Le fortificazioni di Stazzano e Montefalco

la fortificazione di Castiglione a Palombara

la fortificazione di Castiglione a Palombara

Tra i monti Lucretili e Cornicolani (parte I)

Le fortificazioni di Stazzano e Montefalco

di Simone De Fraja

Nei giorni precedenti si erano scaricati violenti temporali.

La  mattina presto mi trovavo ancora tra le strade campestri della bassa Sabina e arrivai a Moricone proseguendo il tracciato della via Reatina. A nord sarei nuovamente confluito nella Salaria, oltre Montelibretti, in direzione di Farfa e le circostanti fortificazioni di Postmontem e Passo Corese.

Imboccai invece la pedemontana dei Monti Lucretili, la via Maremmana, puntando Tivoli. La nebbia, ancora appesantita dalla notte, si staccava lentamente dai campi salendo verso i monti ad est segnando quasi un confine, ancora, tra notte e giorno.  In curva, presso un ponte dopo l’abitato più recente di Stazzano, un sentiero di costa, ben percorribile, mi condusse all’antico insediamento di Stazzano (Vecchio), un insediamento collinare che si allunga sul promontorio di crinale con ampia veduta sulla vallata sottostante caratterizzata dalle formazioni dei Monti Cornicolani e le evidenti cuspidi di Castel Sant’Angelo, Palombara e Montecelio.

Un silenzio ovattato avvolgeva i ruderi mentre un improvviso raggio di sole illuminò l’erba esplodendo in una calura improvvisa.

montefalco a monteflavio

montefalco a monteflavio

Una depressione, forse traccia di un fossato, oggi è attraversata da un ponte monoforo in muratura. Nei pressi, resti di strutture precedenti, brandelli di muro fra le ortiche.

La fortificazione occupa l’estremità orientale del sottile rilievo e mostra con chiarezza le varie fasi di ampliamento sia in relazione alla tipologia degli interventi murari che dal punto di vista funzionale delle strutture. La torre a pianta quadrangolare rimane in posizione centrale entro l’area pianeggiante delimitata dalle mura più volte rimaneggiate sino al secolo XVI.

A mezzogiorno le mura della rocca si estendono con un puntone mentre una torre circolare caratterizza l’angolo est così come altre due torri circolari, di diverso diametro, caratterizzano il circuito interno in cui la torre, più antica, distingue l’angolo ovest.

Alcuni paramenti in muratura a blocchetti disposti a filari regolari, relativi alla fase medioevale più antica della rocca borghese, si individuano anche sulla porzione del muro di cinta più ampio rivolta a nord. Il borgo si snoda verso occidente lungo due direttrici viarie che seguono l’andamento del crinale, delimitate dagli edifici dalle volumetrie quasi integre ed in via di recupero.

Nel 1501, dopo il lungo periodo di proprietà dei Savelli, papa Alessandro VI confiscò il fortilizio per trasferirlo agli Orsini, che avevano provato a prendere Stazzano nel contesto di giochi di potere e scontri con i Colonna. Proprio in tale fase avvenne la smilitarizzazione del fortilizio mediante il depotenziamento delle difese, l’abbassamento e copertura delle torri, l’edificazione di nuovi volumi residenziali in adiacenza della torre nonché mediante la conversione della corte interna in giardino, nell’accezione del tempo. Nel 1901 un potente terremoto costrinse gli abitanti ad abbandonare gli edifici pericolanti lasciando gli edifici, ormai cave di pietra, occupati solo dal vuoto e dal silenzio.

Le fortificazioni di Stazzano e Montefalco (Stazzano)

Le fortificazioni di Stazzano e Montefalco (Stazzano)

In questa calma che oggi avvolge l’insediamento, sospeso tra lavori di ristrutturazione fermi e tentativi di conservazione delle strutture combattute tra l’artificio e il corso del tempo, alcuni edifici sfruttavano le peculiarità del sottosuolo; spaziosi ambienti sotterranei, usati come cantine o per stoccaggio di derrate, si snodano al di sotto degli edifici e del percorso viario sovrastante. Il confine tra luce e buio è netto, così come quello tra la temperatura esterna e quella interna.

