Bene. Esiste un fiume che, percorrendolo a ritroso, ovvero da Roma dove termina il suo percorso verso la sorgente, permette di scoprire questo paesaggio, e luoghi sconosciuti straordinari.

No. Non è il Tevere.

E’ il Cremera. Il fiume degli Etruschi. Il fiume della battaglia fra Etruschi e Romani. E il mio fiume del cuore.

Cominciamo dunque!

Il Crèmera sfocia nel Tevere all’altezza del Labaro, presso la via Flaminia e il Grande Raccordo Anulare.

E già risalendolo per poche centinaia di metri, lo vediamo scorrere in una natura selvaggia, nonostante a poche centinaia di metri ci sia la trafficata Cassia Veientana.

Ponte Sodo lungo il Cremera - foto di Marco Bracale
Ponte Sodo lungo il Cremera – foto di Marco Bracale

Per fortuna la Cassia Veientana abbandona presto la lussureggiante valle del Cremera, bucando la catena di piccole colline, sopra le quali si snoda una delle strade più suggestive di Roma, Via Prato della Corte, e continuando in direzione di Viterbo.

Così il fiume può scorrere solitario in un ambiente che diventa sempre più impervio fino alle sorgenti (a parte il punto in cui sottopassa di nuovo la Cassia Veientana tra Formello e le Rughe), e accudire in tal modo sette luoghi segreti, sempre più vicini alle sorgenti.

Che sono:

1.I Bagni della Regina, ovvero le sconosciute terme romane presso Veio in ambiente fluviale stupendo, i cui resti spuntano dalle acque solo nei periodi di secca, a pochi chilometri dal GRA e ancora nel comune di Roma.

2. Il Ponte Sodo, la più celebre opera idraulica etrusca nei dintorni di Roma, e nonostante ciò senza sentieri che lo raggiungono. Lo troviamo lungo il fiume alcune centinaia di metri a monte dei Bagni della Regina. Se poi continuiamo lungo il fiume poco a monte di Ponte Sodo, vediamo il Crèmera aprirsi la strada tra le rocce e creare un insieme incredibilmente suggestivo di continui salti e piccole cascate.

Il Cremera e le Gallerie etrusche
Il Cremera e le Gallerie etrusche

3. Eccoci ancora risalire il Crèmera verso nord in direzione di Formello. Ci spostiamo a est, in una serie di fossi poco distanti, e troviamo una teoria di gallerie, scavate dagli Etruschi sempre per irreggimentare le acque, che è un qualcosa di straordinario. E in esse nuovamente assistiamo alla commistione dell’opera dell’uomo e della natura.

Il Cremera Grotte Franca
Il Cremera Grotte Franca

4. Ritorniamo lungo il corso del Crèmera, e dopo pochi chilometri giungiamo alla mola di Formello, che, pur non essendo segreta, va assolutamente vista per l’ambiente romantico che la circonda, con cascata d’ordinanza fra le rocce, e soprattutto per la corona di luoghi incantevoli e sconosciuti, come la misteriosa Grotte Franca, e come

5. Il Fosso della Torraccia e l’acquedotto etrusco.

6. Risaliamo ancora il Crèmera verso la sorgente, e arriviamo dopo circa 2 chilometri, inerpicandoci sulle rive scivolose di un piccolo affluente laterale, al mio luogo del cuore, la Cascata dell’Inferno, di cui tante volte ho scritto, che si trova nel luogo forse più magico e nascosto del Parco di Veio.

Il Cremera L'acquedotto del fosso della Torraccia
Il Cremera L’acquedotto del fosso della Torraccia

7. Infine, lasciando alla propria destra (la sinistra orografica) questo piccolo affluente laterale che nasce appunto dalla Cascata dell’Inferno, si continua ancora verso monte, e si arriva dopo circa mille metri alla cascata che chiude in maniera netta la forra del Cremera. Proprio da questa cascata si fa idealmente iniziare il corso del Cremera.

