Introduzione alla seconda guida ai luoghi segreti a due passi da Roma

la seconda guida ai luoghi segreti - cave di Salone - foto di Andreas Schatzmann - Le Cave di Salone - foto di A.Schatzmann

la seconda guida ai luoghi segreti – cave di Salone – foto di Andreas Schatzmann

Seconda guida ai luoghi segreti.

Le guide escursionistiche che non c’erano.

Venticinque nuove mete vicino Roma che non troverete in altre guide.

In Italia, e in particolare nel territorio che circonda Roma, grazie alla particolare morfologia e al crogiuolo di civiltà che si sono succedute per migliaia di anni, ci sono moltissimi luoghi stupefacenti e sconosciuti.

 

Non è quindi necessario andare lontano per provare l’emozione dell’Avventura con la A maiuscola. La si può avere a costo zero a pochi chilometri da Roma.

La seconda guida ai luoghi segreti

La seconda guida ai luoghi segreti – la cascata del Picchio

Come abbiamo letto nel primo volume, in particolare a nord di Roma la natura si è insinuata fin dentro i quartieri residenziali di Camilluccia e Monte Mario, che a loro volta sfiorano il centro, in un rapporto armonioso con la città. Infatti soprattutto a nord ho individuato la maggioranza dei luoghi descritti. Sempre poi a nord (ma anche a ovest) di Roma sono poi incastonati borghi di origine medievale circondati dalla natura come Cesano, Isola Farnese, Ceri, Tragliata.

Ma anche sulle direttrici ovest ed est l’area intorno alla capitale è rimasta scarsamente urbanizzata grazie all’asperità del paesaggio, a grandi tenute agricole e alla mancanza degli incentivi della Cassa del Mezzogiorno.

Invece a sud e sud est della capitale la cassa del Mezzogiorno e altri fattori hanno degradato il territorio, anche se poi l’Appia antica, da sud est, penetra fin dentro il centro storico, formando uno stupefacente corridoio agreste!

Detto questo, vi racconto cosa mi ha spinto alla ricerca di questi luoghi così particolari.

la chiesa ipogea di S.Nicola - foto di Mauro Intini

La seconda guida dei luoghi segreti – la chiesa ipogea di S.Nicola – foto di Mauro Intini

Per cominciare, il fatto che queste escursioni sono un surrogato alla montagna, la mia grande passione, e che la loro ricerca soddisfa il mio insopprimibile bisogno di avventura.

Peraltro queste escursioni sono talvolta più complesse di quelle in montagna. E spesso hanno un’altra peculiarità che la montagna non ha: quando faccio un’escursione in montagna conosco i paesaggi che incontrerò, per via di foto scattate da me o da altri nel tempo e per le descrizioni degli itinerari. Non ho invece foto,  né di solito descrizioni, dei luoghi ignoti vicino Roma che cerco di trovare. Quindi, alla soddisfazione di raggiungere un sito nascosto, si aggiunge la sorpresa di vedere com’è fatto. Il massimo fu il mio primo sopralluogo alla cascata dell’Inferno (prima guida), della quale, quando vi andai la prima volta, non esistevano foto. Fu una rivelazione!

Un altro aspetto che mi ha spinto verso questo modello di escursioni è che, facendo base a Roma, portano via poco tempo.

E poi questa modalità di escursionismo è in linea con i miei valori di rispetto della natura e di comprensione dello straordinario paesaggio italiano. Ma questo lo vediamo più sotto.

Detto ciò, fin da bambino, allorché passavo le ferie dai nonni in campagna, ero molto avventuroso. A differenza degli amichetti andavo infatti in cerca di posti insoliti, rischiando più di una volta di cadere nei fossi, di aizzare vespe e api, di “sfruculiare” vipere ecc.

A sette anni ebbi un incontro ravvicinato con Gustavo VI, re di Svezia, che veniva sovente a Roma per monitorare gli scavi che aveva finanziato in alcune necropoli etrusche. Ebbene, il sapere che vicino a dove abitavo c’erano luoghi talmente belli, che perfino il re di un paese lontano veniva a visitarli, scatenò ufficialmente il mio desiderio di avventura.

