No soldi no risparmio energetico

No soldi no risparmio energetico.

Nel post risparmio energetico e patrimonio immobiliare abbiamo visto come sia quasi impossibile in Italia, per i privati e per il pubblico, effettuare  investimenti per esempio in risparmio energetico, data la mancanza di liquidità.  (O meglio, la liquidità c’è ma viene allocata solo nel settore finanziario).

Per inciso una soluzione, per il patrimonio pubblico, potrebbe essere quella di venderne una parte e usare il ricavato non per alimentare il MES (il famigerato fondo salva stati – o meglio salva banche) o per l’EXPO 2015, ma per efficientare la parte di patrimonio immobiliare rimanente.

E poi teoricamente ci sono finanziamenti europei da utilizzare per il risparmio energetico… e qui si ride! Visto che questi spesso necessitano di cofinanziamento e, fra patti di stabilità e incapacità progettuali del sistema, tali finanziamenti non vengono utilizzati! (Oltre all’incapacità di esibire progetti idonei a ricevere i finanziamenti, soprattutto quando questi non vengono affidati a professionisti ma ad “amici”.) E quindi, oltre al MES et similia, regaliamo all’unione europea altri miliardi di euro.

no soldi no risparmio energetico

no soldi no risparmio energetico

Ora non è questo il luogo per  impartire lezioni sul ruolo delle banche nella crisi,  sull’impoverimento progressivo e ineluttabile dato dalla permanenza nell’euro ecc.  Ci sono in merito, p.e. sulla rete, interventi di divulgatori ed economisti di valore come Paolo Barnard, Antonio Rinaldi, Alberto Bagnai, Claudio Borghi, Lidia Undiemi ecc.

Da parte mia è sufficiente che abbiate la pazienza di  leggere questa storiella, ispiratami da Marco della Luna (Cimiteuro),  a sua volta ispirata a Keynes.

In una piccola città  Mario, proprietario di un piccolo albergo, ha due camere che non possono essere date ai clienti, perché i termosifoni sono rotti. Egli vorrebbe  cambiarli e mettere due pompe di calore, più efficienti. Però costano 1.000 euro, e Mario non li ha (e quindi no soldi no risparmio energetico),  le due camere non possono essere utilizzate e  Mario è costretto a disdire alcune prenotazioni.

Un giorno nell’albergo arriva un cliente, che gli consegna 1.000 euro per un suo prossimo soggiorno, con l’accordo che se non alloggerà potrà riprendersi tutti i 1.000 euro.

Con i 1.000 euro Mario acquista subito le pompe di calore nel negozio di fronte.

Il negoziante con i 1.000 euro avuti da Mario va dal fornitore di pompe di calore, gli consegna i 1.000 euro,  chiude un debito che aveva e con l’occasione fa un ordine per altre pompe.

Il fornitore con i 1.000 euro salda un pittore che aveva fatto un quadro per il matrimonio della figlia.

Il pittore con i 1.000 euro prenota presso l’albergo di Mario la hall e tutte le stanze  per una mostra.

Grazie alla mostra Mario riempie l’albergo,  comprese le due stanze di nuovo agibili grazie all’installazione delle pompe di calore.

Con il maggior incasso ottenuto  grazie alla mostra Mario può effettuare un’attività di marketing,  che gli permette di avere più clienti. Clienti che poi spenderanno ulteriori soldi nella piccola città. Nel frattempo egli sostituirà i vecchi termosifoni con le ulteriori  pompe di calore che ha ordinato, e che può finalmente permettersi di pagare.

Ah, nel frattempo il cliente che aveva dato i 1.000 euro di anticipo era venuto a riprenderseli,  in quanto non aveva più bisogno delle camere; e Mario gli aveva restituito  i 1.000 euro che aveva ricevuto dal pittore come anticipo per la mostra.

