L’accesso al Castello d’Ischia da Mazzano Romano.

Diceva il saggio: “mi auguro di vivere in tempi storicamente non interessanti”.

Peccato che, in particolare fra i secoli  VIII e X secolo D.C., i tempi fossero mooolto interessanti.

il castello d'Ischia. Foto di Giovanni Giuliani

il castello d’Ischia. Foto di Giovanni Giuliani

Da qui la necessità di edificare una dozzina di fortificazioni a picco sulle forre della valle del Treja (ne parlammo nella prima guida), al fine di fronteggiare le scorrerie saracene e non solo, e poi per proteggere l’abbazia di Farfa e la valle del Tevere, un tempo navigabile fino a Roma.

Per una di queste, il Castello d’Ischia, ho una predilezione particolare.

Un tempo vi giungevo da Mazzano Romano, percorrendo il fondo della gola in una wilderness pressoché assoluta e in un crescendo di sensazioni, in particolare allorché imboccavo l’antica mulattiera che risale il ripido costone e porta all’incastellamento.

Poi due cancelli hanno reso difficile l’accesso a chi non sa arrampicarsi.

a picco sulla forra dal castello d'Ischia

a picco sulla forra dal castello d’Ischia

Avevo sempre rimpianto il fatto di non poterci più arrivare in modo agevole da Mazzano, se non arrampicandomi, finché l’amico indigeno Sergio Feliziani ci indica, un dì, un percorso alternativo. 

Chiediamo ai proprietari dell’agriturismo “la Rosa dei Venti” il permesso di transitare attraverso la loro proprietà e, superata la recinzione e la linea difensiva dei cani maremmani, disposti a difesa del gregge di pecore come un pacchetto di trequarti durante una partita di rugby, appare subito di fronte a noi la rupe tufacea con il castello d’Ischia abbarbicato.

Questa visione vale già da sola l’essere giunti qui.

E ci sembra particolarmente vicino. In effetti lo è: in linea d’aria. 

particolare del Castello d'Ischia

particolare del Castello d’Ischia

In merito ai cani, anche se i proprietari ci hanno ammonito, non sembrano minacciosi.

Direi che un bastone o i bastoncini telescopici sono sufficienti a tenerli a bada.

Parlo a titolo personale, visto che ho sempre avuto una connessione particolare con gli animali e non ho mai avuto problemi di sorta con i cani pastore e i canidi in genere (ma forse ho solo avuto fortuna).

Detto ciò, se i cani non intimoriscono, scendiamo lungo un’antica mulattiera e passiamo dalla luce dell’altopiano alla penombra del fondo della forra.

Guadiamo il fiume e arriviamo ai piedi della mia mulattiera preferita, speculare a quella che abbiamo testé disceso, che dal fiume ci porterà al castello.

Sono emozionato per quello che mi aspetta: lo spettacolare sentiero intagliato nella roccia, che porta direttamente sull’altopiano e poi la curva a centottanta gradi che la mulattiera effettua per prendere quota, scavata, anche questa nella roccia, con perizia rara e in ambiente spettacolare.  

il guado del Rio Cerreto per giungere al Castello d'Ischia

il guado del Rio Cerreto per giungere al Castello d’Ischia

Ischia un tempo significava isola.

E, giunti all’incastellamento, capiamo quanto questo nome è adatto: lo sperone di roccia dove ci troviamo è una vera isola nel mare di forre e di fitti boschi.

E poi … il panorama superbo sulla piazzuola antistante il fossato.

Sembrerebbe di stare nel Medioevo, direste voi nel momento in cui vi affacciaste sulle forre.

Manco per niente, visto che nel Medioevo non c’era un albero uno: tutto era coltivato e messo a pascolo e la legna utilizzata per scaldarsi, cuocere, fondere.

Direi piuttosto che, pur essendo un bosco ceduo, abbiamo davanti a noi un paesaggio senza traccia umana a perdita d’occhio, nonostante la vicinanza alla metropoli, simile a quello che avremmo ammirato tremila anni fa, ovvero prima che l’uomo si insediasse in questo territorio.

tramonto sulla forra dal Castello d'Ischia

tramonto sulla forra dal Castello d’Ischia

Ci perdiamo, Laura (il guardia parco di Sutri) e io, ad ammirare la gigantesca, selvaggia, gola del Rio Cerreto, quasi cento metri sotto i nostri piedi e mi rammento perché ho una predilezione particolare per questo luogo.

Se giungerete al tramonto (magari seguendo l’itinerario della prima guida, per non riscendere nella forra con il buio), con il radente sole invernale a incendiare le pareti tufacee del Rio Cerreto, vi apparirà uno scenario primordiale.

In pochi luoghi come in questo sento di appartenere alla mia terra e capisco quanto il paesaggio è componente essenziale del nostro comune patrimonio culturale e naturale.

Dal castello d’Ischia potremmo continuare verso Castel S. Elia (seguendo il percorso descritto nella prima guida fino al bivio per il paese) e comporre una delle più emozionanti traversate possibili nel Lazio.

Ah! Lo scorso 27 aprile, al termine dell’escursione, effettuata al tramonto così da ammirare le pareti della forra trascolorare al calar del sole, i gestori dell’agriturismo ci rifocillarono con una serie pressoché infinita di squisite pinse romane!

La foto di copertina (che raffigura l’altopiano che precede il Castello d’Ischia) è di Giovanni Giuliani.

Il Castello d'Ischia dalla Rosa dei Venti

Il Castello d’Ischia dalla Rosa dei Venti