Coronavirus e Turismo di Comunità. Seconda parte. Fra gli incastellamenti del bacino del Treja (Mazzano Romano)

A valle dei precedenti post sul turismo sostenibile mi hanno scritto:

ma … se tu/voi incentivate questo tipo di turismo, non vanno poi in troppi a visitare siti che andrebbero protetti?”

In apparenza sembrerebbe così.

Coronavirus e Turismo di Comunità. Seconda parte. Le necropoli etrusche intorno a Barbarano Romano.
Coronavirus e Turismo di Comunità. Seconda parte.
Le necropoli etrusche intorno a Barbarano Romano.

Luoghi spopolati da decine, talvolta centinaia di anni, dove si è ricreata una discreta diversità ambientale, verrebbero messi sotto pressione antropica.

In realtà si tratta spesso di luoghi che stanno sparendo, come l’eremo di S. Angelo in Lacu, alto sul lago Albano, uno dei simboli del monachesimo occidentale, il cui sentiero di accesso è franato.

Oppure la magica chiesetta di San Felice presso Ceri, inserita in un contesto naturalistico unico e crollata quattro anni fa.

Oppure si tratta sovente di siti che, non protetti, vengono utilizzati come discariche abusive.  

Coronavirus e turismo di comunità. San Felice prima del crollo - foto di R. Maldera
Coronavirus e turismo di comunità. San Felice prima del crollo – foto di R. Maldera

Prima di entrare nel merito dell’obiezione, proviamo a pensare a quanto vengono messe sotto pressione le città d’arte, soprattutto alcune (certo, per un po’ di tempo non sarà così). 

I luoghi simbolo di Roma, Firenze, Venezia … sono (erano) soggetti a un turismo che dire di massa è poco.

Detto questo, a suo tempo narrai la storia della rocambolesca discesa sul fondo del canyon dell’Aniene a Tivoli.

Coronavirus e Turismo di Comunità. Seconda parte. La cascata grande dell'Aniene vista dal fondo della forra. Foto di Giulio Giuliani
Coronavirus e Turismo di Comunità. Seconda parte. La cascata grande dell’Aniene vista dal fondo della forra. Foto di Giulio Giuliani

Fino a quando non scesi avventurosamente sul fondo del canyon, giungere in quel luogo ripido, franoso e spinoso non era contemplato dagli stessi tiburtini.

Poi, da quando ho cominciato a diffondere, con i racconti e le immagini, le meraviglie di questo luogo (non più) segreto dal quale godere una vista inaspettata sulla cascata grande, mi è stato riferito che, sotto l’egida del comune di Tivoli, stanno attrezzando un sentiero per portarci i turisti.

Ecco. A questo ambisco, in realtà.

Stenterete a crederlo, ma a me non interessa più di tanto che i luoghi che ho “scoperto” rimangano “segreti”, visitati solo da coloro che sono magari disposti a infangarsi e a scorticarsi nei rovi.

La mia visione, avvalorata da questo periodo di crisi che sta cambiando tutti i paradigmi, è che i dintorni di Roma, e l’Italia tutta, diventeranno a breve, in modo sistematico, mete del turismo di prossimità, del turismo di comunità; tanto più che i turisti potrebbero preferire non assembrarsi troppo in città, ma spostarsi, nel caso, nei dintorni.

Anzi, vedo come via obbligata la valorizzazione dei dintorni di Roma, che, come la capitale, hanno quasi tremila anni di storia e ne sono il naturale complemento.

Coronavirus e Turismo di Comunità. Seconda parte. Le gallerie etrusche di Formello. Foto di Salvo Ricotta.
Coronavirus e Turismo di Comunità. Seconda parte. Le gallerie etrusche di Formello.
Foto di Salvo Ricotta.

Ora, chi mi segue, sa che il territorio che circonda la capitale ha una quantità di meraviglie che possono creare prestigiose filiere come Pompei o le ville lungo il Brenta o il Chiantishire.

