Il Social Trekking

Il social trekking - cascata rossa presso il fosso di S. Antonino - foto di Luca Graziani

Il social trekking – cascata rossa presso il fosso di S. Antonino – foto di Luca Graziani

A valle della Giornata del Camminare organizzata da Federtrek il 9 ottobre scorso, nel corso della quale, insieme alle guide del Cammino Possibile, siamo stati alla scoperta, con quasi cento escursionisti, delle meraviglie della valle del Fosso di S. Antonino presso Castelnuovo di Porto e dell’insediamento etrusco, e poi medievale, di Belmonte (a pochi chilometri da Roma e nel parco di Veio), mi sorgono alcune riflessioni.

Innanzitutto sulle differenze fra  il turista classico e il trekker/social trekker:

  • il turista ha spesso un lavoro stanziale (per poco ancora, se questa globalizzazione impazzita che ha portato in particolare in Italia a una crisi strutturale e a una distruzione dei posti di lavoro, non cessa subito) e il viaggio diventa una delle sue tante transazioni commerciali. Paga per staccare dal lavoro
  • si carica di bagagli per prolungare la vita di città e ammorbidire il distacco
  • si muove sovente in aereo, riducendo così a poche ore migliaia di chilometri, che un trekker percorrerebbe in anni
  • cerca l’esotico e non l’autentico. Per esempio va ai poli o nella savana, ma non conosce la natura dietro casa
  • difficilmente è rilassato come il trekker, dovendo spesso frequentare luoghi affollati e stressanti.
    Il social trekking - all'interno della mola di Sopra - presso C.vo di Porto

    Il social trekking – all’interno della mola di Sopra – presso C.vo di Porto

E il Trekker/Social Trekker?

  • nel viaggio a piedi si tranquillizza e si stempera
  • la mèta non è l’attrazione turistica, ma lo è il percorso stesso
  • la bellezza del paesaggio lo “dis-trae”, lo allontana dalle preoccupazioni
  • elimina il superfluo dagli zaini e dalle menti
  • i pensieri più elaborati, per la fatica, sono se il cibo e l’acqua gli basteranno fino alla tappa successiva, o se il tempo sarà clemente
  • i sensi si acutizzano: si lava nel ruscello, avverte gli odori della foresta e della neve, si sintonizza con i ritmi degli ambienti e con gli animali che incontra
  • il caldo e il freddo lo stimolano a cercare un nuovo equilibrio, e il corpo arrugginito si risveglia
  • accumula un nuovo tipo di energia nel momento in cui la perde per la fatica
  • la sera in rifugio scambia le emozioni vissute durante il giorno con i compagni, e le differenze sociali si annullano.
Il social trekking - sull'altopiano che porta a Belmonte

Il social trekking – sull’altopiano che porta a Belmonte

Un’altra riflessione è perché il turismo classico è stato negli ultimi anni affiancato e probabilmente a breve sarà soppiantato dal trekking e dal

social trekking

che era un’attività di nicchia fino a poco tempo fa.

E mi sono dato la seguente spiegazione.

Il social trekking - Belmonte - a pochi chilometri da Roma

Il social trekking – Belmonte – a pochi chilometri da Roma

La cultura che ha dominato finora è stata quella in cui sono cresciuti coloro che sono nati nei quindici anni successivi alla seconda guerra mondiale.

Passatemi la generalizzazione: costoro hanno vissuto in un mondo di opportunità e di ricchezze crescenti, dove non c’è stata attenzione alla natura e dove lasche leggi ambientali hanno permesso a molti di loro di arricchirsi. Hanno avuto ad ogni modo, buona parte di loro, lavori sicuri e ben pagati .

In questa cultura ha quindi prosperato il turismo, effettuato con le modalità consumistica che abbiamo conosciuto.