Il Cremera La cascata dell'Inferno foto di Marco Bracale
Il Cremera La cascata dell’Inferno foto di Marco Bracale

Poco prima della cascata terminale, sulla destra orografica, si giunge alla splendida galleria vegetale, che potete ammirare nella foto di copertina.

Peccato che a oggi, aprile 2018, sia molto difficile procedere lungo il corso del fiume verso la parete terminale, per via dei numerosi alberi che ostacolano il passaggio, abbattuti dalla grande nevicata del febbraio del 2012 e dalla terribile tromba d’aria del novembre del 2012.

I più esperti ed avventurosi possono comunque evitare di percorrere l’intera forra partendo dal Sorbo (per quanto ne valga la pena!) e calarsi direttamente, lungo una ripidissima traccia fra le rocce, sul fondo della forra a poca distanza dalla cascata terminale e dalla galleria vegetale.

A proposito; troverai informazioni più dettagliate su questi e altri luoghi segreti vicino a Roma nella prima delle tre guide ai Luoghi segreti a due passi da Roma.

Il Crèmera - la cascata iniziale
Il Crèmera – la cascata iniziale

 

 

Di luigi plos

56 anni, con una figlia di 20, ho sempre avuto una grande passione per l’avventura, che ho cercato per molto tempo in alta montagna e, negli ultimi anni, vicino Roma. Fin da ragazzo rimasi infatti sorpreso dalla smisurata quantità di luoghi segreti a due passi da Roma. Così, dopo oltre vent’anni dedicati all’alpinismo e all’escursionismo di buon livello ho cominciato, nel 2011, a perlustrare in modo sistematico il territorio dove vivo (cosa che peraltro avevo sempre fatto), conoscendolo in modo sempre più approfondito. Questa conoscenza si è concretata in circa cinquecento articoli postati su questo blog, in cinque guide escursionistiche e tanto altro. Il tutto sempre inerente i luoghi sconosciuti e straordinari intorno alla capitale e il tutto intervallato da riflessioni su politica, ambiente, clima, energia (il risparmio energetico è l'altra mia occupazione).

5 pensiero su “Il Crèmera e i suoi 7 Luoghi Segreti”
  1. Ciao il tuo racconto sul forra del cremera è entusiasmante ! È possibile ricevere qualche indicazione sul punto di partenza e sul percorso?
    Ringrazio anticipatamente
    Nico

