Scoprendo la via Clodia fra Blera e Barbarano.

Questo post è un po’ differente dagli altri.

La via Clodia non è infatti un luogo segreto, ma Laura Berretta, ranger presso il parco Antichissima città di Sutri, ne ha esplorato uno dei tratti più suggestivi e meno conosciuti.

E questo è il suo racconto.

Scoprendo la via Clodia (Barbarano) - foto di Laura Berretta

Scoprendo la via Clodia (Barbarano) – foto di Laura Berretta

“Questo meraviglioso percorso, che si snoda in un territorio abitato fin dall’età del Bronzo e ricco di eventi storici importanti dei quali vi farò un breve cenno, è una tappa immancabile per voi appassionati dell’avventura.

La via Clodia era una strada consolare romana, costruita su antichi tracciati etruschi in parte all’interno delle “vie cave”.

Dopo la definitiva sottomissione delle grandi città etrusche,  Veio (396 a.C.), Tarquinia (281 a.C.), Vulci (280 a.C.), Cerveteri (273 a.C.) e Volsinii (265 a.C.), la via Clodia venne ampliata e consolidata dai consoli C. Claudius Canina, Claudius Russus e dal censore C. Claudius Centho e divenne l’asse viario mediano dell’Etruria meridionale. Uno di loro le diede probabilmente il nome.

La strada partiva dal Campidoglio. Fino a Ponte Milvio il percorso era in comune con Flaminia e Cassaia e fino a Ad Sextum (La Storta) era in comune con la Cassia. Da questa qui si separava dalla via Cassia per addentrarsi nei territori delle oramai conquistate colonie etrusche.

Essendo la via Clodia più antica, non è sbagliato affermare  che era la (oggi) ben più celebre Cassia a separarsi dalla Clodia.

Non dobbiamo dimenticare che le città stato etrusche erano molto ricche per via dei commerci con gli altri popoli del Mediterraneo e con l’Oriente e questa connessione viaria era pertanto importante.

Mentre la Cassia e l’Aurelia erano spesso utilizzate per spostamenti militari, la Clodia era principalmente una via commerciale, che veniva utilizzata per i traffici mercantili e un suo diverticolo raggiungeva Cosa (Ansedonia), sul mare.

Altre varianti collegavano probabilmente le mansio locali.

Aveva una larghezza di circa quattro metri e solamente nei pressi del territorio di Blera, meta della nostra avventura, nelle vicinanze degli stretti e ripidi canyon, si restringeva.

Scoprendo la via Clodia (Barbarano) - foto di L Berretta

Scoprendo la via Clodia (Barbarano) – foto di L Berretta

Dopo la caduta dell’impero romano d’occidente (476 d.C.) il territorio subì profondi cambiamenti e tali caratteristiche si mantennero durane il Medioevo.

A partire dal VI secolo gli eventi politici collegati allo scontro armato tra Bizantini e Longobardi per il possesso della Tuscia, determinarono cambiamenti importanti nella struttura territoriale.

Dopo il trattato di pace del 605, la Clodia divenne la linea di confine tra la Tuscia Longobardorum ad est e la Tuscia Romanorum (Bizantina) a ovest e divenne via diretta di collegamento con Tuscania che era il caposaldo principale del territorio Longobardo.

Il paesaggio della Clodia è caratterizzato dall’antica attività dei vulcani laziali Sabatini, Volsini, Cimini e dal Monte Amiata, che depositarono enormi quantità di materiale tufaceo, che nel corso dei millenni ha formato un paesaggio particolare: valloni, speroni rocciosi, caldare, zone termali, grotte, forre, laghi nei crateri spenti e numerosi corsi d’acqua.

Scoprendo la via Clodia (Fra Barbarano e Blera) - foto di A. Fiume

Scoprendo la via Clodia (Fra Barbarano e Blera) – foto di A. Fiume

La nostra camminata inizia da Barbarano Romano, piccola cittadina nella provincia di Viterbo di circa mille abitanti. Grazie alla sua posizione, lontana dalle arterie principali, la cittadina ha mantenuto tratti antichi che i paesi intorno hanno perduto.

Il borgo medievale che vediamo oggi situato su un pianoro tufaceo non era quello dell’abitato etrusco, situato invece sullo sperone roccioso di S. Giuliano e che fu abbandonato a causa di una pestilenza, probabilmente durante il medioevo.

Il nome è preso da un eremita, S. Giuliano, che visse nella chiesetta situata sull’acropoli.

