I cinque itinerari più avventurosi a due passi da Roma

I 5 itinerari più avventurosi vicino a Roma -La cascata di Ponte Lupo

I 5 itinerari più avventurosi vicino a Roma -La cascata di Ponte Lupo

I cinque itinerari più avventurosi a due passi da Roma.

L’avventura vicino Roma? Forse storia, archeologia, arte, magari passeggiate nelle zone meno battute dei parchi cittadini. Ma, se voglio l’avventura, di certo non me ne sto a Roma.

E invece appena fuori dalla metropoli è possibile provare l’emozione dell’Avventura con la A maiuscola. E di questo stiamo per parlare.

I dintorni di Roma infatti, per la loro selvaticità, sono qualcosa di unico per lo meno fra le metropoli europee.

 

“Che cos’è l’avventura?”

Sono forse i classici sette giorni superscontatituttoincluso in posti esotici, con bottino di foto (le solite inquadrature) da postare su Facebook?

Se pensi che l’avventura sia questa, non continuare a leggere.

Continua, invece, se vedi l’avventura in modo differente.

Premetto. La dimensione avventurosa è, da sempre, importante per me.

E, per trovarla, ho sempre frequentato la montagna, dove in realtà l’avventura è stata soprattutto dentro la mia testa.

E’ in montagna infatti che ho scoperto, e stressato, i miei limiti, ho imparato a reagire in modo veloce a condizioni di pericolo, a spingere anche in condizioni di fatica estrema per raggiungere la vetta o per ritirarmi velocemente sotto i fulmini, ad ascoltare l’istinto e lasciar perdere se non mi sentivo pronto, anche se le condizioni climatiche e della neve erano buone.

I 5 itinerari più avventurosi vicino a Roma - La mola di mezzo

I 5 itinerari più avventurosi vicino a Roma – La mola di mezzo

Per questo, e altro, la montagna è parte della mia vita anche se non vi ho trovato la mia dimensione “ulissiaca”, visto che non è possibile scoprire alcunché sulle montagne nostrane. Lo sarebbe in quelle extraeuropee (ma io purtroppo non ci sono mai andato).

Il fatto è che tutto vi è noto, se non altro perché è necessario studiare l’itinerario prima di avventurarvisi.

Dove ho invece scoperto la vera avventura? Proprio vicino Roma, esplorandone i dintorni

Qui non ho dovuto utilizzare la testa per muovermi in condizioni estreme, ma per individuare luoghi di cui non avevo descrizioni di sorta e della cui esistenza non ero talvolta neanche sicuro, con i riflessi di una memoria antica.

E questa è, almeno per me, l’avventura vera: raggiungere un sito nascosto, vedere come è fatto.

Il massimo fu il mio primo sopralluogo alla cascata dell’Inferno, della quale, quando vi andai la prima volta, non esistevano foto, né era noto come raggiungerla. Fu una rivelazione!

Riprendo una frase di non ricordo chi:“nessun luogo è magico senza portarci lo sguardo giusto…il viaggio dà panorami meravigliosi, ma è solo stando fermo che si possono trasformare in visioni”.

Ecco! Stare fermi, oppure muoversi di poco da casa, rallentare la nostra vita, vederla sotto un altro aspetto.

Tante volte, riemergendo dalle forre del parco di Veio o di Gallicano e tornando verso casa, mi sembravano tutti matti quelli che correvano da una parte all’altra (cosa che avrei poi fatto anch’io dal giorno dopo).

I 5 itinerari più avventurosi vicino a Roma - presso il Ponte Coperto Ceri

I 5 itinerari più avventurosi vicino a Roma – presso il Ponte Coperto Ceri

Così nel tempo ho maturato un personale concetto dell’avventura:

i soldi non regalano l’avventura. Questa va conquistata. Può essere trovata anche dietro casa ed soprattutto è un fatto personale. E’ bello sognare l’itinerario e pianificarlo nella mente. Così alla sua ricerca si aggiunge la creatività, e diventa superfluo pagare altre persone che ci facciano vivere (presunte) avventure.

Anche se poi…l’avventura vera è quella di non utilizzare neanche le mie guide, e di andare in cerca di luoghi segreti senza indicazioni di sorta (eheheh!).