Un adeguato marketing a supporto di questo nuovo modello di turismo intrinsecamente sostenibile, attiva un circuito virtuoso di nuove filiere e di nuovi posti di lavoro a elevato valore aggiunto.

A cominciare dalle guide turistiche/escursionistiche: le prime a salvaguardare i nuovi siti oggetto di attenzione da parte dei turisti.

Esse diventano cinghie di trasmissione dei valori del territorio con la comunità dei turisti.

Questi siti, se prima erano segreti e in rovina, a seguire diventano noti e messi in sicurezza.

Coronavirus e Turismo di Comunità. Seconda parte. Nella Solforata di Pomezia.
Coronavirus e Turismo di Comunità. Seconda parte. Nella Solforata di Pomezia.

Questa offerta turistica, per ovvi motivi, i primi tempi viene rivolta agli italiani, che hanno finalmente l’occasione per scoprire che il paese dove abitano è unico al mondo.

Non mi preoccuperei troppo, invece, di cancunizzare i luoghi più attrattivi, visto che i turisti, oggi, non desiderano ammassarsi.

Ah! Cancunizzazione è un significativo neologismo creato dall’amico Marco Fazion.

Indica quello che è successo alla messicana Cancun, passata in poche decine di anni da meno di 500 abitanti che vivevano di pesca a 700.000, con decine di milioni di turisti che, ogni anno, vanno a squassare un ambiente di alto livello naturalistico.

Il turismo è cambiato molte volte.

Una volta le strade del lusso erano piene di americani e giapponesi.

In poco tempo sono stati scalzati da russi e cinesi.

Invece questa transizione la prevediamo e la cavalchiamo: a noi, operatori nel settore del turismo sostenibile, si aprono le praterie.

A oggi il turismo di prossimità, di comunità, può (parzialmente) compensare la flessione del turismo tradizionale.

Inoltre:
favorisce la lotta allo spopolamento delle aree rurali e dei piccoli comuni, dal momento che anche ricavi minimi possono integrare i redditi dei residenti;
interessa un target “aggiuntivo” e non “alternativo” a quello del turismo di massa che si riversa nelle grandi città e al mare e, magari, disposto a spendere per prodotti turistici di nicchia e di qualità;
può utilizzare anche infrastrutture esistenti, eventualmente ristrutturate e riadattate (recupero del patrimonio architettonico e infrastrutturale storico esistente);
il denaro correlato rimane all’interno della comunità;
favorisce piccola imprenditoria e nuove professioni in aree attualmente depresse.

Insomma, nella (più o meno) vana attesa che le istituzioni si muovano, o che quantomeno non ci intralcino, la strada è tracciata.

Foto di copertina: fra gli incastellamenti del bacino del Treja (Mazzano Romano). Foto di Giovanni Giuliani.

Coronavirus e Turismo di Comunità. Seconda parte. Nel Fosso Rigomero presso Vetralla. Foto di S. Segatori
Coronavirus e Turismo di Comunità. Seconda parte. Nel Fosso Rigomero presso Vetralla.
Foto di S. Segatori

Di luigi plos

55 anni, con una figlia di 20, ho sempre avuto una grande passione per l’avventura, che ho cercato per molto tempo in alta montagna e, negli ultimi anni, vicino Roma. Fin da ragazzo rimasi infatti sorpreso dalla smisurata quantità di luoghi segreti a due passi da Roma. Così, dopo oltre vent’anni dedicati all’alpinismo e all’escursionismo di buon livello ho cominciato, nel 2011, a perlustrare in modo sistematico il territorio dove vivo (cosa che peraltro avevo sempre fatto), conoscendolo in modo sempre più approfondito. Questa conoscenza si è concretata in circa cinquecento articoli postati su questo blog, in cinque guide escursionistiche e tanto altro. Il tutto sempre inerente i luoghi sconosciuti e straordinari intorno alla capitale e il tutto intervallato da riflessioni su politica, ambiente, clima, energia (il risparmio energetico è l'altra mia occupazione).

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