La galleria vegetale del Cremera.

Nel film “Le Montagne della Luna” assistemmo alle avvincenti (dis)avventure degli esploratori Burton e Speke in cerca delle sorgenti del Nilo.

Successive esplorazioni scoprirono che il Nilo non scaturiva da un punto preciso, ma da diversi laghi.

la galleria vegetale del Crèmera - foto di M. Bordini

la galleria vegetale del Crèmera – foto di M. Bordini

E, a proposito di sorgenti, nella prima delle guide ai luoghi segreti, e in questo blog, leggeste dell’itinerario in cerca delle sorgenti del Crèmera.

Ebbene, come le sorgenti del Nilo, anche quelle del Crèmera, il mio fiume del cuore, non si trovano in un luogo univoco.

Esse si spostano, come mi fece notare Daniele Scatolini, a seconda delle stagioni e della piovosità.

la cascata terminale del Crèmera - presso la la galleria vegetale - foto di M. Bordini

la cascata terminale del Crèmera – presso la la galleria vegetale – foto di M. Bordini

In primavera l’acqua percola già dall’impluvio della caldera ai piedi del monte Razzano, fra Sacrofano, Formello e Campagnano e, quando piove molto, anche da quote più elevate.

Durante la stagione secca non ci sono invece sorgenti; solo il velo d’acqua che scende, dall’alto della forra, in occasione delle rare piogge.

Un’altra analogia con le sorgenti del Nilo, con le dovute differenze, è che si tratta di avventura allo stato puro.

Diciotto anni fa, partito in prossimità del Santuario della Madonna del Sorbo, percorsi il fondo della forra.

Mi trovai in un ambiente selvaggio, senza sentieri, né traccia umana, senza sapere cosa avrei trovato dopo ogni curva del fiume, mentre sempre più mi allontanavo dal punto di partenza.

il laghetto sotto la la cascata terminale del Crèmera - presso la la galleria vegetale - foto di M. Bordini

il laghetto sotto la la cascata terminale del Crèmera – presso la la galleria vegetale

Nel corso di quella perlustrazione provai, sempre con le dovute differenze, le emozioni degli esploratori inglesi, che due secoli fa venivano attirati dall’Africa più segreta, come falene dalla luce, e che andavano sovente incontro a morte e mutilazioni, cercando le sorgenti del Nilo.

C’è, poi, una terza analogia. Così come agli stupefatti Speke e Burton apparvero i giganteschi laghi Vittoria e Tanganica (immaginate la sorpresa per un europeo di due secoli fa, vedere laghi così immensi, in Africa), così ai miei occhi increduli apparve, inattesa, quella che chiamai “galleria vegetale”.

Il fiume, in questo punto, si incassa nella forra, la cui parete alla destra orografica si irripidisce e si ricopre di muschio, rampicanti e arabeschi di travertino, mentre veli di cascatelle scendono dall’alto: un luogo fantasy come pochi.

particolare della galleria vegetale

particolare della galleria vegetale

A proposito, quanti di voi siete arrivati in questo luogo fatato?

Beh! Non vi biasimo, se solo pochi di voi lo avete raggiunto.

Non è semplice, infatti, in particolare provenendo dal santuario della Madonna del Sorbo, percorrere integralmente la forra, soprattutto in periodi successivi a forti piogge, allorché gli alberi caduti e i massi scivolosi ostacolano il percorso.

C’è poi l’isolamento, totale, la mancanza di sentieri e di segni dell’uomo (salvo qualche busta portata dalle piene. Sigh).

particolare della galleria vegetale con i veli d'acqua

particolare della galleria vegetale con i veli d’acqua

Ebbene, c’è un altro modo, rapido, per raggiungere questo luogo incantevole.

Lasciamo la macchina sulla Formellese, apriamo e richiudiamo un cancello e camminiamo lungo la riva orografica sinistra del tratto iniziale del fiume, che in questo punto, come abbiamo detto, è attivo solo in primavera e in periodi particolarmente piovosi.

Dopo poco il fiume si inabissa nella gola con una cascata, il cui scroscio sentiamo in primavera.

Procediamo lungo l’orlo della profonda forra.

Individuiamo quindi un pendio, lungo il quale scendiamo, con attenzione, nell’alveo del fiume (con un cordino per i meno esperti).

Ed ecco, davanti a noi, sberluccicante nel sole del mattino, la galleria vegetale, che merita una lunga contemplazione.

E … non è finita!

la cascata dell'Inferno - non distante dalla galleria vegetale - foto di Giulio Giuliani

la cascata dell’Inferno – non distante dalla galleria vegetale – foto di Giulio Giuliani

Risaliamo il fiume, facendoci strada fra i macigni, alcuni rovi, il fango e le pozze d’acqua.

Dopo pochi minuti giungiamo nel punto in cui la forra si interrompe bruscamente e la cascata terminale si fa strada a testate fra le pareti rocciose, formando un laghetto, più o meno esteso a seconda delle piogge: un secondo luogo magico, e inatteso, a poca distanza dal primo.

Il tutto a quindici chilometri dal GRA.

Se poi abbiamo testa e gambe, possiamo costeggiare il fiume verso valle, prendere il primo affluente a sinistra, entrare in un’altra profonda forra rocciosa e trovarci davanti, all’improvviso, alla cascata dell’Inferno, il punto zero.

Dalla visione di questa cascata, anch’essa inaspettata, e ancora più grandiosa di quella terminale della forra del Crèmera, scaturì, infatti, il progetto “luoghi segreti a due passi da Roma”.

la cascata terminale presso la galleria vegetale - al termine del piovoso inverno 2017/2018

la cascata terminale presso la galleria vegetale – al termine del piovoso inverno 2017/2018. Foto di A. Fiume

La foto di copertina è di Matteo Bordini.

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