Efficienza energetica e sovranità.

Keynes - efficienza energetica e sovranità
Keynes – efficienza energetica e sovranità

Perché questi due concetti sono collegati?

Vorrei innanzitutto citare di nuovo la gazzetta ufficiale dell’unione europea:

  • “…garanzie di credito per il capitale privato, per incoraggiare i contratti di rendimento energetico, sovvenzioni, crediti agevolati e linee di credito dedicate…consentano ristrutturazioni efficaci in termini di costi anche per le famiglie a basso o medio reddito…mettere a disposizione adeguate risorse a sostegno di programmi di formazione e certificazione con l’obiettivo di accrescere le competenze in materia di efficienza energetica…applicazione del principio “innanzitutto pensare piccolo” (“think small first”)…piani di efficienza energetica integrati e sostenibili che abbiano obiettivi chiari, a coinvolgere i cittadini nella loro elaborazione e attuazione…informarli adeguatamente in merito ai contenuti e ai progressi nel raggiungimento degli obiettivi…” 

Vi risulta che questo venga fatto?

Oppure succede esattamente il contrario: ovvero è l’Unione Europea che drena liquidità in particolare in Italia?

Sappiamo anche a cosa serve l’Unione Europea: serve solo alle banche e alle grandi aziende, oltre che in generale a indirizzare i soldi verso i paesi satelliti della Germania.

Detto ciò: Vi ricordate di quando facemmo l’esempio dei 1.000 euro che giravano, che rivitalizzavano un’economia locale depressa, e che venivano tolti dalla circolazione?

Ecco un’altro giochetto con i numeri – molto istruttivo:

Oggi in Italia abbiamo il rapporto PIL/debito pubblico circa al 130%. Ovvero

  •  130/100 = 130% 

Abbassando, come stanno facendo i governi da Monti in poi, diciamo di 10 le spese nel comparto pubblico, licenziando precari e non facendo investimenti, si abbassa anche il PIL, di cui il comparto pubblico è un componente.

E…guardate come si comporta il rapporto PIL/debito (ovvero il rapporto che tanto “terrorizza” i mercati), abbassando per esempio di 10 numeratore e denominatore:

  • 120/90   = 133%

e abbassando di 20

  • 110/80   = 138% 

e abbassando di 30

  • 100/70   = 143% 

Guardate invece cosa succede aumentando la spesa pubblica di 10, poi di 20…(diciamo che in Italia purtroppo non è così automatico, visto che con l’euro importiamo tantissimo, e che perciò parte di questi 10, 20…in più finirebbero all’estero. Comunque seguiamo il ragionamento):

  • 140/110  =  127%
  • 150/120 =  120%

Cosa vuol dire tutto ciò? Che in una crisi come questa (Keynes docet) lo Stato deve fare politiche anticicliche, immettendo liquidità nel sistema (abbiamo già visto i motivi per i quali invece la liquidità viene resa artificiosamente scarsa. Impoverendo così in modo più che proporzionale il paese).

La moneta infatti altro non è che  un catalizzatore. I suoi compiti sono quelli

  • di mettere in contatto chi produce un bene o un servizio e chi li vuole acquistare
  • di chiudere transazioni da fare e transazioni già fatte.

Eccoci al punto: cosa c’entrano efficienza energetica e sovranità?

Dobbiamo ricordarci che in Italia abbiamo (ancora per un pò, prima che la gabbia dell’euro e dell’unione europea finisca di distruggerle completamente) capacità tecnologiche e professionali di alto livello, in grado di attuare – fra i vari – proficui progetti di efficienza energetica.

Ovvero, parlando “macroeconomico”, disponiamo di fattori produttivi che, messi in condizione di operare, sono in grado di aumentare la ricchezza e il benessere per la collettività. E di aumentare anche il benessere dei cittadini degli altri paesi per un effetto a cascata.

