Perchè in Italia non si vuole fare innovazione tecnologica?

Perchè in Italia non si vuole fare innovazione tecnologica?

Come mai in Germania (paese peraltro con clima più freddo. Giusto?) non consumano più di 7 metri cubi di metano per metro quadrato (tetto massimo definito per legge), mentre in Italia se ne consumano circa 20? Ne abbiamo accennato in Perché in Italia non si fa efficienza energetica – prima parte

 

in Italia non si vuole fare innovazione tecnologica

in Italia non si vuole fare innovazione tecnologica

Perché non investiamo dunque nel rendere gli edifici efficienti in ambito energetico? I soldi investiti sarebbero pagati dalla riduzione delle importazioni di combustibili fossili, per non parlare della creazione di lavoro e dello sviluppo e dell’applicazione di tecnologie innovative.

E invece no: dicono che gli incentivi alle rinnovabili costano, e ora infatti li hanno aboliti. (Sicuramente ci sono stati degli abusi, e in tal caso la colpa della nostra classe dirigente è doppia, perché prima non hanno gestito la corresponsione degli incentivi e poi li hanno aboliti all’improvviso).

E l’inquinamento causato dai combustibili fossili quanto ci costa?

E la dipendenza energetica per quanto tempo continuerà a condizionare la nostra politica estera (Kazakistan, Libia, Iraq, Russia…)?

E la mancata riduzione di emissioni di CO2 quanto ci costerà in multe? Innovazione vuol dire novità, trasformazione, cambiamenti radicali e profondi, capaci di provocare un significativo svecchiamento, indipendentemente dal contesto cui la si applichi, e noi abbiamo una classe dirigente che non conosce nemmeno le potenzialità di internet.

Ma si sa: l’innovazione taglierebbe fuori le cordate di riferimento.

Le quali veicolano alla pubblica amministrazione prodotti e servizi obsoleti; sui quali però non si deve investire. Visto che parte dei margini che ottengono va appunto a “remunerare” i politici di riferimento.

Ricapitolando:

  • efficienza energetica: NO. Ci sono gli amici petrolieri (americani, russi e anche nazionali) ai quali rendere conto.
  • Sviluppo banda larga: NO. Ci sono i politici e i giornalisti che non amano essere contraddetti sulla rete, e hai visto mai che si vendano meno giornali e che si guardi meno TV…e poi hai visto mai che nascano movimenti di protesta sulla rete…
  • Innovazione in generale e innovazione tecnologica in particolare: NO. Ci sono le aziende fornitrici tradizionali che avrebbero problemi, se dovessero competere con aziende più innovative, che non vanno quindi fatte crescere. Saremo quindi sempre più inefficienti e quindi poveri, visto che i paesi con i quali concorriamo sui mercati globali investono invece il più possibile in innovazione. Ma questo è un problema secondario per la nostra classe dirigente. Quelli primari ormai li conosciamo.

Quindi quello che la nostra classe digerente non conosce bene la intimorisce, e se poi l’eventuale “conoscenza” comporta anche i potenziali rischi che abbiamo appena visto, si astiene da ogni implicazione o approfondimento sul tema. E su questo status quo indirizza le scelte, pilotando l’informazione e favorendo ad ogni modo il tornaconto di pochi.

 Per consolarci, presto ridurremo comunque le emissioni di CO2, visto che fra non molto non potremo più permetterci di pagare il metano (anche se poi non abbiamo le abitazioni efficientate per riscaldarsi con meno metano).

Noi, nel nostro piccolo, con Ecososte ed Eliocentrica proviamo a fare innovazione tecnologica nell’ambito dell’efficienza energetica.

luigi plos

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