gli archi di Boccalupo presso la via Clodia

 

Verso gli Archi di Boccalupo
Verso gli Archi di Boccalupo

Tante volte siamo andati in cerca dei resti degli acquedotti romani nella loro zona di elezione, a est di Roma, i quali captavano l’acqua da ricche sorgenti.

L’acquedotto di cui parliamo oggi, a ovest di Roma, è invece diverso.

Ed ecco la storia della sua “scoperta”.

Un giorno un manipolo di venti camminatori avventurosi giunse, chi con l’auto, chi con il treno, presso la graziosa fontana del Vignola di piazza Tittoni a Manziana, con il sempre azzurro lago di Bracciano sullo sfondo e, a chiudere lo sguardo, l’immaginifica cascata di case di Anguillara che precipitavano nel lago.

Accanto alla fontana li attendevano gli amici indigeni Mauro e Marinella, pronti a condurli in un giro ad anello alla scoperta dei  luoghi segreti del territorio di Manziana.

Fra questi luoghi c’erano gli archi di Boccalupo.

In questa zona, come in tante sparse per l’Italia, ferveva un tempo l’ingegno dei suoi abitanti, che avevano realizzato ferriere e cartiere, attività che necessitavano di molta acqua.

Peccato che alle spalle di questo territorio non ci fossero gli Appennini, che alimentavano le copiose le sorgenti a est di Roma e che le permisero (grazie agli acquedotti) di diventare la capitale dell’impero più celebre e duraturo di tutti i tempi.

Gli Archi di Boccalupo
Gli Archi di Boccalupo

Né, alle spalle di Manziana, c’erano le Alpi, ai cui piedi scaturiscono sorgenti fra le più ricche d’Europa che, per mille anni, ovvero dal tempo dei comuni, resero ricche e industriose le città del nord per il tramite di un sistema perfetto e geniale di canali. 

Qui il verbo al passato è d’obbligo più che mai, visto il collasso delle attività industriali della Pianura Padana per via di una globalizzazione delirante e mal gestita.

Come provvidero, dunque, gli abitanti di questa zona alla necessità di acqua per i loro opifici?

Ebbene, l’acqua non veniva captata da un’unica sorgente.

Una serie di acquedotti la captava da diversi punti e la faceva giungere, quasi come un impianto a goccia, nei punti dove necessitava.

Anche qui ovviamente, come a est di Roma, gli acquedotti erano in gran parte sotto terra ed emergevano allorché dovevano attraversare le forre.

Tutto questo per dire che, a un certo punto, davanti agli occhi dei nostri camminatori apparve una prodigiosa doppia arcata avvolta dal sottobosco.

sotto gli Verso gli Archi di Boccalupo
sotto gli Verso gli Archi di Boccalupo

Si trattava degli Archi di Boccalupo, che attraversano il profondo Fosso di Grotte Renara.

(edificati nel 1718 da Livio Odescalchi e dal figlio Baldassarre, come mi raccontò Ted O’Neill).

Dopo alcuni minuti i nostri camminatori si trovavano ai piedi dell’immensa struttura, fascinosa, isolata, abbandonata.

Da una piccola frattura posta alla base delle arcate sgorgava una sorta di sorgente, la cui acqua andava a riversarsi nel fosso sottostante.

Scesero quindi sul fondo della forra, dove ammirarono la grandiosità della doppia arcata, che nulla aveva da invidiare a quelle fra Gallicano e S. Vittorino.

Manziana vista dagli Archi di Boccalupo

Manziana vista dagli Archi di Boccalupo.

 

Sottopassarono quindi l’acquedotto e si inoltrarono, con Mauro e Marinella, lungo un’infinita teoria di stradine campestri immerse nel bosco, toccando la via Clodia e lambendo ruderi di diverse epoche, testimonianze del ricco passato.

A un certo punto, dopo avere attraversato un campo di alberi carichi di nocciole che “rallentò” il loro cammino, si trovarono di nuovo presso gli Archi di Boccalupo e furono di nuovo in vista di Manziana, che, osservata dal basso, sembrava uno dei paesi toscani che emergono dal celebre mare di ulivi e colline.

Dopo l’ultimo strappo in salita, si trovarono di nuovo alla fontana del Vignola, ad abbeverarsi. Stanchi, e felici, per le meraviglie godute lungo il percorso.

E pronti per andare a picniccare nei pressi di un altro luogo straordinario, e non distante, l’ipogeo di S. Pupa.

(Non lontano dagli Archi di Boccalupo) Ipogeo di S. Pupa - foto di G. Leonardi
(Non lontano dagli Archi di Boccalupo) Ipogeo di S. Pupa – foto di G. Leonardi

 

Di luigi plos

56 anni, con una figlia di 21, ho sempre avuto una grande passione per l’avventura, che ho cercato per molto tempo in alta montagna e, negli ultimi anni, vicino Roma. Fin da ragazzo rimasi infatti sorpreso dalla smisurata quantità di luoghi segreti a due passi da Roma. Così, dopo oltre vent’anni dedicati all’alpinismo e all’escursionismo di buon livello ho cominciato, nel 2011, a perlustrare in modo sistematico il territorio dove vivo (cosa che peraltro avevo sempre fatto), conoscendolo in modo sempre più approfondito. Questa conoscenza si è concretata in circa cinquecento articoli postati su questo blog, in cinque guide escursionistiche e tanto altro. Il tutto sempre inerente i luoghi sconosciuti e straordinari intorno alla capitale e il tutto intervallato da riflessioni su politica, ambiente, clima, energia (il risparmio energetico è l'altra mia occupazione).

4 pensiero su “Gli archi di Boccalupo”
  1. Prego, Luigi.

    La maggior parte dell’acqua che passava sopra gli archi di Boccalupo appartiene alla sorgente della Fiora.

    Vedi: http://aqueducthunter.com/fiora/fiora7-it.html

    La Fiora fu pure la sorgente principale dell’acquedotto di Traiano che risale nel 109 d.c.

    Gli archi di Boccalupo risalgono invece nel 1718 e fu costruiti da Livio Odescalchi ed il figlio Baltazare. Perdonami le mie mancanze con la lingua Italiana.

    Leggi:
    http://www.academia.edu/9650697/L_acquedotto_di_Traiano_tra_il_Ninfeo_di_S._Fiora_e_il_Lago_di_Bracciano

    P.S. Fosso di Grotte Renara

  2. wow! Grazie ancora, Ted!!!
    E’ un argomento affascinante, che approfondirò!
    Correggo subito in “Fosso di Grotte Renara”!!!
    E aggiungo nota su L. e. B. Odescalchi. Grazie!!!!!

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