Entriamo nel centro storico di Barbarano (Marturanum) attraverso l’antica porta di accesso della torre dell’orologio.

Percorriamo quindi la strada principale del paese per scendere da porta Canale verso la forra. Questa è la parte più antica del borgo, di fronte a noi negli anni ’30 vi era una torre, poi crollata, che faceva parte dell’antica fortificazione interna del castello medievale.

Arrivati in fondo alla scalinata di pietra, prendiamo a destra. Poi al cartello di legno segnaletico del Parco andiamo lungo il sentiero a sinistra che si inoltra nella forra.

Scoprendo la via Clodia (nella forra fra Barbarano e Blera) - foto di L. Berretta

Scoprendo la via Clodia (nella forra fra Barbarano e Blera) – foto di L. Berretta

Lungo il sentiero incontriamo quasi subito, a sinistra, il Grottone del Mostro (una grande cavità rocciosa in cui si trova una colonia di pipistrelli tutelati dall’Area protetta, essendo ormai gli stessi in via di estinzione per mancanza di luoghi solitari dove nidificare!) e poco dopo raggiungiamo la Prima Mola. Il luogo, anche se disabitato e selvaggio, era un tempo coltivato ad orti e cereali e vi si macinava il grano, grazie alle mole azionate dal corso d’acqua.

Dopo circa un centinaio di metri, superato il limpido Biedano e continuando sempre a sinistra, incontriamo la seconda Mola, anche detta “Mola di Mezzo”. Nei pressi si trova una piscina, cioè una pozza di acqua perenne, molto limpida che ospita una grande quantità di fauna acquatica (in tempi passati i bambini passavano qui i pomeriggi estivi a fare il bagno e a giocare).

Da qui possiamo andare a vedere la Cava di Castelluzzo, una ripida e bella tagliata etrusca oppure continuare lungo il sentiero, mantenendo sempre la sinistra del Biedano. Dopo circa settecento metri attraversiamo il fiume e raggiungiamo la spettacolare Terza Mola, anche chiamata “la Mola di Sotto”.

scoprendo la via Clodia

scoprendo la via Clodia

Se teniamo i ruderi alla nostra sinistra, possiamo andare a vedere il piccolo laghetto alimentato da due cascate e sulla destra, ancora visibile, uno straordinario cunicolo scavato nel tufo, che veniva utilizzato per deviare le acque in eccesso dalle pale del mulino.

Percorsi altri tre chilometri circa all’interno di questa valle incantata, raggiungiamo il Ponte del Diavolo, così chiamato perché situato in un bosco, che un tempo incuteva timore e che fungeva da attraversamento della via Clodia.

Da qui possiamo scegliere di attraversarlo e di percorrere l’antica via verso sinistra oppure possiamo salire sempre sulla via Romana a destra verso il piccolo centro storico dell’antica Blera (Olera per i romani, sicuramente per la sua produzione di ottimo olio, rinomato anche oggi).

Da qui, se vogliamo tornare indietro, dobbiamo attraversare il grande ponte e, al ristorante Beccone, salire fino a raggiungere la vecchia ferrovia abbandonata, che ci porterà di nuovo verso Barbarano Romano dopo circa cinque chilometri di percorso.

Scoprendo la via Clodia (Barbarano) - foto di A. Fiume

Scoprendo la via Clodia (Barbarano) – foto di A. Fiume

Questa parte è molto assolata e non va quindi effettuata in estate e attraversa oliveti e campi coltivati dal gusto antico.

Nel tratto finale, prima di arrivare a Barbarano, nel Bosco della Bandita vi sono altre tracce visibili della via Clodia e di un antico monumento funerario romano.

Arrivati a destinazione possiamo scegliere di fare una sosta a Caiolo nell’area dove è situata la bella e conosciuta necropoli di S. Giuliano oppure riprendere i nostri moderni mezzi e ritornare a casa.

 

Curiosità:

Nei terreni presso i corsi d’acqua veniva coltivata la canapa, pianta che cresce naturalmente in zone dal clima temperato, ma può sopportare i climi più diversi.

La pianta macerata e sfibrata dava la fibra tessile. La canapa può essere coltivata ripetutamente sullo stesso terreno dal momento che non lo impoverisce, bonificando e ammorbidendo la struttura dei terreni. Può arrivare in alcuni casi fino a 7 metri di altezza in tre mesi dalla semina è pronta per il raccolto.

