Decentramento energetico

decentramento energetico

decentramento energetico

Cosa vuole dire decentramento energetico? Seconda parte.

Abbiamo letto nello scorso post che non c’è una sola parte politica (escluso praticamente il 5 Stelle) che immagini un modo non centralizzato di produrre energia.

Tutti hanno sempre favorito la centralizzazione e sfavorito la decentralizzazione, non solo per la produzione di energia, ma anche per esempio per le infrastrutture, privilegiando inutili e gigantesche opere tipo il TAV, anziché effettuare piccoli interventi puntuali sul territorio. E, dopo il MOSE e l’EXPO, sappiamo il perché.

E abbiamo anche visto perché la nostra classe dirigente si rifiuta di pensare diversamente.

Anche se poi basterebbe che costoro guardassero cosa fanno, per dire, tantissime città tedesche, austriache e svizzere dove il decentramento energetico/autoproduzione di energia è una realtà, per farsi venire qualche dubbio.

Per quanto poi concerne la visione che hanno per l’Italia, l’idea fissa nella loro testa, anche per perpetuare il loro potere, è quella di continuare a sovraregolamentare tutti gli aspetti delle economie locali.

Oltre che  attivare sempre nuove società municipalizzate/private ma con capitale pubblico che, con costi molto maggiori rispetto alle aziende private potenzialmente concorrenti, operano, senza dover competere, nei rispettivi mercati protetti. Altro che libero mercato!

(In realtà il libero mercato c’è, ma solo per grandi aziende, multinazionali e banche. Per loro: sempre più deregulation!).

Stiamo quindi vedendo che la classe digerente, che noi paghiamo per risolvere i nostri problemi e dare un progetto al sistema Italia, al contrario i problemi (vedasi per esempio inutili adempimenti burocratici) ce li crea, e sceglie regolarmente strade che danneggiano la collettività.

Per esempio pochi di voi immaginano quanti vincoli e oneri burocratici ci siano per poter installare piccoli impianti fotovoltaici in casa, tanto da renderne sconveniente l’implementazione (https://www.facebook.com/fotovoltaicoaspina.massimoberti).

Cito dalla normativa di ENEL “… qualunque connessione anche saltuaria, ancorché inferiore a 1 kW, per essere collegata alla rete di distribuzione, deve formalizzare una normale richiesta di connessione e rispettare tutti gli adempimenti previsti...”

Questi continui ostacoli  al decentramento energetico seguono d’altra parte una logica:

se io mi posso autoprodurre l’energia, posso poi pensare di farlo anche ad esempio con l’alimentazione, e magari insieme ai miei vicini. E così comincio a prendere il controllo di alcune decisioni fondamentali. Non ho più bisogno di acquistare energia, e non dipendo da altri. 

decentramento energetico

decentramento energetico

E questi sono tutti aspetti pericolosi per un sistema che ha bisogno che i cittadini (sudditi) siano dipendenti, e omologati.  Infatti il mercato globale non può rispettare le diversità: necessita di masse sterminate di consumatori che abbiano tutti bisogno degli stessi prodotti, e che ovviamente non se li producano da soli.

E non possono quindi lasciare ai cittadini il controllo della produzione energetica, perché questo fa riacquistare consapevolezza, forza e indipendenza.

E pensare che da un punto di vista tecnico diventare autoproduttori non sarebbe ormai complicato: nel paese del sole ognuno potrebbe autoprodurre senza grandi sforzi economici e tecnici la maggior parte dell’energia elettrica e termica necessaria.

Non solo! Le tecnologie sono anche mature per trasformare la rete elettrica da “passiva”, in cui il flusso di corrente scorre dal luogo di produzione a quello di consumo, ad “attiva” e “intelligente” (Smart grid) –  capace di gestire un numero variabile di flussi elettrici che viaggiano in maniera bidirezionale e discontinua. 

Rispetto alle reti elettriche tradizionali le Smart Grid sfruttano i vantaggi offerti dall’era digitale, utilizzando un principio di funzionamento che assomiglia molto alla rete internet.

E infatti “casualmente” la nostra classe digerente ostacola in tutti i modi anche la disponibilità di banda larga per tutti. Dà infatti fastidio anche un popolo troppo informato, oltre che un popolo che si autoproduce l’energia.

E con le smart grid vengono meno le tesi dei detrattori delle energie rinnovabili e della generazione distribuita, che utilizzano l’argomento dell’incapacità della rete di gestire un sistema complesso di flussi elettrici, provenienti da diverse fonti rinnovabili e funzionanti in modo discontinuo.

Anche le previsioni del tempo ormai sono sufficientemente affidabili, per programmare con una certa sicurezza le forniture di energia da rinnovabili.

Ah, la trasformazione della rete elettrica in una “internet energetica” creerebbe ovviamente ulteriore occupazione di tecnici, operai e professionalità varie!

Ad ogni modo, nonostante il boicottaggio di quelli che paghiamo per aiutarci, prima o poi arriveremo alla condivisione del sistema di produzione e di distribuzione (cosa che peraltro aumenterà la competitività del Paese), se non altro perché tutti i paesi vicini lo faranno.

Arriveremo a un maggiore accesso, controllo e gestione della rete da parte della popolazione, sperando magari nella reale applicazione del D.L. che recepisce la 2012/27/UE (che abbiamo visto nello scorso post). Anche perché sarebbe ora di finirla di recepire le direttive europee e poi fregarsene altamente.

Ora sappiamo che il decentramento energetico fa parte del nostro futuro.

luigi plos