La cascata di San Vittorino - foto di Davide Bellofatto

Questo itinerario, in parte inedito e tutto all’interno del comune di Roma, è, direi, sontuoso e state per vedere il perché.

Ah! Solo per questa volta inizieremo la nostra escursione “segreta” dal centro storico di Roma.

Così partiamo da Porta Maggiore (magari una domenica mattina, senza il traffico dei feriali), dove convergevano 8 (otto) acquedotti, che sono il tema dominante delle nostre avventure a oriente di Roma.

Nel Fosso di Ponte Terra.

Lungo la Prenestina, all’altezza di Villa Gordiani, regno di Carla, se svoltiamo a destra, giungiamo al Parco Giordano Sangalli, dove abbiamo l’esempio più imponente di arcata di acquedotto all’interno della città (al netto del periferico parco degli Acquedotti).

Di nuovo la Prenestina, superiamo il GRA e imbocchiamo la via Polense.

La Polense mi ha sempre affascinato.

Si dirama dalla Prenestina fra case sbrecciate e cumuli di immondizia ai lati e lambisce la vitale borgata di Castelverde, regno di Luciana Fedora, dove i cittadini mantengono un piacevole senso di comunità.

Poi, senza che ce ne accorgiamo, il paesaggio muta e, dal bivio con la diramazione per il casello della Roma – Tivoli (dove un casale, rimasto intatto nel tempo, spartisce il traffico), la Polense entra, maestosa, nella campagna romana.

Il Ninfeo Paris.

Qui le profonde forre misero a dura prova le capacità dei romani, i quali, per portare l’acqua alla più grande metropoli del mondo antico, scavarono gallerie lunghe centinaia di chilometri e precise al centimetro, ed eressero ponti per permettere agli acquedotti di superare le forre.

A proposito, fare il pontefice a Roma, ovvero il costruttore di ponti, era una professione di prestigio. E lo è ancora oggi. Eheheh!

Bene! Superiamo le deviazioni verso Palestrina e verso Poli, proseguiamo dritti in direzione di San Vittorino e sottopassiamo un arco di roccia, ennesimo Stargate, che ci manda letteralmente indietro nel tempo.

Entriamo infatti in una valle solitaria e senza traffico.

Nella forra ai piedi di San Vittorino.

Dopo poco parcheggiamo presso un poligono, risaliamo la collina sopra il campo per le esercitazioni e giungiamo, in modo inaspettato, al cospetto di una grotta artificiale: luogo segreto puro!

Si tratta del cosiddetto Ninfeo Paris, facente parte di una villa di epoca imperiale.

Notiamo subito la galleria che portava l’acqua alla fontana.

Marco Placidi, di “Sotterranei di Roma”, ci dice che la galleria captava l’acqua, sotterranea, addirittura dall’acquedotto di Villa Adriana, distante alcuni chilometri in linea d’aria: una delle innumerevoli meraviglie ingegneristiche dei Romani.

Il mulino presso la cascata di San Vittorino.

Poco dopo arriviamo al solitario borgo fortificato di S. Vittorino (dove termina la strada asfaltata), che sembra distare mille chilometri dalla capitale. Siamo, invece, ancora all’interno del comune di Roma: nel sesto municipio.

Dal paese giungiamo in circa venti minuti sul fondo del fosso detto di Ponte Terra: una gola profonda con alte felci e alberi ricoperti di muschio, solcata da un ruscello e con via cava d’ordinanza: il tutto molto fantasy.

Oltre a trovarci in un luogo di grande bellezza, siamo anche davanti a un’ennesima meraviglia tecnologica dei romani: un traforo scavato per incanalarvi l’acqua del fosso, così da permettere la costruzione del ponte di terra che ci sovrasta e dal quale ne siamo scesi senza accorgercene: solo dal basso riusciamo infatti a inquadrarlo nella sua grandiosità.

Cascata e Mola presso San Vittorino.

Il tutto a comporre una singolare scenografia disegnata dall’uomo e dalla natura.

S. Vittorino è situata a picco su una forra (parallela a quella di Ponte Terra) e in questa ci accingiamo ora a scendere.

La percorriamo verso valle, con i piedi in acqua e vi troviamo anse sinuose, vegetazione rigogliosa e piccole rapide.

All’altezza del paese (anzi alla bassezza, visto che ci troviamo sul fondo della gola), torniamo indietro e ci troviamo a un certo punto davanti a una cascata stupenda. Di certo la più bella cascata “romana”.

Particolare del mulino presso la cascata di San Vittorino.

Come per quelle che abbiamo visto in altri itinerari (quelle del fosso di S. Antonino, della mola di Magliano ecc.), anche questa, essendo perenne, fu dotata di mulino d’ordinanza, che sfruttava energia rinnovabile e i cui romantici ruderi si riflettono nel sottostante specchio d’acqua formato dalla cascata.

E non è finita. Si può infatti anche rimontare la cascata per il tramite di un sentiero laterale e ammirarla dall’alto.

Foto di copertina: Davide Bellofatto.

La cascata di San Vittorino. Foto di D. Bellofatto.

Di luigi plos

55 anni, con una figlia di 20, ho sempre avuto una grande passione per l’avventura, che ho cercato per molto tempo in alta montagna e, negli ultimi anni, vicino Roma. Fin da ragazzo rimasi infatti sorpreso dalla smisurata quantità di luoghi segreti a due passi da Roma. Così, dopo oltre vent’anni dedicati all’alpinismo e all’escursionismo di buon livello ho cominciato, nel 2011, a perlustrare in modo sistematico il territorio dove vivo (cosa che peraltro avevo sempre fatto), conoscendolo in modo sempre più approfondito. Questa conoscenza si è concretata in circa cinquecento articoli postati su questo blog, in cinque guide escursionistiche e tanto altro. Il tutto sempre inerente i luoghi sconosciuti e straordinari intorno alla capitale e il tutto intervallato da riflessioni su politica, ambiente, clima, energia (il risparmio energetico è l'altra mia occupazione).

6 pensiero su “I dintorni di San Vittorino.”
  1. Buongiorno, sarei interessata a partecipare a qualche escursione che ho letto nel programma. Ma si può partecipare accompagnati dal proprio cane? Si tratterebbe di un cane di taglia grande, femmina e molto tranquilla. Grazie

  2. Hallo Francesca; dipende dal tipo di escursioni e dal grado di integralità del luogo dove andiamo (in alcune università agrarie è vietato). Sentiamoci volta per volta e grazie per l’interesse!

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