Una volta estratta la fibra tessile o dopo aver raccolto i semi, rimane la stoppa della canapa con la quale si può fabbricare una carta di alta qualità, sottile e resistente, che in passato sostituiva quella moderna prodotta dal legno d’albero sminuzzato e sbiancato solo con processi chimici. Fabbricare carta dalla canapa è vantaggioso anzitutto per la sua enorme produttività di massa vegetale ed anche perché la si può ottenere da un’unica coltivazione, insieme alla fibra tessile, ai semi, alle foglie e al legno del fusto.

Inoltre il processo per ottenere le microfibre pulite di cellulosa dal legno di alberi, e quindi la pasta per la carta, prevede l’uso di grandi quantità di acidi per macerare il legno. Questa operazione, è costosa ed inquinante perché si devono usare dei derivati del petrolio mentre la carta di canapa si ottiene dalla sola fibra.

Inoltre la fibra e il legno della canapa sono già di colore bianco, e la carta che se ne ottiene è dunque già stampabile. Per renderla completamente bianca ad ogni modo è sufficiente un leggero trattamento con acqua ossigenata, invece dei composti a base di cloro necessari per la carta ricavata dal legno degli alberi, altamente inquinanti.

scoprendo la via Clodia - foto di Laura Berretta

scoprendo la via Clodia – foto di Laura Berretta

Purtroppo le leggi restrittive in materia di stupefacenti ne hanno vietato la coltivazione.

Eppure l’Italia nel 1910 era il secondo produttore mondiale dopo la Russia. Alcune copie della Bibbia di Gutenberg furono stampate con la carta di canapa importata proprio dall’Italia!

Percorso 5 km se effettuato solo in un senso. Percorso anello completo 11,9 km. Altitudine max. 687 mt.  Dislivello 262 mt.  Facile.

Come vestirsi e cosa portare: utilizzare scarponcini o scarpe con suola non liscia, portare acqua a secondo delle necessità personali: lungo il sentiero non vi sono fonti potabili sino a Blera. Opportuno il cappello, qualora si torni lungo la ferrovia.

Come si raggiunge: da Roma in circa 50 minuti di auto, utilizzando la Cassia Veientana. Al 60° chilometro trovate un semaforo. Qui svoltate a sinistra seguendo le indicazioni verso Bracciano e, dopo circa dieci chilometri, al secondo bivio, per Barbarano Romano.

Se volete utilizzare i mezzi pubblici, sappiate che nei giorni festivi ci sono poche corse.

Potete anche pensare di lasciare un’auto a Blera.”

 

gli archi di Boccalupo a Manziana - non distanti dalla Clodia - scoprendo la via Clodia

gli archi di Boccalupo a Manziana – non distanti dalla Clodia – scoprendo la via Clodia

A proposito di via Clodia, ma sapete che il 18 gennaio 2018 sono invitato alla presentazione di un interessante progetto sulla Clodia: 

siamo lieti di invitarLa alla Presentazione del Progetto ‘Strada dei Sapori e della Cultura dei Laghi dell’Antica via Clodia’ in data venerdì 18 gennaio 2019 alle ore 17.30, presso Villa Clodia Relais in via del Mattiolo, 3 – Manziana ( RM).

PROGRAMMA EVENTO
 

 17.30 – 17.40 Saluti di Apertura
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17.40 – 18.00 Presentazione ed illustrazione del Progetto ‘Strada dei Sapori e della Cultura dei Laghi dell’Antica Via Clodia’,    Costituzione del Comitato Promotore : Tiziana Alterio e Maurizio Selli
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18.00 – 18.20 Descrizione del Progetto per la Valorizzazione delle eccellenze come leva per lo Sviluppo Turistico e Promozione del territorio a livello nazionale e internazionale: Marinella Mariani
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18.20 – 18.40 ‘Luoghi segreti a due passi da Roma’ Escursionismo per la Salvaguardia, Valorizzazione e Sviluppo sostenibile del  territorio: Luigi Plos

18.40 – 19.00 Presentazione Tibex valuta complementare come scambio di Beni e Servizi all’interno di una rete sociale: Paola Russo
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19.00 – 19.15 Conclusioni
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19.15 -19.30 Sottoscrizione e Costituzione del Comitato Promotore ‘Strada dei Sapori e della Cultura dei Laghi dell’Antica Via Clodia’

 

 

 

Foto di copertina di Antonello Fiume.

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