  2. Voila, Nico, tratto delle due guide “60 nuovi luoghi segreti a due passi da Roma”! E’ pericoloso …

    16. L’Acqua Trekking lungo il Crèmera fino alla Galleria Vegetale.
    L’itinerario di cui state per leggere è probabilmente il più complesso di tutti e sessanta di queste due nuove guide.
    Nel film “Le Montagne della Luna” assistemmo alle avvincenti (dis)avventure degli esploratori Burton e Speke in cerca delle sorgenti del Nilo. Successive esplorazioni scoprirono che il Nilo non scaturiva da un punto preciso, ma da diversi laghi. Ebbene, come le sorgenti del Nilo, anche quelle del Crèmera, il mio fiume del cuore, non si trovano in un luogo solo, bensì si spostano a seconda delle stagioni e della piovosità. In primavera l’acqua percola dall’impluvio della caldera ai piedi del monte Razzano, fra Sacrofano, Formello e Campagnano, in punti diversi a seconda del periodo. Durante la stagione secca non ci sono sorgenti, ma solo il velo d’acqua che scende dall’alto della forra, in occasione delle rare piogge.
    Una seconda analogia con le sorgenti del Nilo, con rispetto parlando, è che si tratta di avventura allo stato puro. Una fresca mattina di ottobre del 2001, affacciandomi dalla panoramica finestra della camera da letto della villa dove vivevamo con nostra figlia piccola, vidi la foschia salire dal fondo della caldera e pensai che laggiù, invisibile, doveva esserci qualcosa di particolare. Giunsi, dunque, dove terminava la strada e cominciai a scendere per una traccia, che digradava ripida e sdrucciolevole. Mi trovai in un ambiente selvaggio, senza sentieri, né traccia umana. Sul fondo della caldera, nascosto dalla vegetazione, scorreva il Crèmera, che in quel punto entrava nella cupa forra rocciosa dominata dal santuario della Madonna del Sorbo. Andai subito “in trip” con questo fiume, che percorsi in più riprese, nei mesi successivi, esplorando ogni anfratto, senza sapere cosa avrei trovato dopo ogni curva del fiume, allontanandomi ogni volta di più dal punto di partenza. Era il richiamo della sfida senza senso alcuno.
    Un giorno imboccai una piccola gola laterale e, al termine di una gola rocciosa, scoprii la Cascata dell’Inferno. Fu la visione di questa cascata – ormai anche i sassi lo sanno – che diede l’abbrivio alla ricerca sistematica dei “Luoghi segreti a due passi da Roma”. Sarò giunto almeno venti volte al cospetto di questa cascata e una di queste, con l’amica Isabella Pratesi del WWF e con i nostri figli, a quel tempo piccoli, grazie all’occhio esperto di Isabella, e a quello attento e curioso dei bambini, trovammo le salamandrine dagli occhiali.
    Una gelida e soleggiata mattina di dicembre percorsi finalmente il Crèmera fino alla fine. Dopo aver camminato per un periodo indefinito sotto un copertura arborea totale, dopo aver lasciato la deviazione per la cascata dell’Inferno, dopo una teoria infinita di rapide, dopo un’inaspettata cascata in una rientranza sulla destra orografica, giunsi in un punto dove la verticale parete sulla destra orografica della forra aveva creato una specie di tetto ed era ricoperta di muschio, di piante rampicanti, di arabeschi di travertino, mentre veli di cascatelle scendevano dall’alto: un luogo fantasy come pochi altri. Ancora poche decine di metri e la gola del Crèmera si interrompeva bruscamente con una cascata che si faceva strada a testate fra le pareti rocciose, formando un laghetto, più o meno esteso a seconda delle piogge: un ulteriore, inatteso, luogo incantevole.
    Nel corso dei Crèmera Challenge provai, sempre con le dovute differenze (Burton, Speke e compagnia rischiavano di finire in qualche pentolone; io al massimo finisco nel fango alle ginocchia, con graffi da rovi e con qualche storta), emozioni simili a quelle degli esploratori inglesi, che venivano attirati, come falene dalla luce, dall’Africa più nascosta e che andavano sovente incontro a morte e mutilazioni in cerca delle sorgenti del Nilo.
    Ed ecco la terza analogia fra le sorgenti del Nilo e quelle del Crèmera, sempre con rispetto parlando: così come agli stupefatti Speke e Burton apparvero i giganteschi laghi Vittoria e Tanganica (immaginate la sorpresa per un europeo di due secoli fa, vedere laghi così immensi, in Africa), così ai miei occhi apparve, la “galleria vegetale”, presso le sorgenti del Crèmera.
    Grazie al solito, ineffabile, Francesco detto il Lucumone, dopo molti, ma molti, anni che andavo avanti e indietro, ho individuato un’uscita, per effettuare l’acqua trekking solo in un verso, e renderlo così “più semplice” e ancora più gratificante.
    Queste perlustrazioni, per il fatto che inizialmente non sapevo cosa mi aspettasse, né quanto tempo ci sarebbe voluto, mi fanno venire in mente ciò che scrisse Giovanna, una persona alla quale tengo molto, in occasione di una sua escursione sul Monte Amiata:
    “ … oggi, camminando, ho avuto paura e la tentazione di tornare indietro. Regnava un silenzio assoluto e quel tratto di bosco era particolarmente buio e in più non riconoscevo il sentiero. Poi ho visto un capriolo e così sono andata avanti e, a mano a mano che andavo avanti, le tensioni si allontanavano e il bosco tornava a farsi amico. Ho pensato alla corsa e alle Asana dello Yoga. Se superi quel momento di difficoltà è fatta. Poi non ti fermi più.
    Ho pensato alle difficoltà della vita, agli abbandoni. A quante volte pensiamo di non farcela. E poi ce la facciamo. Quasi sempre, almeno. Ho camminato due ore così, senza incontrare nessuno. Il silenzio è stato interrotto ad un certo punto da un rumore di rami che cadevano da un albero e poi dal battere di un picchio che, non appena mi fermavo per avvistarlo, si faceva silenzioso. Avrei potuto continuare ancora un po’, ma il tempo è tiranno e dovevo recuperare i miei in una piazzola di sosta. Ce l’avevo fatta”.

