La Fortificazione di Post Montem

l'invaso sottostante Post Montem

l’invaso sottostante Post Montem

Ricevo e pubblico volentieri da Simone De Fraja queste note sulla Fortificazione di Post Montem, di cui personalmente ho raccontato in uno scorso post.

Cercando di districarsi tra nodi di strade, cavalcavia e pericolosi spartitraffico, la Via Salaria (SP4) vecchia, aiutata da sfacciati segmenti di quella nuova, ancora costeggia i meandri del Tevere a nord-est di Roma: tocca Corese e prosegue nel corridoio sabino tra i monti con lieve costante pendenza sino a giungere, con la denominazione di “Via Farfense”, ed oltrepassare il luogo eletto per l’edificazione dell’Abbazia di Farfa.

Un’altra strada, più recente, attraversa un invaso artificiale per la produzione dell’energia elettrica e giunge più velocemente all’Abbazia costeggiando il monte che la adombra per gran parte del giorno, il monte Acuziano.

Qui, sulla sommità di un modesto quanto evidente rilievo, si specchiano, sull’invaso artificiale, i ruderi della Torre Baccelli, la torre sopravvissuta della fortificazione di Postmontem, ovvero quella che si trovava come oggi poco oltre il monte Acuziano e dunque non lontano per una prospettiva farfense.

Nelle immediate vicinanze sopravvive il toponimo di Pomonte, modesto centro abitativo.

Forse, dunque, il monte Acuziano è il monte per antonomasia sotteso dal toponimo Pomonte. Già l’Abate Berardo II, allo scadere del secolo XII, aveva desiderato e poi avviato la costruzione della nuova abbazia di Farfa, edificio religioso e fortificato secondo i criteri del secolo XII-XIII mai portata a termine nonostante i lavori siano stati più volte ripresi, proprio sulla vetta dell’Acuziano.

Post Montem foto di SImone de Fraja

Post Montem foto di SImone de Fraja

Ancor oggi è li, incompiuta con le sue aperture e brecce aperte come bocche al vento.

La storia di Pomonte difficilmente si isola dalle vicende politiche e giurisdizionali dell’Abbazia. L’accesso ai ruderi non è solitamente consentito in quanto compresa nell’area della Diga per la Centrale elettrica. E il poggio arenaceo, sul fronte est, presenta alcune grotte lungo il sentiero che corre a mezza costa.

La fortificazione si incontra in esclusiva proprietà dell’Abbazia intorno agli anni 1090, ma è presente nella documentazione già dall’anno 994.

Nel corso del tempo ebbe a contare numerosi beni immobili e fondiari, allivellati, dell’Abbazia. A differenza della documentazione relativa al vicino Salisano, in quella relativa a Pomonte si individuano numerosi casalia quali il Franconis, il Patenus, il Criptule (pare chiara l’allusione della presenza di grotte), quello ove si trova S. Gordiano, quello che intorno al secolo XI-XII era detenuto da Lupo Roccario: un territorio piuttosto ricco di insediamenti sparsi ma in cui il progetto farfense di una concentrazione demografica fallì palesemente con conseguente abbandono delle strutture insediative e fortificate di Postmontem.

si intravvedono i sotterranaei della fortificazione di Post Montem

si intravvedono i sotterranaei della fortificazione di Post Montem

Dunque incastellamento testimoniato abbastanza precocemente, ma accentramento di popolazione fallimentare o solo parzialmente riuscito nel corso di un paio di secoli.

Gregorio da Catino, la vicina fortificazione dalla possente torre poligonale ancora in piedi, narra di una lite insorta ai primi anni Ottanta del secolo XI tra Berardo di Farfa e Donadeo di Bonomo circa alcune terre di pertinenza di Fara, che secondo Berardo sarebbero spettate all’Abbazia in forza di una precedente carta e ritenute ingiustamente reclamate da Donadeo.

Fara fu soggetta ad assedio da parte dell’imperatore Enrico IV giunto in visita all’Abbazia.

Le ripetute vessazioni dies noctuque, scrive Gregorio da Catino, pressioni militari e giuridiche, cui in pochi mesi fu sottoposta l’Abbazia di Farfa anche sotto la spinta della famiglia comitale dei Crescenzi, insinuatesi in quel meandro di Sabina con il ramo di Ottone III legato per vincolo di sangue al Papato, dunque i Crescenzi detti Ottaviani, condussero ad uno scambio e bilanciamento di quote e poteri sui beni (terre e postazioni) in contestazione tra cui diritti su Postmontem cioè sul castellum quod dicitur postmontem cum suiu pertinentiis.

Solo nel 1118 risulta rientrato tra i beni dell’Abbazia confermato, con la sua chiesa dedicata a San Silvestro, proprio dall’Imperatore (Enrico V).

L’aspetto attuale, quello che resta, una torre a pianta quadrata con funzione anche residenziale e poche tracce del recinto, può essere attribuito alla fase di XII-XIII, evidentemente una delle ultime, se nel 1159 il progetto di accentramento di popolazione promosso Farfa era sostanzialmente fallito risultando Postmontem, da tal data, un semplice casale senza più alcuna valenza, almeno sulla carta, di fortificazione.

gli ambienti ipogei di Post Montem

gli ambienti ipogei di Post Montem

 

Foto di copertina di Simone de Fraja.

 

 

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