Come iniziò tutto.

 

Come iniziò tutto - fra le gallerie etrusche di Formello - foto di L. Graziani

Come iniziò tutto – fra le gallerie etrusche di Formello – foto di L. Graziani

Nel corso di questi anni mi hanno sovente chiesto come sia iniziata questa passione per l’avventura a chilometro zero.

E ho così posto la domanda a me stesso “Luigi; maaa… come iniziò tutto?”

Ripercorrendo la mia vita, ho rivissuto alcuni episodi chiave.

Il primo episodio fu l’incontro con un extracomunitario (lo era nei primi anni ’70) mooolto particolare, che sarebbe morto poco dopo averlo conosciuto.

Si trattava, come narro quando videopresento le guide ai luoghi segreti, del re di Svezia Gustavo VI, valente archeologo, che finanziava alcuni scavi in Etruria, e che incontrai a Roma per il tramite dei miei genitori.

Il fatto di essere venuto a conoscenza, a sei anni, che un re veniva da un paese lontano in cerca di luoghi misteriosi vicino a dove abitavo, svegliò in me il desiderio di avventura, presto sopito dal fatto che nei primi anni ’70 non c’era possibilità alcuna di esprimere questa passione.

Contemporaneamente fui preso dalla passione per la Scandinavia, che avrei visitato a più riprese con l’Interrail verso i vent’anni.

A questo proposito i mass media ci dicono che l’unione europea è indispensabile, se un giovane vuole visitare i paesi europei.

Come iniziò tutto - fosso della Torraccia - Formello

Come iniziò tutto – fosso della Torraccia – Formello

Mmhhh… trent’anni fa con l’equivalente di circa 130 euro potevamo viaggiare in treno, illimitatamente, per un mese, in lungo e in largo per l’Europa.

E probabilmente lo facevamo con maggior soddisfazione, poiché visitavamo paesi realmente diversi l’uno dall’altro, non ancora omologati culturalmente come sono oggi.

E questo senza contare il fatto che siamo passati dalla (mia) generazione Interrail, alla generazione Erasmus, alla generazione voucher e lavori miseri e precari (per i giovani e non solo) .

Il secondo episodio furono gli anni passati negli scout: avventura, spesso, allo stato puro.

Come iniziò tutto - la cascata del canyon dell'Acqua Rossa - fra Roma e S. Gregorio di Sassola

Come iniziò tutto – la cascata del canyon dell’Acqua Rossa – fra Roma e S. Gregorio di Sassola

Il terzo fu l’avvicinamento, fin da adolescente, all’alta montagna.

In realtà l’avventura, in montagna, è stata sui generis.

Dovevamo infatti, per motivi di sicurezza e di logistica, studiare gli itinerari prima dell’escursione e dovevamo conoscere le nostre mete.

Quindi l’avventura non era tanto nello scoprire luoghi nuovi, ma nella scoprire ciò che stava dentro le nostre teste.

In montagna ho infatti scoperto, e stressato, i miei limiti, ho imparato a reagire in modo veloce a situazioni di pericolo, a spingere anche in condizioni di fatica estrema per raggiungere la vetta o per ritirarmi velocemente sotto i fulmini, ad ascoltare l’istinto e lasciar perdere se non mi sentivo pronto, anche se le condizioni climatiche e/o della neve erano buone.

A ventisei anni, lontano dall’alta montagna, scoprii la avventura con la A maiuscola: è ìl quarto episodio.

come iniziò tutto - nella galleria vegetale della forra del Crèmeracome iniziò tutto - nella galleria vegetale della forra del Crèmera

come iniziò tutto – nella galleria vegetale della forra del Crèmera

Era l’estate del 1991 e, un dì, convinsi gli amici, con i quali soggiornavo presso S. Teresa di Gallura, ad andare a Tiscali, un villaggio nuragico, allora sconosciuto, celato all’interno di una grotta gigantesca dal tetto parzialmente crollato, nella zona più selvaggia d’Italia, il Supramonte, alcuni anni prima che questo sito desse il nome alla compagnia telefonica.

Camminavamo da ore, basandoci sulle scarne indicazioni dateci da un pastore, e non riuscivamo a individuare la traccia giusta.