    A chi va bene: a galleristi e vegetariani
    Dislivello: 20 metri
    Durata: un’ora e mezzo l’andata. Due ore e un quarto se si include la deviazione per la cascata dell’Inferno
    Difficoltà: alta. Per via di frane, acqua alta, rovi … (potrebbe franare la via di fuga all’altezza della galleria vegetale) può risultare impossibile effettuare la traversata completa. In tal prevedere tempo sufficiente per tornare indietro
    Attrezzature richieste: pedule. Cesoia. Cordino. Ricambio completo in auto. In particolare le scarpe
    Periodo raccomandato per l’acqua trekking: primavera per trovare le cascate attive. Non effettuare la traversata in periodi di piogge
    Picnic: si. Nei prati sovrastanti
    Bambini: no
    Joelette: no
    Descrizione: da Formello percorriamo la Formellese in direzione di Campagnano. Dopo aver lasciato via Monte Quadraro sulla destra, continuiamo per altri 450 metri circa e parcheggiamo sulla destra prima di un cartello che indica attraversamento animali e di un cartello con segnale di pericolo (42.110467, 12.417060). Continuiamo con l’altra auto, che lasciamo dopo circa dieci minuti al termine di Strada di Macchiano (42.106992, 12.402453).
    Si scende lungo il ripido sentiero a destra del cancello che ci si trova davanti (segno del Parco di Veio) fin sul fondo del Crèmera, nel punto dove arriva, da destra, il fosso del Follettino. Si comincia a risalire il Crèmera (sinistra), inizialmente sulla destra orografica, poi alternativamente sulla riva sinistra e su quella destra a seconda dei rovi e delle frane. Dopo circa 500 metri si imbocca la prima valletta che si incontra sulla sinistra orografica. Il torrente che ne esce forma delle bellissime rapide a contatto con il Crèmera. Si risale il torrente, saltando sopra sassi scivolosi e alberi caduti (tratto difficile). Finché questo si incunea in una gola rocciosa, al cui termine si ha la visione dell’oscura conca con la cascata dell’Inferno, più o meno qui: 42.106705, 12.408190.
    Si torna indietro e si continua a risalire il Crèmera. Dopo poco, facendo attenzione alla destra orografica, si nota una bella cascata. Si può deviare e passarvi sotto. Il percorso diventa sempre più complesso. Dopo alcune centinaia di metri si giunge al cospetto della galleria vegetale, più o meno qui: 42.110408, 12.413376. Qualche altra decina di metri tra fango, macigni e pozze d’acqua e si giunge nel punto in cui la forra si interrompe bruscamente con la cascata terminale.
    A questo punto si deve tornare alla galleria vegetale e passare sulla riva orografica sinistra. Dopo pochi metri si nota un groviglio di massi giganteschi. Lo si supera e poco dopo bisogna fare attenzione a una traccia di sentiero ripidissimo fra le rocce, che risale la parete. È la via di fuga che permette di uscire dalla forra. Se non la si trova, o è franata, o è impraticabile, bisogna tornare indietro. Raggiunto il ciglio della forra si cammina verso monte per tracce di sentiero, sempre rimanendo in prossimità del fiume. Dopo la cascata terminale (se ne dovrebbe udire lo scroscio) la traccia segue sempre il corso del fiume. Si arriva dopo poco a un cancelletto, che si apre e si chiude. A destra un sentiero segnato del parco porta verso Formello. Bisogna proseguire dritti. Si giunge a una radura (42.110165, 12.415927), la si attraversa, si lascia a sinistra un fontanile ricoperto di rovi e in breve si è sulla Formellese in prossimità della macchina, che abbiamo lasciato in precedenza.

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