E tali capacità tecnologiche e professionali si attiverebbero con il catalizzatore di cui abbiamo detto (ovvero una moneta sovrana); e l’Italia potrebbe fra l’altro divenire autosufficiente o quasi a livello energetico e non dipendere quindi più dalle forniture estere di gas e di petrolio.

Per inciso parliamo di circa 60 miliardi di euro che ogni anno dall’Italia escono per andare verso i paesi produttori di combustibili fossili!

Pertanto, se lo Stato potesse investire (anche solo una parte di 60 miliardi) in settori come

  • l’efficienza energetica
  • le fonti di energia rinnovabili
  • la tutela del territorio dal rischio idrogeologico e sismico
  • la messa in sicurezza degli edifici pubblici ecc.

ci sarebbero i seguenti vantaggi:

  • creazione di posti di lavoro
  • aumento del gettito fiscale  (sempre Keynes insegna) in misura tale da compensare le iniziali maggiori spese, e relativa diminzione del rapport PIL/debito pubblico
  • miglioramento dell’ambiente. E di conseguenza
  • contrasto al cambiamento climatico


  • E ultimo e ancora più importante: il ritorno sugli investimenti sarebbe matematico. E il ritorno sarebbe sia economico, come abbiamo detto, che a vantaggio in generale della collettività, grazie appunto al contrasto al cambiamento climatico ecc.

Dicevano al tempo di Keynes: ci sono gli ingegneri? Ci sono gli operai? C’è l’asfalto? E allora perché non si possono fare le strade?

E in Italia? Abbiamo i tecnici, gli operai, le tecnologie per operare con successo in ambito efficienza energetica, rinnovabili e tutela del territorio? Si; per il momento li abbiamo. E allora, perché non possiamo fare queste attività?

Detto questo, cosa sceglierebbe un governo che avesse a cuore l’interesse della collettività: investire nei settori sopra indicati, oppure inviare all’estero 60 miliardi di euro ogni anno?

Indovinate un pò cosa sceglie questo governo a trazione PD, amico dei petrolieri?

E così le capacità tecnologiche e professionali presenti in Italia saranno presto annientate.

Mentre il trend di sviluppo che hanno i settori dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili, lasciato libero di esplicarsi, sarebbe tale da assorbire forza lavoro inoccupata, disoccupata, emarginata e anche lavoratori provenienti da altri settori.

Per concludere, abbiamo già visto il piano energetico nazionale della Danimarca , che sta nella UE ma non nell’euro, entro il 2050: ovvero ottenere energia solo da rinnovabili;  e quindi anche da un’opera propedeutica di efficientamento energetico, ovvero provvedendo inizialmente alla riduzione del fabbisogno energetico complessivo.

I Danesi sì che sanno abbinare efficienza energetica e sovranità.

A proposito:

da una parte l’unione europea ci impone di provvedere al risparmio energetico, per il quale è necessario fare investimenti –

dall’altra per via del patto di stabilità non ci viene permesso di investire, e rischiamo in tal modo pure le multe per non ottemperare agli obblighi europei!!

luigi plos

efficienza energetica e sovranità 1
efficienza energetica e sovranità 1

 

Di luigi plos

56 anni, con una figlia di 21, ho sempre avuto una grande passione per l’avventura, che ho cercato per molto tempo in alta montagna e, negli ultimi anni, vicino Roma. Fin da ragazzo rimasi infatti sorpreso dalla smisurata quantità di luoghi segreti a due passi da Roma. Così, dopo oltre vent’anni dedicati all’alpinismo e all’escursionismo di buon livello ho cominciato, nel 2011, a perlustrare in modo sistematico il territorio dove vivo (cosa che peraltro avevo sempre fatto), conoscendolo in modo sempre più approfondito. Questa conoscenza si è concretata in circa cinquecento articoli postati su questo blog, in cinque guide escursionistiche e tanto altro. Il tutto sempre inerente i luoghi sconosciuti e straordinari intorno alla capitale e il tutto intervallato da riflessioni su politica, ambiente, clima, energia (il risparmio energetico è l'altra mia occupazione).

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