Le sorgenti pensili nella forra del Treja

La seconda guida ai luoghi segreti – le sorgenti pensili nella forra del Treja

In seguito, facendo lo scout, la mia dimensione avventurosa fu soddisfatta dalla scoperta di luoghi vicino Roma, che trent’anni fa erano ancora sconosciuti alla platea degli escursionisti, come le cascate di Montegelato, la città morta di Galeria e i Meri del Soratte.

Nell’estate del 1991, poi, mi accorsi della facilità con cui trovavo luoghi sconosciuti. Ero in vacanza con amici non lontano da S.Teresa di Gallura. Un giorno partimmo alla ricerca del villaggio nuragico di Tiscali, celato all’interno di una grotta gigantesca nella zona più selvaggia d’Italia, il Supramonte. Molto tempo prima che questo sito desse il nome alla compagnia telefonica.

Ad un certo punto incontrammo alcuni escursionisti che tornavano indietro sconsolati, non avendo trovato il modo di giungere a Tiscali.

Anche i miei amici, davanti alla mestizia di questi escursionisti, e sufficientemente annichiliti dal caldo, volevano tornare indietro.

Io insistetti per continuare (e ammetto che questa mia testardaggine mi ha fatto rischiare più volte la vita in montagna). Dopo un altro tratto di cammino intuii che uno stretto passaggio fra le rocce doveva portare verso Tiscali. La mia tenacia fu ricompensata: dopo poco eravamo davanti all’ingresso della fantastica grotta.

Mai mi ero sentito prima così “Indiana Jones”!

Un posto straordinario come Tiscali non poteva rimanere a lungo senza sentieri per arrivarci. Così nel tempo le associazioni di guide locali hanno tracciato il sentiero e messo l’ingresso a pagamento. Il che è giusto, per poterlo manutenere e per poter rivitalizzare un po’ la sempre più misera economia locale, massacrata dall’euro e dalla globalizzazione, che stanno mettendo fuori mercato gli eccellenti e impareggiabili prodotti sardi, annientando l’economia dell’isola.

nelle gallerie etrusche di Sacrofano

La seconda guida ai luoghi segreti – nelle gallerie etrusche di Sacrofano

Vicino a Roma ci sono luoghi diversamente straordinari rispetto a Tiscali, per raggiungere i quali nessuna associazione traccia sentieri di sorta.

Per anni questi luoghi sono stati il mio “terreno di esplorazione”; per anni mi hanno “posseduto”.

A un certo punto ho cominciato a vedere il territorio dove mi muovevo con occhi diversi da quelli del semplice escursionista. Ho cominciato a guardarlo come in realtà è, ovvero il paesaggio che per secoli ha affascinato viaggiatori come Stendhal, D.H. Lawrence, Goethe e tanti altri scrittori, e che è stato immortalato da Ettore Roesler Franz e da tanti altri pittori.

Goethe scrisse che il paesaggio italiano è una seconda natura.

E il nostro paesaggio è stato reso vivo per millenni dagli uomini. Vi troviamo i segni dell’organizzazione territoriale delle diverse civiltà, ognuna delle quali è intervenuta per vivervi meglio, integrando elementi antropici nella natura e così creando una miscellanea che non ha pari al mondo: la celebre combinazione di pini a ombrello, basolati e ruderi romani, casali, segni delle bonifiche, acquedotti, opere per il controllo delle acque e per la tenuta dei suoli argillosi. Il tutto abbellito dall’uso dei materiali locali atti a edificare: tufo, travertino, pozzolana.

Il paesaggio mi si è rivelato come l’archivio della nostra storia, che deve essere decifrato e quindi protetto da tutti noi.

Poi è arrivato il cemento armato a rompere in pochi decenni questa sintesi raggiunta nei millenni.

In realtà il nostro paesaggio è messo a rischio da un’insidia molto peggiore e molto più sottovalutata del cemento, la globalizzazione.

Se il cemento può prima o poi essere rimosso, la globalizzazione porta alla disgregazione delle menti e alla massificazione dei gusti, in un processo irreversibile.

Il filosofo Diego Fusaro ha correttamente sintetizzato questo concetto:

la massificazione dei gusti  annienta la cultura, dal momento che questa esiste solo là dove ve ne sono almeno due che dialogano e si relazionano fra esse”.

