Efficienza energetica e grandi opere

efficienza energetica e grandi opere

efficienza energetica e grandi opere

Efficienza energetica e grandi opere.

Trattasi di un ossimoro.

Infatti da una parte l’efficienza energetica significa interventi:

  • spesso innovativi
  • difficilmente soggetti a una gara unica, per quanto i politici vorrebbero lottizzare – nel senso di preparare lotti di gara giganteschi ad uso e consumo dei soliti noti – anche gli interventi di efficienza energetica). Infatti le opere di efficienza energetica sono per loro natura pervasive sul territorio e sono di importi relativamente modesti. E proprio perché tali opere rischiano di essere molte e sparse sul territorio, non sono controllabili dal potere centrale (e questo li fa andare ai matti)
  • per i quali è necessaria molta forza lavoro quasi sempre qualificata
  • investire sui quali permette di ottenere risparmi, che superano matematicamente gli investimenti, in tempi più o meno rapidi a seconda della situazione di partenza e delle tecnologie applicate.

Dall’altra parte le grandi opere significano:

raramente innovazione

commesse/gare talmente grandi che partecipano sempre gli stessi pochi fornitori, i quali si conoscono e si scambiano i favori

concentrazione in pochi territori. In genere i territori dove i politici locali sono più forti e influenti di altri (e questo è un problema storico: tante tratte ferroviarie furono costruite in modo da non seguire la via più logica, ma volte a raggiungere i paesi i cui politici locali reclamavano il collegamento. Con il risultato di rendere tali tratte tortuose e inefficienti. Ma anche meravigliose, come quelle da Arbatax a Mandas, o da Sorgono a Isili. Tratte ormai ahimé chiuse, e aperte sporadicamente per celebrazioni turistiche)

investimenti iniziali che non solo non vengono ripagati, ma i cui interessi passivi erodono negli anni anche il capitale sociale, che nel caso di investimenti pubblici è debito pubblico che cresce, a fronte di benefici praticamente nulli per la collettività

poca manodopera. Focalizzandoci su questo punto, si sa ormai come i politici, appartenenti ai territori dove sono previste le grandi opere (in particolare se non tocca a loro aumentare le tasse per realizzarle) intortano la popolazione, dichiarando l’opera in oggetto “indispensabile, di utilità sociale, buona per l’ambiente, per l’occupazione…e finalmente basta chiacchiere…a morte i gufi e chi rema contro ecc.ecc.”…la solita solfa  berlusconrenziana. E’ invece purtroppo dimostrato che le grandi opere, in rapporto al capitale messo a disposizione necessitano di poca manodopera e generalmente poco  qualificata. Basta pensare per esempio a un tunnel o a un viadotto: sicuramente ci lavorano progettisti qualificati, ma per il resto c’è bisogno soprattutto di macchinari giganteschi.

Ecco quindi un altro ossimoro:  “grandi opere e creazione di lavoro”.

E per concludere riassumiamo alcuni motivi per i quali si ostinano a fare grandi opere: (ne abbiamo già accennato nel post http://www.luigiplos.it/perche-italia-non-fa-efficienza-energetica/)

  1. poche grandi opere sono controllabili
  2. sono le vie più semplici per premiare interessi
  3. è facile e redditizio tassare sempre le stesse cose e gli stessi cittadini, e devolvere parte del ricavato a persone e società di fiducia, che possono a loro volta remunerare in maniera confidente chi li fa lavorare.

Corollario al punto 3: non rimettere in discussione questo stato di cose, cosa che farebbero gli interventi in efficienza energetica, i quali permetterebbero ad altri attori di entrare in gioco.

E questo è curioso: tutto cambia rapidamente, nella telefonia, nel cinema, nell’aviazione civile, nell’information technology…e chi non si adegua rapidamente viene fatto fuori. La nostra classe digerente no. Sempre uguale a se stessa, e sempre uguali gli impicci che fanno.

Una riflessione: mi sono domandato come mai Luca Mercalli non introduca più quel programma del sabato sera su RAI3, che oramai di meteo non ha più nulla, ma che fa solo da passerella ad attori, scrittori ecc. conniventi con il potere. Forse perché ha spiegato con dati alla mano quanto è inutile e dannosa quella grande opera che è il TAV?

luigi plos

efficienza energetica e grandi opere 1

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