Belmonte nel parco di Veio

Belmonte nel Parco di Veio

i ruderi dell’incastellamento di Belmonte

Luogo segreto a due passi da Roma numero 37.   

Anzi: luoghi segreti. Visto che in un unico post vedremo siti praticamente sconosciuti e strepitosi.

E precisamente:

la moletta di Mezzo, il fosso di Sant’Antonino e l’insediamento di Belmonte nel parco di Veio.

Belmonte nel Parco di Veio

Belmonte nel Parco di Veio

Per inciso è la quarta volta (e l’ennesima volta nel parco di Veio)  che torniamo nel territorio di Castelnuovo di Porto. Infatti già vedemmo – non distante da dove siamo ora – le Pestarole di Costa FrigidaMola Paradisi e Mola di Sopra e il fosso dell’Acqua Forte.

Sempre per inciso le Pestarole di Costa Frigida e le varie Mole descritte in questi post furono edificate, per servire l’insediamento di Belmonte.

Belmonte nel parco di Veio 1

Belmonte nel parco di Veio 1

Belmonte è un incastellamento ricco di fascino. Con la classica torre, alcune grotte altomedievali ed una serie di cunicoli idraulici (vedere post sul fosso dell’Acqua Forte) di epoca sembra preromana.

Situato su una rupe alla confluenza di due fossi, al termine di uno stretto ed allungato altipiano con formazioni rocciose singolari, e con strani passaggi fra le rocce.

Se uniamo poi le splendide cascate sottostanti, l’ambiente selvaggio, le prime case di Castelnuovo di Porto in lontananza, ci troviamo, come spesso accade nei pressi di Roma, ad avere a che fare con una serie di “oggetti” eterogenei e disambientati, pur stando appunto geograficamente vicini. E questo dà al quadro una prospettiva straniante. Un leitmotiv di molti dei luoghi segreti vicino a Roma descritti in questa rubrica.

Un altro leitmotiv è il fatto che praticamente in tutto il territorio intorno alla Capitale, la frequentazione ininterrotta nel tempo da parte degli uomini risale a epoche remotissime.

Belmonte nel parco di Veio 2

Belmonte nel parco di Veio 2

Belmonte nel Parco di Veio 3

Belmonte nel Parco di Veio 3

E che la densità abitativa in questi territori – specie nel Medioevo – è stata assai spesso maggiore di quanto sia adesso.

A questo proposito mi ha sempre incuriosito il fatto che la malaria – in particolare nel Medioevo – non tenesse lontana la popolazione da queste e da altre zone.

Non essendo uno storico, e non avendo trovato risposte convincenti, mi sono divertito a cercare varie possibili soluzioni a questo quesito:

  • forse nel medioevo, per via di un clima più secco, la diffusione della zanzara anofele non era così diffusa come sarebbe avvenuto dal 1500 alla fine del 1800 (finché con il chinino e le bonifiche il fenomeno fu debellato)
  • forse nel medioevo erano ancora in funzione le opere di bonifica fatte dagli Etruschi, dai Falisci e dai Romani
  • forse dalla fine del Medioevo (dall’inizio del 1500), con l’inizio dei commerci con altri continenti, arrivarono specie di insetti con parassiti più aggressivi
  • forse i periodici avvallamenti sulla costa causati dalle correnti e dai fiumi, hanno impedito ai corsi d’acqua di fluire liberamente nel mare, creando ambienti paludosi
  • e più probabilmente l’arrivo/aumento della malaria fu dovuto a un mix dei quattro fattori sopra citati.

Fatto sta che, lo ripetiamo, la densità abitativa nei dintorni di Roma era generalmente ben più alta di oggi.

Belmonte nel parco di Veio 4

Belmonte nel parco di Veio 4

E lo si può vedere per esempio, oltre che dal numero infinito di ruderi di origine medievale nei dintorni di Roma, dalla quantità di mulini nella valle sotto Belmonte: addirittura tre in meno di 2.000 metri lungo il fosso di Sant’Antonino.

le formazioni rocciose che precedono Belmonte nel parco di Veio

le formazioni rocciose che precedono Belmonte

Più che un fosso, il fosso di Sant’Antonino, è un fiume vero e proprio, ricchissimo di acqua perenne, nonostante

la sorgente sia a quota bassa,

il bacino idrografico sia limitato

e la piovosità sia – durante l’anno – mediamente non elevata; perlomeno se comparata ad altre zone.

Non per niente il suo corso è stato appunto disseminato nei secoli di mulini e di opere idrauliche.

Abbiamo, dicevamo, già visto  in uno scorso post due di questi mulini: Mola Paradisi e Mola di Sopra – incantevoli.

Il terzo, la Moletta di Mezzo, è a mio parere perfino più bello degli altri due, come potete vedere dalle foto, con le strutture totalmente fuse con il fiume, e con la seconda cascata che esce da un foro.

La moletta di Mezzo a Belmonte nel parco di Veio

Mulino che serviva l’insediamento di Belmonte

Moletta di Mezzo presso Belmonte

Moletta di Mezzo presso Belmonte

E il tutto in ambiente naturale incontaminato, che non sembra affatto di stare a 14 KM da Grande Raccordo Anulare.

Ambiente attraversato appunto dal fantastico fosso di Sant’Antonino, che già vedemmo, allorché scoprimmo il fosso dell’Acqua Forte.

Anche per questi luoghi segreti situati in questa parte del parco di Veio la raccomandazione è la solita: arrivarci con il treno Roma-Civita Castellana-Viterbo.

Magari nei giorni feriali – data la maggiore frequenza dei treni.

Per quanto, partire in una delle fredde e inizialmente brumose domeniche d’inverno da Piazzale Flaminio con il treno delle 7, o delle 8.30, o delle 9.30, percorrere l’ardita galleria che sottopassa la collina dei Parioli fino a sbucare all’Acqua Acetosa, e passare in pochi minuti dalla città alle splendide vedute della Campagna Romana, ha un fascino non comune.

le selvagge gole intorno a belmonte

le selvagge gole intorno a belmonte

particolare dell'incastellamento

particolare dell’incastellamento

Per giungere – dalla stazione di Castelnuovo di Porto –  in modo ecologico e antico all’insediamento di Belmonte nel Parco di Veio.

 

 

 

 

 

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