Questo preambolo perché stai per vedere cinque proposte per vivere l’avventura a due passi da Roma in luoghi particolarmente intriganti.

Esse sono tratte dalle tre guide sui Luoghi segreti a due passi da Roma (la terza è in via di preparazione).

In un ebook di prossima pubblicazione, intitolato “Sette luoghi segreti e avventurosi a due passi da Roma”, troverai anche le indicazioni per giungere in tutti e cinque questi luoghi stupendi (più due).

Oltre a trovare le tre guide (la terza in via di pubblicazione) “Luoghi segreti a due passi da Roma sia in libreria che on line.

Ecco dunque i cinque itinerari più avventurosi:

  1. il canyon di Ponte Lupo
  2. il fosso del Peccato
  3. il fosso di S.Antonino
  4. le gallerie della Selviata
  5. il ponte Coperto

 

  1. Il canyon di Ponte Lupo.

Dopo infinite escursioni nei dintorni di Roma in venticinque anni di vagabondaggi, pensavo di avere visto quasi tutto ciò che meritava essere visitato.

gli itinerari più avventurosi - il canyon di Ponte Lupo

gli itinerari più avventurosi – il canyon di Ponte Lupo

Mi mancava, fra i luoghi degni di nota e ancora a me ignoti, una cascata che mi era stato detto esistere lungo la forra dove troneggia il Ponte Lupo.

Finalmente, allineatesi le condizioni ideali per tale spedizione, mezza giornata libera di primavera, clima fresco e soleggiato, scorrimento idrico adeguato (né troppo, per non rischiare di non poter percorrere il fiume, né troppo poco per non trovare la cascata asciutta), iniziava l’avventura.

Scendemmo quindi nella gola del Ponte Lupo, che già di per sé vale il viaggio, e iniziammo l’esplorazione.

L’esplorazione più difficoltosa fra le settantacinque descritte nelle guide.

Il fiume all’inizio era completamente in secca.

“Diamine!” Esclamammo “Siamo in Primavera. Come fa a non esserci acqua?

Infatti, per essere precisi, al fine di per godere al meglio questa escursione, è sicuramente consigliabile effettuarla in primavera.

Allorché l’acqua è sufficientemente abbondante da rendere il canyon più suggestiva e la cascata è sicuramente attiva.

Fatte però poche centinaia di metri oltre il Ponte Lupo, ecco svelato l’arcano: di acqua ce n’era tantissima. Solo che a un certo punto si inabissava in un inghiottitoio.

E così camminammo per un’ora e mezzo nell’acqua sempre più alta (e questo è il lato negativo di fare l’escursione in primavera).

Fino al ginocchio e oltre.

Arrampicando continuamente rocce bagnate, e disarrampicandole al ritorno, azione più complessa che arrampicare, con il rischio di storte e di zuccate!

In uno stato di continua concentrazione e di sufficiente energia nervosa, per non farsi male.

L’ambiente fluviale, a compensare la fatica, era straordinario. Primigenio.

E con una fauna ricchissima: pesci, anfibi, bisce d’acqua, rapaci ecc.

Dopo un’ora e mezzo di entusiasmante e stressante risalita del fiume all’improvviso ci trovammo davanti alla cascata, che scendeva dalla vertiginosa parete che chiude la forra.

gli itinerari più avventurosi - la cascata dell'Inferno - foto di Giulio Giuliani

gli itinerari più avventurosi – la cascata dell’Inferno – foto di Giulio Giuliani

Nel corso delle mie millanta escursioni ho visto tantissime cascate incantevoli: quelle fra i monti della Laga e quelle in Maiella, quelle della valle delle Ferriere di Amalfi e poi quelle delle valli delle Ferriere, della Mola e del Vaccina fra Cerveteri e Castel Giuliano. E ancora: le infinite cascate norvegesi e alpine.

Ma la cascata che ci apparve improvvisamente davanti, né la più alta né la più copiosa fra quelle da me viste, stante tuttavia il singolare avvicinamento nella forra, e stante l’ambiente di Wilderness assoluta, emanava un  fascino unico.

Sembrava fossimo noi i primi esseri umani a giungervi.

E mi ricordò un film abbastanza new age, “Dragonfly. Le ali della libellula”.