Alla fatica si era aggiunto il fatto che, a un certo punto, ci eravamo imbattuti in alcuni escursionisti che tornavano indietro sconsolati, non avendo trovato il modo di raggiungere Tiscali.

E anche i miei amici, davanti alla mestizia di questi escursionisti, e sufficientemente annichiliti dal caldo, volevano tornare indietro.

Io insistetti per continuare (e ammetto che questa mia testardaggine mi ha fatto rischiare più volte la vita in montagna).

Andammo così avanti fra i mugugni finché, a un certo punto, intuii che uno stretto passaggio fra le rocce poteva portarci verso Tiscali.

La mia tenacia fu ricompensata: dopo poco eravamo davanti all’ingresso della fantastica grotta.

Mai mi ero sentito prima così “Indiana Jones”!

E mai avrei immaginato, a quel tempo, che un giorno avrei trovato l’avventura con la A maiuscola dietro casa.

Cosa che ci porta al quinto episodio e all’avventura a chilometro zero.

Nel 2001 ci trasferimmo, per un anno, con nostra figlia di pochi mesi, nella casa dei genitori di mia moglie, situata sull’orlo della caldera che si stende sotto il monte Razzano (Campagnano), fra le colline che si dipanano tra Formello e Campagnano, sul limitare del parco di Veio.

Era l’interludio fra un appartamento più piccolo, venduto, e uno più grande da comprare e dove andare a vivere.

Tiscali - www.Kalariseventi.com - come iniziò tutto

Tiscali – www.Kalariseventi.com – come iniziò tutto

Negli anni precedenti avevo sempre trascurato escursioni semplici come quelle nel parco di Veio, visto che l’indole alpina mi indirizzava verso altre mete.

Ma una fresca mattina di settembre successe qualcosa di particolare.

Affacciandomi dalla panoramica finestra della camera da letto, vidi la foschia salire dal fondo della caldera.

Essendo settembre, non aveva ragione di essere.

Così pensai che all’origine della foschia doveva esserci qualcosa di particolare.

Poco dopo mi trovavo dove terminava la strada che portava in direzione del centro della caldera, che mai avevo percorso fino ad allora non essendocene motivo, e cominciai a scendere lungo una traccia nel bosco, che digradava ripida e sdrucciolevole.

In pochi minuti mi trovai in un ambiente fantastico: sul fondo della caldera, celato dalla vegetazione, scorreva il Crèmera, che in quel punto, verso valle, entrava nella cupa forra rocciosa dominata dal santuario della Madonna del Sorbo.

Cominiciai a percorrere il fiume verso monte ed entrai in un mondo magico, fatto di rapide e cascatelle, di totale copertura arborea e di pareti scoscese, finché giunsi a un restringimento.

Il fiume, in quel punto, entrava in una stretta rocciosa completamente ricoperta di muschio, una sorta di galleria vegetale (la foto in alto a sinistra rende a malapena la bellezza del luogo) e, poche centinaia di metri dopo, la forra si interrompeva bruscamente con una cascata, che si incuneava fra le rocce (essendo settembre, aveva un filo d’acqua, ma, tornatoci dopo due mesi, scrosciava in modo superbo, come nella foto in basso).

Fu una folgorazione.

Da quel giorno cominciai a perlustrare la forra del Crèmera, rigorosamente fuori sentiero, utilizzando la testa non per muovermi in condizioni estreme come in alta montagna, ma per individuare luoghi di cui non avevo descrizioni di sorta e della cui esistenza non ero talvolta neanche sicuro, riacquistando i riflessi di una memoria antica per raggiungere siti nascosti e vedere per la prima volta com’erano fatti.

Come fu per la cascata dell’Inferno, che quando mi si parò davanti, mi lasciò sbalordito, visto che, diciassette anni fa, non esistevano foto che la ritraessero, né era noto come raggiungerla.

Insomma, cominciai a perlustrare il mio territorio a cerchi concentrici sempre più ampi, e non avrei più smesso.

E feci mio il detto di Proust: “L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi”.

Foto di copertina: un’AVVENTURA vicino Roma: il canyon dell’Acqua Rossa.

 

 

come iniziò tutto: la cascata che chiude la forra del Crèmera.

come iniziò tutto: la cascata che chiude la forra del Crèmera.

 

 

 

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