La seconda guida ai luoghi segreti - le cave di Grotta Oscura

La seconda guida ai luoghi segreti – le cave di Grotta Oscura

Cosa vuol dire? Che con la massificazione dei gusti noi perdiamo il legame con il nostro territorio, non ci relazioniamo più con esso per meglio conoscerlo e per comprendere le nostre origini, non comprendiamo più il valore dei prodotti e delle tradizioni.

Ci riduciamo al profilo unico di consumatore globale e ci andiamo a fare il weekend a Lisbona o a Berlino e non, magari, nella Tuscia, che è di una bellezza incomparabile e degna di essere visitata anche più di Berlino (Nulla di personale contro Berlino. Contro Francoforte si, pero!).

Non è tutto: ci avevano detto che la globalizzazione ci avrebbe reso tutti più ricchi. Ma che sarebbe stato necessario integrarsi e che le piccole aziende dovevano crescere o sparire.

Eppure le piccole aziende sono state almeno per ottocento anni, dal tempo dei Comuni, alla base della ricchezza italiana. Hanno rappresentato il genio italico che si è trasmesso di generazione in generazione dal tempo dei greci e degli etruschi e che ha permeato il Made in Italy.

E’ almeno dal tempo dei comuni, infatti, che noi italiani produciamo una serie di manufatti e di opere d’arte unica al mondo e nel tempo, grazie ad un numero smisurato di artigiani e di artisti di valore, che hanno contribuito a modellare l’incomparabile paesaggio italiano di cui abbiamo parlato.

le cave di Salone

La seconda guida ai luoghi segreti – le cave di Salone

E dal tempo dei comuni si è dimostrato vincente il modello di piccole aziende, aggregatesi nei distretti che hanno reso grande l’Italia. Ora l’Unione Europea ha deciso che questo modello non va più bene, ma che bisogna adattarsi allo standard grande azienda, “stranamente” imperniato sul modello grande azienda tedesca.

Così la nostra classe dirigente ha ubbidito supinamente e, invece di proteggere le piccole aziende italiane, rafforzando i distretti, creando sinergie, aiutandole veramente sul mercati esteri e non in modo finto con enti/stipendifici inutili e mangiasoldi come l’Istituto del Commercio Estero, o l’Agenzia Nazionale Italiana del Turismo, o Invitalia, ha portato in soli venticinque anni all’annientamento di culture millenarie, come quella della ceramica nella zona di Civita Castellana, o quella della lavorazione dell’alabastro a Volterra, che ebbero addirittura origine con gli etruschi.

Risultato: una manovra a tenaglia operata da una parte dalla concorrenza  di produzioni di bassa qualità e basso costo in arrivo da nazioni dove la manodopera è sfruttata al massimo grado e le tasse sono più basse, e dall’altra dai rigidi e deliranti regolamenti imposti dalla UE, unicamente volti a favorire le aziende transnazionali e le delocalizzazioni, finanziate con i fondi europei. Ovvero, colmo della beffa, incentivate con i nostri soldi.

Finché, anziché lasciar esprimere e guidare le capacità degli imprenditori italiani, come è stato per secoli, siamo giunti alla perdita irrimediabile di numero enorme di aziende, di conoscenze e in sostanza di conseguenza di millenni di cultura e della nostra identità storica e culturale.

Eppure il nostro passato è il carburante del nostro futuro.

E il viaggio, la vacanza potrebbero, ogni tanto, essere itinerari per conoscere il nostro territorio.

Potremmo anche programmare viaggi scolastici a chilometro zero, magari un tour per la Sabina o la Ciociaria anziché le solite capitali europee.

I ragazzi e i professori potrebbero così cominciare ad amare il territorio, guardarlo in modo diverso, comprendere il senso del limite.

Perché solo la conoscenza del nostro territorio e della nostra storia, forse, possono tenere in piedi l’Italia.

(Se penso che per me il top di una breve vacanza è caricare la bici sul treno a Roma, scendere in stazioni sperdute nella campagna come Alviano, o Vigna di Valle, o Olgiata e traversare sconosciute e bellissime zone del Lazio, per andare a riprendere il treno per Roma lungo un’altra linea ferroviaria oppure in un’altra stazione della stessa linea…)

Insomma, anche con l’ausilio di queste guide, voglio provare a trasmettere le sensazioni impagabili che si provano conoscendo in modo approfondito il nostro paesaggio, che è rimasto forse l’unico patrimonio made in Italy che ancora non sono riusciti a delocalizzare.