Un film senza pretese e con un finale commovente, in cui Kevin Costner ritrova la figlia, dispersa appena nata, in un villaggio di indigeni venezuelani ai piedi di una cascata “simile” a quella che avevamo dinanzi.

 

2. Il Fosso del Peccato.

Tantissimi romani conoscono Calcata, alta sulla sua rupe a dominare la selvaggia forra del Treja.

Pochissimi romani (probabilmente nessuno) conosce invece un tributario del Treja, localmente chiamato Fosso del Peccato.

Percorrendo il suggestivo sentiero segnato, che dal ciglio destro della strada per Calcata porta a Pizzo Piede, per alcune centinaia di metri si costeggia una profonda forra, della quale si intravvede a malapena il fondo. A un certo punto si sente il rumore di una cascata (di solito da novembre a maggio), cascata che però risulta invisibile e di impossibile accesso dall’alto, salvo possedere corde e competenze alpinistiche.

Tale forra è però percorribile dal basso, fino alla cascata (di cui sopra) che la interrompe. Anche se con discrete difficoltà.

Bisogna prima individuare, nella vegetazione, lo stretto accesso alla forra, quindi saltare su macigni in mezzo al torrente, poi risalire sulla destra la scarpata rocciosa e riscendere altrettanto ripidamente e “scivolosamente” nel greto del torrente, cercando la linea di minor pendenza, proseguire poi sulla riva destra o sinistra, a seconda della portata d’acqua in ambiente assolutamente irreale e con le alte pareti tufacee che incombono, totalmente ricoperte di felci e di muschio, e con la copertura vegetale ancora più in alto che lascia a malapena filtrare i raggi del sole.

Fino ad arrivare alla cascata già citata: un luogo magico!

A proposito, il momento migliore per visitare il Fosso del Peccato, così per le tutte le forre in genere, è nei mesi di aprile e maggio intorno alle ore 12, ovvero con il sole quanto più possibile allo zenith.
La primavera è infatti il periodo in cui è più probabile trovare la cascata attiva.
gli itinerari più avventurosi - la cascata dell'Inferno - 1

gli itinerari più avventurosi – la cascata dell’Inferno – 1

 

3. Il Fosso di S. Antonino.

Molti fossi a nord di Roma sono ricchi d’acqua, nonostante le sorgenti a quota bassa e una piovosità scarsa da maggio in poi.

Ciò avviene poiché in questa zona vulcanica c’è una grande quantità di acque di falda.

Quest’acqua, scorrendo sulle morbide rocce tufacee, ha lentamente eroso il letto dei fiumi, creando le tante suggestive forre che circondano Roma.

Le piogge sono comunque importanti. Se in futuro continueranno inverni caldi e senza piogge come quelli del 2015/2016 e del 2016/2017, luoghi stupendi come il fosso di S. Antonino diventeranno irriconoscibili.

Ah! Il terreno vulcanico fa scaturire numerose sorgenti minerali, ma…molto minerali!

Così nei pressi di Castelnuovo di Porto, nel parco di Veio, da queste sorgenti scaturiscono piccoli fiumi e torrenti di straordinaria bellezza, i quali costituiscono il bacino che alimenta il fosso di S. Antonino, come il fosso dell’Acqua Forte, inforrato tra Castelnuovo di Porto, Riano e Sacrofano, a soli quindici chilometri dal Grande Raccordo Anulare.

Il nome stesso lo fa intuire: il fosso dell’Acqua Forte ha un qualcosa in più rispetto ai già sufficientemente suggestivi fossi dei dintorni. Lungo il suo corso ci sono risorgive ferrose, che donano all’acqua in alcuni punti un’intensa tonalità rossa.

Il punto più bello del fosso dell’Acqua Forte è una cascata di colore rossastro con laghetto d’ordinanza, dominata da un promontorio roccioso a picco sulla confluenza con un altro fosso.

Lasciamo il fosso dell’Acquaforte, che confluisce nel fosso di S. Antonino, arriviamo a Grotta Pagana e al lago di pesca sportiva, che dimostra la ricchezza d’acqua della zona e sul quale, sulla destra idrografica, incombono i ruderi dell’insediamento medievale di Belmonte.

