Smart green e stupid green parte 2

Smart green e stupid green.

Continuiamo “l’ironico” dualismo già visto nello scorso post.

Smart green è intraprendere una politica di incentivazione delle fonti di energia rinnovabili coerente, senza regalìe e soprattutto seria, che possa allocare correttamente gli investimenti.

smart green

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Stupid green è cambiare la politica di incentivi in maniera surrettizia. Perché qui non si discute sull’opportunità o meno di tassare il teorico plus valore di un fabbricato, ma lo si deve sapere prima di effettuarvi delle migliorìe!

Non è tollerabile dire, dopo che si è intrapresa e conclusa un’attività, che su tale investimento vengono applicate tasse, non esistenti al momento del business plan, e da pagare per tutti gli anni a venire.

Altrimenti, seguendo la stessa logica,  pretendiamo che chi ha riportato in Italia capitali in nero con 4 (quattro) scudi fiscali, con la ridicola penale del 2,5% e poi del 5%, ora ci paghi una tassa aggiuntiva, e per tutti gli anni a venire!

E magari pretendiamo che, così come si vuole cambiare il contratto con chi ha investito nel fotovoltaico, si possano cambiare a piacere anche tutti gli altri contratti dello Stato: stipendi, pensioni, indennità…per esempio cominciamo a dire a tutti i pensionati che la pensione verrà decurtata del 20%, perché tanto vivranno il 20% di tempo in più (eheheh con il sistema sanitario al collasso sicuramente vivranno di più!)

 

Smart green è che se proprio si deve applicare una tassa non prevista, almeno la si moduli correttamente.

Stupid green è tassare gli impianti fotovoltaici superiori a 3 KW (vedi sopra)  allo stesso modo su tutto il territorio nazionale: se a Palermo 3KW mi possono bastare a coprire le esigenze energetiche a uso residenziale e li ammortizzo in un tempo relativamente breve, a Trento questo già non è possibile e devo installare più di 3 KW, e quindi ecco la “rivalutazione catastale” di cui sopra.

Smart green è da parte di molti privati avere fatto in modo di sovradimensionare l’impianto – oltre i 3 KW – per poterlo abbinare ad una o più pompe di calore. Così da alleviare  la pressione del costo del metano in inverno e migliorare il confort in casa nel periodo estivo.

Stupid green è la rivalutazione catastale di cui sopra, che va dunque a punire anche chi ha usato il buon senso per cercare di recuperare energia con le pompe di calore.

Stupid green è di conseguenza bloccare ulteriori investimenti di chi aveva magari pensato, con qualche metro quadro ancora disponibile sul tetto, di installare altri pannelli, nonostante non ci siano più incentivi. Invece con questa tassazione a sorpresa si pone la pietra tombale su un intero settore.

 

E’ possibile che questa classe dirigente continui a non applicare il banale concetto di moltiplicatore degli investimenti come per esempio gli incentivi – erogati in modo progettuale – nel settore dell’energia?!?!

E’ possibile che, al contrario, continuino a praticare politiche procicliche? Ovvero che in tempi di bolla immobiliare lasciano tasse minime sugli immobili e permettono che siano dati mutui al 120% ecc.; mentre in tempi di profonda crisi economica e di discesa dei prezzi degli immobili, aumentano invece la tassazione.  Il contrario dei principi economici fondamentali e del buon senso.

Provando a riassumere, smart green è, allorché si danno incentivi (come per esempio alle Fonti di Energia Rinnovabili), sfruttare in pieno l’effetto moltiplicativo di questi investimenti.

Stupid green è invece, come già visto, non solo interrompere improvvisamente gli incentivi (Renzi e il PD), ma in più attivare una campagna denigratoria contro tali incentivi e contro chi ne ha usufruito, punendoli se possibile (con appunto tassazioni non previste, da applicare per tutta la rimanente vita utile dell’investimento).

D’altra parte  la nostra classe dirigente si guarda bene dallo scagliarsi con altrettanta energia contro chi ha avuto negli ultimi 20 anni  in concessione frequenze televisive praticamente gratis; contro chi, mettendosi d’accordo con Prodi e compagnia, si è comprato, in fase di privatizzazioni, a prezzi da saldo, autostrade ecc. e adesso si gode le relative rendite di posizione.

A costoro, chissà perché, non chiedono conguagli.

A proposito, ma questo lo sapete già,  il debito pubblico italiano è ora molto maggiore rispetto a prima delle privatizzazioni, che dovevano servire appunto ad abbattere il debito. E ora siamo anche senza più aziende pubbliche di pregio.

Vorrei concludere lasciandovi con tre domande, correlate peraltro all’inutilità delle privatizzazioni (ora con Renzi privatizzeremo tutto):

perché parlano sempre di debito pubblico e mai di debito privato?

perché i trattati europei prevedono un debito pubblico massimo del 60% e del 160% per il debito privato?

perché la crisi ha colpito all’inizio tre paesi Euro con un debito pubblico basso – Irlanda, Spagna e Portogallo – e non paesi con un debito pubblico molto più alto come l’Italia? E perché, per esempio, un paese come il Giappone, con il rapporto debito pubblico/PIL al 240% non è in crisi come i PI(I)GS dell’area Euro?

luigi plos

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