La seconda guida ai luoghi segreti - piccolo borgo presso Settebagni

La seconda guida ai luoghi segreti – piccolo borgo presso Settebagni

Voglio provare a far capire che la qualità delle nostre vite non è legata ai redditi e ai consumi, ma alla qualità dell’ambiente dove viviamo noi e dove vivranno i nostri figli, affinché possano vedere un borgo agricolo come quello nella foto, nei pressi di Settebagni, appena fuori Roma.

Oppure che possano prendere il treno da Roma in direzione di Viterbo, scendere a Olgiata – poco fuori del grande raccordo anulare – imboccare via di Casale San Nicola

e trovarsi dopo pochi metri nello stesso straniante paesaggio silvo-pastorale che posso vedere oggi io, e che collega il passato, il presente e, speriamo, il futuro.

presso via Casale S.Nicola

la seconda guida ai luoghi segreti – presso via Casale S.Nicola

Ma torniamo alle nostre escursioni.

A suo tempo mi fu fatto notare se fosse opportuno rendere luoghi vicino a Roma ancora integri.

Parliamo infatti di posti spesso incontaminati e rimasti integri nei secoli, alcuni da migliaia di anni, come le opere idrauliche della valle dell’Arrone, dal momento che sono situati in zone difficilmente raggiungibili, fangose/acquatiche, “scarrupate” e senza sentieri, e quindi con un accesso abbastanza complicato per chi pensa di arrivarvi con facilità e magari di farsi un picnic, lasciandovi piatti di plastica e lattine.

Quindi: far conoscere oppure no luoghi segreti vicino a una grande città?

Lo scrittore e fotografo naturalista Marco Scataglini mi ha dato un’ottima risposta in merito, che cito:

capita di trovare ruderi e altro, situati in luoghi sconosciuti, con rifiuti e scritte sui muri.

Ciò vuol dire che i vandali e gli imbecilli in genere sanno trovare benissimo la strada per certi siti remoti, e che proprio il fatto che nessuno li conosce favorisce la loro opera sciagurata”.

Io sono certo che chi andrà alla ricerca di questi ambienti, sarà intrinsecamente interessato a preservarli e ho quindi deciso di procedere con una corretta divulgazione, per fare in modo che aumenti la consapevolezza dei romani, e di tutti in genere, per lo splendido territorio che circonda la capitale, perché, conoscendolo, possiamo meglio tutelarlo e salvaguardare le nostre radici e il nostro capitale culturale e ambientale.

La vera tutela sono i cittadini che amano e frequentano ciò che li circonda E non è di certo qualche pedula in più a rovinare un territorio, che subisce ben altre aggressioni.

Per fare un esempio, non molto tempo fa alcuni cittadini romani (fra cui me) e formellesi hanno ripulito la galleria etrusca della Selviata, delle cui meraviglie leggerete più avanti dagli elettrodomestici e dagli altri rifiuti ivi gettati negli anni e poi hanno ripulito dai rovi, rendendolo nuovamente fruibile, l’acquedotto della Torraccia (descritto nella prima guida). Ecco quindi che conoscere questi luoghi ignoti e bellissimi vicino Roma, può e deve portare a circolo virtuoso di tutela e di presidio dei medesimi, anche e soprattutto da parte delle istituzioni.

Per inciso alcuni degli amici che mi hanno suggerito di non far sapere dove si trovano questi luoghi, allo scopo di preservarli, fanno sci da discesa, e mountain bike sui sentieri di montagna. Nulla da eccepire su questi sport, ma oggettivamente, pur essendo praticati da amanti della natura, hanno un impatto ben più forte che il camminare.

Per inciso alcuni degli amici che mi hanno suggerito di non far sapere dove si trovano questi luoghi, allo scopo di preservarli, fanno sci da discesa, e mountain bike sui sentieri di montagna. Nulla da eccepire su questi sport, ma oggettivamente, pur essendo praticati da amanti della natura, hanno un impatto ben più forte che il camminare.

La solforata di Pomezia. Foto di G.Gandini

la seconda guida ai luoghi segreti – la solforata di Pomezia. Foto di G.Gandini

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