Mi aggiravo tra i ruderi, in parte risarciti, dell’abitato: la nuova calce, troppo bianca e troppo a filo delle pietre che sembrano annegare, era ancora troppo evidente. Ancora altri secoli, forse, la uniformeranno al resto.

Il calcare bianco e rosato contrastava il verde della strada umida nel borgo.

Entrai in uno degli edifici che delimitano il ciglio roccioso rivolto a sud. Tra le ortiche e la smisurata vegetazione selvatica pasciuta dallo sgretolamento delle pietre e l’imputridimento delle travi crollate, a livello del piano di calpestio scorsi un’apertura sul pavimento, dietro le erbacce una discesa, oltre la discesa gradini di arenaria ridotti a sabbia; oltre, la scala scendeva sotto il pavimento e si torceva verso nord. Lentamente scesi abituandomi al buio, non avevo alcuna fonte di illuminazione. Scivolando sugli scalini melmosi riuscii a continuare la discesa lungo questo corridoio stretto, scavato a mano e caratterizzato da una sorta di volta.

Al termine, un ambiente di qualche metro quadro era caratterizzato da nicchie laterali contrapposte. Al di sotto di un altro edificio limitrofo, in via di ristrutturazione, si apriva un ambiente cavernoso ancora più grande del precedente, ingombro di materiale di crollo; prendeva poca luce da una sovrastante frana del soffitto situata, verso nord, oltre la sovrastante viuzza del borgo.

Quando ripresi la strada tortuosa per Monteflavio, sui Lucretili, era ormai pomeriggio inoltrato.

Il sole nuovamente minacciato da nuvole viola era ormai stanco.

Presi il sentiero nei pressi di un fontanile semidistrutto da recenti lavori di sistemazione della strada che costeggia il campo sportivo. In molti tratti il percorso era costeggiato da muretti a secco in blocchi di calcare. Mi accorsi di un crocus viola nato in contrasto con una pietra e decisi di svuotare li l’ultimo goccio d’acqua della borraccia.

Evidenti tracce del bestiame che vi transita, compreso avanzi di ossa varie, proseguivano sino ad una sommità erbosa intermedia dopo la quale un ultimo tratto, oltre un profondo fosso, giungeva alle radici di pietra della fortificazione di Montefalco di Monteflavio.

Sul pianoro erboso e comunque anche ai piedi delle mura, quasi a novecento metri di altitudine, qualcuno si era preso la briga di costruire una panchina per riposare o forse per far riflettere.

La fortificazione il cui recinto delimita un’area subcircolare si articola su più livelli; le analogie costruttive della fase duecentesca sono molto strette con la vicina fortificazione di Stazzano e con quella di Castiglione di Palombara. L’anno precedente al rientro da una ispezione di quest’ultima fortificazione, in piena estate, mi gettai barbaramente nel fontanile gelido che si trova, in curva, dinanzi alla ripida via che sale verso Castiglione. Dai documenti si riscontra che, nel 1259, venne acquistata dal monastero di San Paolo di Roma la “turrim et cassagium Montis Falci” mentre, nel 1343, nel “Registrum iurisdictrionis episcopatus sabinensis” pare che lo stato di abbandono del “castrum montis falci diruptum” sia già avanzato.

Nel 1363 è l’insediamento è tassato per dieci rubbia di sale, forse una cinquantina di famiglie: parrebbe un nucleo di ripopolamento consistente. Poco convincente è invece la notizia, non univocamente documentata, dell’assedio che alcune fonti ritengono essere avvenuto ad opera dei Colonna nel 1349 con il dispendioso impiego di pesanti artiglierie a quota novecento metri contro una postazione sostanzialmente abbandonata o smilitarizzata.

particolare di montefalco (monteflavio)

particolare di montefalco (monteflavio)

La porzione della cinta muraria rivolta verso nord-ovest delimita una parete rocciosa particolarmente scoscesa mentre l’accesso alla fortificazione, maggiormente fortificato con la presenza di elementi rompitratto appare quello del versante di Monteflavio. All’interno della cinta muraria, il cui spessore appare abbondantemente sotto il metro,  rimangono i ruderi della torre più antica a pianta quadrangolare nei cui pressi si scorgono i resti della cisterna, parzialmente ricolma, voltata a botte.