Oggi il capitalismo sta affogando nella sua contraddizione principe, quella di voler fare profitti sempre maggiori in un mondo finito, pretendendo di continuare a vendere merci a cittadini che ha già indebitato in precedenza oltre ogni limite.

In sostanza abbiamo oggi (mi riferisco all’Italia, ma altrove non è di solito molto meglio) cittadini indebitati, che in più lo Stato continua a prosciugare con tasse in aumento e con riduzioni dei servizi.

E per sovrammercato il debito pubblico italiano, solo negli ultimi cinque anni, con i governi Monti, Letta e Renzi si è gonfiato di 250 miliardi di euro.

Lo Stato lascia quindi sempre meno soldi ai suoi cittadini per comprare prodotti, visto che il poco denaro rimasto deve essere usato per curarsi, per il contributo “volontario” per la scuola dei figli, per pagare tasse sempre crescenti sulle bollette ecc.

E non è finita: i cittadini, con il poco reddito rimasto, sono spesso costretti a consumare prodotti esteri di bassa qualità e basso prezzo, più competitivi di quelli italiani, per via dell’euro e delle minori tasse e delle minori leggi di tutela del lavoro vigenti in altri paesi. E così la nostra classe dirigente accelera il fallimento delle aziende nazionali, già soggette a sempre maggiori carichi fiscali.

Il social trekking - una delle antiche abitazioni ipogee di Belmonte

Il social trekking – una delle antiche abitazioni ipogee di Belmonte

Insomma: un progressivo trasferimento di ricchezza dai cittadini a un’elite di proprietari di aziende transnazionali e di banchieri, favorita proprio dalla politica che dovrebbe invece tutelare la collettività (dalla quale è peraltro lautamente retribuita).

Ma perché dico tutto ciò?

Perché il Social Trekking è probabilmente una reazione a tutto questo.

Una sana reazione in una situazione di scarsità di denaro.

Esso porta con sé valori opposti a quelli finora dominanti, in particolare la manutenzione del territorio, riducendo al minimo l’impatto sulla terra.

Cito dal manifesto del social trekking:

“…riscoprire assieme il piacere di camminare con altri, assaporando il silenzio, la lentezza della terra, l’armonia della natura e dei suoi elementi…o il minimo impatto ambientale, prediligendo gli spostamenti con mezzi pubblici, il car-pooling o, addirittura, il partire da casa propria a piedi per raggiungere il punto di ritrovo…”.

Così il viaggio, la vacanza, diventano itinerari per conoscere il nostro territorio.

Il social trekking - mole e cascate nel Fosso di S. Antonino

Il social trekking – mole e cascate nel Fosso di S. Antonino

Magari su questa falsariga le scuole potrebbero programmare viaggi scolastici a chilometro zero, come un tour per la Sabina, o la Tuscia, o la Ciociaria, anziché le solite capitali europee.

I ragazzi e i professori potrebbero così cominciare ad amare il territorio, guardarlo in modo diverso, comprendere il senso del limite e in particolare comprendere che il nostro passato è il carburante del nostro futuro.

E solo la conoscenza del nostro territorio e della nostra storia, forse, possono tenere in piedi l’Italia.

Insomma, da un’esperienza solo natura fatta da pochi ardimentosi, il social trekking è diventato un fenomeno di massa.

Peraltro è per tutti coloro che vogliono trovare nuovi valori in questa devastante crisi economica, ambientale e culturale che ho scritto le due guide “Luoghi segreti a due passi da Roma”.

Le foto sono state state scattate nel corso della Giornata del Camminare, organizzata da Federtrek il 9 ottobre 2016, e che sarà riproposta il giorno 8 ottobre 2017!

E per finire: una menzione speciale a un amico, Carlo Infante, che ha fatto del Social Trekking un’arte!

Foto di copertina: particolare delle gallerie etrusche di Formello.

il Social Trekking- Federtrekking

il Social Trekking- giornata del camminare del 9 ottobre 2016

 

 

 

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