Ma sono utili i manuali di alpinismo? (prima parte)

 

ma sono utili i manuali di alpinismo

ma sono utili i manuali di alpinismo


Si avvicina il momento in cui farò i consueti 4/5 giorni di ferrate sulle Alpi (favolose furono le ferrate fatte lo scorso agosto in val di Susa!).

Tutti gli anni ho bisogno di impegnarmi al massimo – per alcuni giorni – in montagna.

Per liberarmi da limiti e condizionamenti e in genere per liberare il cervello da tutto.

Per addestrarmi alla resilienza.

Per tollerare sforzi e superare timori. Per gestire la sofferenza fisica.

Per cercare nuove espressioni di me.

Tornando a noi, nell’agosto del 2000 con il buon Marco Bulletta percorrevamo la ferrata Bianchi lungo la cresta del monte Cristallo, di ritorno dalla cima, a circa 3.000 metri di quota.

Eravamo partiti con il sole, ma già alle 12 si era rannuvolato.

Sui manuali di alpinismo c’è scritto che, prima che scarichi un fulmine, ci sono segni premonitori fra cui i capelli che si rizzano. 

A un certo punto vidi i capelli di Marco che si rizzavano e nello stesso momento egli esclamò:”Luigi, hai capelli dritti!”

Mi ricordai di ciò che avevo letto e gli dissi che dovevamo staccarci subito dal cavo di ferro della ferrata e toglierci l’imbragatura.

Un momento dopo che ci fummo staccati, il cavo cominciò a sfrigolare per via dei fulmini che avevano cominciato ad abbattersi sulla cima, da dove partiva il cavo.

Stavamo in cresta con pochissimo spazio fra il cavo e il precipizio.

Rimanemmo circa un’ora accucciati accanto al cavo, con il terrore che arrivasse un fulmine troppo vicino a noi, il cui spostamento d’aria ci avrebbe fatto cadere nel vuoto…

… invece sono qui a raccontarla.

E racconterò le altre tre volte in cui in montagna me la sono vista molto molto molto brutta

 

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