Il fosso di Sant’Antonino è in realtà un fiume vero e proprio, particolarmente ricco di acqua perenne, nonostante le sorgenti a quota bassa e una piovosità non particolare.

gli itinerari più avventurosi - nel canyon di Ponte Lupogli itinerari più avventurosi - nel canyon di Ponte Lupo

gli itinerari più avventurosi – nel canyon di Ponte Lupo

Un fiume così ricco di acqua e di cascate doveva essere sfruttato a fondo. Furono così edificate le tre stupende mole lungo il suo corso, tutte con la loro cascata d’ordinanza.

Prendiamo dunque delle tracce di sentiero nel bosco e ci apprestiamo a visitarle in sequenza.

Non per niente il suo corso è stato appunto disseminato nei secoli di mulini e di opere idrauliche.

a causa dello scorrimento idrico, che d’altra pare dona maggiore suggestione; anche perché arrivare in questi posti senza infangarsi significa tipicamente camminare sotto il sole cocente e con la compagnia dei tafani (in estate).

Dapprima incontriamo  la Mola di Sopra, in ambiente …La visione delle macine in pietra sparse negli ambienti interni è anche emozionante.

Ora seguiamo il “fosso” in discesa, con i piedi in acqua, o attraversando i rovi, e giungiamo alla seconda, la Moletta di Mezzo,

Si tratta del manufatto più affascinante dei tre, con le strutture ormai fuse con il fiume, con la grandiosa cascata principale e con una seconda che esce da un foro

Continuiamo la discesa e giungiamo alla terza mola, detta Paradisi, integrata nello stupendo ambiente circostante e senza soluzione di continuità fra i ruderi e le rocce.

i cinque itinerari più avventurosi vicino Roma - il ponte Coperto

i cinque itinerari più avventurosi vicino Roma – il ponte Coperto

 

4. Le gallerie della Selviata.

C’è un luogo nei pressi di Roma che mi ha letteralmente stregato.

Si tratta delle numerose gallerie etrusche che si trovano nel territorio di Formello, ad una distanza dal GRA compresa fra i quattro e i dieci chilometri.

Ne descrivo due fra la tante.

Nella prima, presso via della Selviata, che dopo i primi metri va percorsa con caschetto e scaletta per utilizzo speleo, ciò che impressiona è l’accesso grandioso con la volta parzialmente crollata.

Dopo avere superato un piccolo specchio d’acqua grazie alla scaletta, si arriva ad un punto che interseca due ulteriori cunicoli, che avevano probabilmente lo stesso compito della galleria principale, quello di drenare le acque dei pianori sovrastanti.

i cinque itinerari più avventurosi vicino Roma - le gallerie della Selviata

i cinque itinerari più avventurosi vicino Roma – le gallerie della Selviata

La seconda galleria, a poca distanza dal paese, supera per grandiosità, se possibile, tutte le altre da me viste nel tempo. E merita un’apposita descrizione.

Dopo essere ripidamente scesi dal piano strada ed esservi penetrati, si entra in una diramazione a destra, che dopo alcune decine di metri arriva a una cavità parzialmente crollata, con la luce che penetra dall’alto da un foro gigantesco, un pozzo di servizio, allargatosi con il collasso della volta.

Si rientra quindi nell’oscurità. E a questo punto l’artificiale degli etruschi diventa naturale.

Una vera e propria grotta, che deve essere percorsa con attrezzature speleologiche. Come per tutte le altre gallerie l’opera di erosione da parte dell’acqua, in questi 2.500 anni, si è sovrapposta all’azione scavatrice dell’uomo.

Ma in questa galleria l’erosione ha esagerato in grandiosità, allargando a dismisura il vecchio cunicolo di drenaggio e abbassandone il fondo, fino a formare una vera grotta dalla volta incredibilmente alta.

Peraltro quella delle gallerie è una mania degli etruschi, visto che anche il sottosuolo della vicina Veio è solcato da una rete di cunicoli.

Questo sito, per l’eccezionale unità uomo/natura, per la sua estensione e per il fascino che emana (una caratteristica dei luoghi etruschi) pensavo non avesse uguali, a mio parere, nel territorio che circonda Roma.