Cosa insegna questa storiella? Che in un’economia dove i fattori produttivi non sono utilizzati pienamente, è sufficiente un catalizzatore ovvero della semplice moneta per avere i seguenti effetti:

–       aumentare il prodotto di tale economia

–     aumentare il gettito fiscale, visto che arrivano più clienti nell’albergo e che questi creano nell’economia locale maggiore ricchezza da tassare (più pompe di calore vendute, più camere occupate ecc.). E il tutto senza creare inflazione, visto che la situazione di partenza era di fattori produttivi non pienamente utilizzati

–      chiudere i debiti

La moneta in eccesso può poi essere ritirata per il tramite della tassazione (il cliente che si riprende la caparra).

Bene, in Italia e negli altri 17 paesi dell’area euro  (praticamente solo in questi 18 stati su oltre 200) la liquidità non solo non viene immessa dallo stato per  modulare la crescita economica, ma quella presente viene  drenata in maniera crescente,  tramite tasse sempre più alte e offerta di servizi sempre minore.

Cosa significa? Che in un sistema dove non viene immessa liquidità (la quale come abbiamo visto darebbe inizio a un circolo virtuoso), e in più con interessi annuali da pagare di circa il 4% sul denaro che il sistema è costretto a prendere in prestito da fuori (anziché crearlo secondo le necessità) la liquidità diminuisce anno dopo anno.

Vi ricorda qualcosa questa situazione?

Hanno mai spiegato questo a Ballarò o a Piazza Pulita?

E perché scriviamo tutto questo? Perché dobbiamo ricordarci che  in Italia abbiamo capacità tecnologiche e professionali di alto livello per attuare per esempio proficui progetti di risparmio energetico. Ovvero, parlando “macroeconomico”, disponiamo di fattori produttivi che, messi in condizione di operare, sono in grado di aumentare la ricchezza e il  benessere del paese.

E tali capacità tecnologiche e professionali potrebbero attivarsi con il catalizzatore di cui abbiamo detto (una moneta sovrana è l’ideale); e l’Italia potrebbe divenire autosufficiente a livello energetico e non dipendere quindi più dalle forniture estere di gas e di petrolio.

Invece non si investe in nulla, e così le competenze e le tecnologie che abbiamo o finiscono all’estero o si perdono.

Sapete quale paese ha previsto investimenti tali da essere autosufficiente a livello energetico entro il 2050? La Danimarca! Paese che “casualmente”, pur stando nell’unione europea, ha una propria moneta e non ha vincoli di bilancio, ma ha anche un altro livello di classe dirigente. Non so se sia chiaro: parliamo di un paese 12 volte meno popolato dell’Italia e con una moneta propria! E poi dicono che l’Italia è troppo piccola e che deve stare per forza nell’euro!

E, con il fatto che l’Italia:

a) non può emettere moneta per far fronte alla mancanza di liquidità – come fanno praticamente tutti i stati della Terra tranne i 18 dell’euro

b) non può finanziare il proprio debito pubblico – come fanno praticamente tutti i stati della Terra tranne i 18 dell’euro

b) non può svalutare – come fanno praticamente tutti i stati della Terra tranne i 18 dell’euro

la previsione per il 2050 è molto semplice: continuare a pagare bollette mostruose anno su anno. Raggiungendo oltretutto questi tre obiettivi:

a)    non solo non viene immessa liquidità nel sistema Italia, ma viene drenata continuamente quella ancora presente, che va a remunerare soprattutto fornitori esteri (Kazakistan, Russia, paesi del medio oriente…) di combustibili fossili. Con il beneplacito del PD, il miglior amico dei petrolieri.

b)      dipendere pertanto sempre dall’estero per un buona parte dell’energia necessaria

c)      fregarsene del cambiamento climatico.

Siamo dunque ancora d’accordo sul fatto che non si possono fare investimenti, (no soldi no risparmio energetico), perché l’Europa ci impone l’austerità?

luigi plos