O, almeno, pensavo fosse unico, finché non esplorai il ponte Coperto di Ceri.

gli itinerari più avventurosi - verso la cascata dell'Inferno

gli itinerari più avventurosi – verso la cascata dell’Inferno

 

5. Il ponte Coperto di Ceri

Avevo, insomma, sempre pensato che il sistema delle gallerie etrusche di Formello fosse un unicum, finché gli amici Mauro e Pierpaolo, conoscendo il mio punto debole, non cominciarono a vellicarmi, parlandomi di un ponte sodo (una galleria di utilizzo idraulico) a suo modo particolare presso Ceri, che però non erano riusciti a percorrere per tutta la sua lunghezza.

Non avevo trovato strano, sul momento, questa loro affermazione, visto che altre volte io stesso mi ero dovuto fermare in alcune gallerie a causa dell’acqua troppo alta, o di frane, o, una volta, di una cascata interna che rendeva necessaria un’attrezzatura specifica.

Ora, già Ceri è di per sé straordinaria, fin dal momento in cui appare solitaria e fortificata in modo cinematografico sul suo promontorio di roccia. Un quadro di rara bellezza, immerso in un già di per sé incantevole tratto della campagna romana a ovest della capitale.

Ma sono i suoi dintorni a essere ancora più straordinari.

Nulla lascia infatti presagire che, nel terreno sotto la monotona, ma panoramica strada fra i campi aperti dove parcheggiamo, a poca distanza dal paese e a circa quindici chilometri dal GRA, ci sia un qualcosa che non ho mai visto vicino Roma.

gli itinerari più avventurosi - nel Ponte Coperto

gli itinerari più avventurosi – nel Ponte Coperto

Cominciamo a camminare fra i campi, e subito il terreno si inabissa davanti a noi, formando una forra più profonda delle tante da me viste in questo quadrante.

Pierpaolo e Mauro ci guardano sornioni quando esclamo il mio stupore e, dopo alcune centinaia di metri di cammino lungo il ciglio della gola, ci fanno scendere nel punto dove il pendio è meno ripido.

Ora siamo sul fondo della forra. Retrocediamo alcune centinaia di metri e improvvisamente ci troviamo davanti alla galleria.

Noi che non ci eravamo ancora stati, immaginavamo il classico cunicolo (molti ne abbiamo visti nel blog “Luoghi segreti a due passi da Roma, e nelle omonime guide), scavato per irregimentare le acque.

Quella che ci troviamo davanti è invece una cavità gigantesca con una più piccola a lato, e con altre ancora più piccole, tutte scavate in un grande catino di roccia..

Facciamo i primi metri all’interno, ed ecco un’altra galleria che si apre di lato e che va a ricongiungersi con quella principale, così che questi scavi artificiali diventano un vero sistema di grotte.

Si tratta di scavi così antichi (di certo pre-etruschi), che l’erosione nei millenni li ha completamente modificati.

Ora le cose si fanno serie.

Tiriamo fuori le torce e procediamo nell’oscurità, accompagnati dallo scorrere dell’acqua sotto i nostri piedi.

Dopo circa cento metri un salto di roccia con una piccola cascata ci obbliga a una breve disarrampicata.

Dopo altri cinquanta metri intravediamo la luce e arriviamo a un grande ambiente che preannuncia lo sbocco della galleria, con il rivo che si fa strada tra le frane.

Anche qui i millenni hanno completamente trasformato questa enorme sala, che sembra essere l’accesso di tante grotte carsiche con fiume incorporato che ho visto nel tempo (S. Canziano, l’inghiottitoio del Bussento nel Cilento, la grotta di val dei Varri nel Reatino e tanti altri).

gli itinerari più avventurosi - Il fosso del Peccato

gli itinerari più avventurosi – Il fosso del Peccato

Siamo così all’uscita, e la traversata è completa.

Una prima assoluta per tutti i componenti il manipolo di esploratori, visto che, come detto, anche Mauro e Pierpaolo non avevano percorso integralmente il Ponte Coperto in precedenza per mancanza di calzature adatte e di torce.

Ma non è finita, perché poco lontano troviamo un altro ponte sodo niente male, con gigantesco pozzo di servizio a metà percorso.

Andremo insieme in alcuni degli itinerari più avventurosi

nei prossimi mesi!

 

 

 

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